Cultura
Arte, ideologia e umanesimo politico: una collezione come specchio del presente
Una collezione privata attraversa il Novecento italiano tra pittura, impegno politico e pensiero umanista, riattivando oggi un dialogo critico sul presente e sul futuro Carlo Levi, Ritorno dai campi, litografia, cm 50x70. A ridosso delle festività natalizie Roma ospita un'esposizione che unisce valore storico, forza critica e una possibilità concreta spesso dimenticata: quella di avvicinarsi all’arte non solo come spettatori, ma anche come interlocutori diretti.
Venerdì 19 e sabato 20 dicembre, negli spazi di Studio Campo Boario, prende forma Lenin in Campo Boario - Materiali d’arte e di guerriglia, mostra della collezione Umberto Fantina / Antonio Del Guercio. E' un progetto che va ben oltre la semplice presentazione di una collezione, è un dispositivo culturale che supera la dimensione puramente espositiva: è un attraversamento del secondo novecento italiano!
E' occasione di riflessione su un’eredità culturale e politica che continua a interrogare il nostro tempo. La collezione, raccolta nel corso degli anni dal collezionista, scenografo e attore Umberto Fantina, e arricchita dal contributo del critico e storico dell’arte Antonio Del Guercio, riunisce lavori di alcuni dei maggiori protagonisti delle arti figurative italiane del secondo Novecento:
Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, Carlo Levi, Emilio Vedova, Franco Angeli, Gianni Novak, insieme a opere di Fernando De Filippi e Giangiacomo Spadari. La mostra si articola in due sezioni complementari.
Nella sala centrale, una selezione di dipinti è allestita secondo l’impostazione dell’antica quadreria seicentesca, riletta in chiave contemporanea: un dispositivo che invita a un confronto diretto e ravvicinato con le opere, restituendo alla pittura una presenza quasi domestica, vissuta, lontana dalla neutralità museale. Nella sala adiacente, una ricca raccolta grafica, un corpus di disegni, acqueforti, litografie e manifesti, racconta il lato più intimo e processuale della ricerca artistica, spesso accompagnata da firme, dediche e annotazioni autografe che testimoniano relazioni, affinità elettive e prese di posizione.
Emilio Vedova, Pablo Neruda, serigrafia, cm70x50, 1973 Pur nella marcata eterogeneità linguistica, molte delle opere esposte condividono una tensione ideologica e politica che rimanda alla vivace temperie culturale dell’Italia degli anni Sessanta e Settanta. Fu una stagione segnata da profonde contraddizioni, ma anche da un’intensa fiducia nella possibilità dell’arte di intervenire nel reale.
In quegli anni, critici, artisti e intellettuali di sinistra individuarono nella pittura uno strumento privilegiato di conoscenza e di lotta, capace di interpretare una società inquieta e in rapido mutamento. In questo percorso, il ruolo di Antonio Del Guercio fu determinante: studioso di fama internazionale, profondo conoscitore dell’Ottocento francese, sostenne una ricerca figurativa che seppe ampliare i propri confini formali senza rinunciare a una forte responsabilità storica.
Renato Guttuso, Le rose e i Pugni, 1960 ca. litografia a due colori, cm 50x70 Emblematica, in questo senso, è la presenza in mostra della celebre opera Lenin di Fernando De Filippi del 1971. Qui l’immagine del leader rivoluzionario non è ridotta a icona ideologica, ma si carica di un valore simbolico più ampio, legato a una lettura del marxismo come pensiero profondamente umanista.
Un marxismo che poneva al centro l’essere umano, il lavoro, la dignità, e che cercava nell’arte un alleato per comprendere e trasformare il mondo. È proprio questa dimensione umanistica, lontana da ogni rigidità dogmatica, a rendere oggi quell’eredità sorprendentemente attuale.
In un presente dominato dal turbo-capitalismo, dalla devastazione climatica e da un progressivo impoverimento dei rapporti sociali, umani, nazionali e internazionali, le opere esposte a Studio Campo Boario sembrano riattivare domande che non hanno perso forza: quale ruolo può avere l’arte di fronte alle disuguaglianze crescenti? È ancora possibile immaginare forme di resistenza culturale che non si limitino alla denuncia, ma producano senso, visione, consapevolezza?
In questo quadro, un elemento tutt’altro che secondario merita di essere sottolineato: le opere in mostra sono tutte disponibili per la vendita. Un aspetto che apre una riflessione ulteriore sul rapporto tra arte, valore e consumo.
A ridosso delle festività natalizie, la mostra offre l’occasione di pensare a un regalo diverso, non effimero, capace di durare nel tempo e di accompagnare chi lo possiede con una storia, un pensiero, una presa di posizione. Forse vale la pena entrare, guardare, chiedere: i prezzi potrebbero essere meno lontani di quanto si immagini.
E forse acquistare un’opera d’arte, un disegno, una grafica, un dipinto, può rivelarsi un gesto più significativo che scegliere l’ennesimo cappotto o l’ennesima borsa di lusso. Comprare arte, in questo caso, non significa soltanto investire in un oggetto, ma prendere parte a una tradizione culturale, sostenere una memoria viva, scegliere consapevolmente di circondarsi di immagini che continuano a parlare, a interrogare, a resistere.
La mostra, curata da Pamina D’Alessandris con la collaborazione di Alberto D’Amico_Studio Campo Boario e presentata da Massimiliano Padovan Di Benedetto – Kou Gallery, si propone così non solo come spazio espositivo, ma come luogo di incontro tra passato e presente, tra visione critica e possibilità concreta. Una mostra da visitare, da vivere, e magari anche da portare con sé, oltre le pareti, dentro la propria quotidianità.
Informazioni Cosa: Lenin in Campo Boario.
Materiali d’arte e di guerriglia Collezione: Umberto Fantina / Antonio Del Guercio Quando:
Venerdì 19 dicembre 2025, ore 17:00 – 20:00 Sabato 20 dicembre 2025, ore 10:00 – 13:00 Dove: Studio Campo Boario Via Campo Boario 4/A, Roma Locandina The post Arte, ideologia e umanesimo politico: una collezione come specchio del presente appeared first on ReWriters.