Politica
Io speriamo che me la Davos
Sembra impossibile, ma non tutto ciò che ruota intorno all’ultimo World Economic Forum, il più tempestoso e il più mediatico degli ultimi anni, ha avuto adeguato risalto sui mezzi d’informazione. Ecco alcune notizie che potrebbero esservi sfuggite.
Trump agli europei: “Restituitemi il piano Marshall” L’atteggiamento più morbido verso l’Ue è durato lo spazio di poche ore: già sull’aereo che lo riportava da Davos a Washington, il presidente Usa ha riattaccato con le recriminazioni antieuropee.
“Ho saputo che nel 1945 abbiamo regalato all’Europa un PIANO MARSHALL da 1,5 MILIARDI DI DOLLARI!!!” ha scritto in un post sul suo social Truth. “Con uno strumento del genere, a quest’ora questi parassiti dovrebbero essere tutti VIRTUOSI DELLA TASTIERA, invece di INTRALCIARE la mia politica estera.
Visto che di quel piano non se ne sono fatti niente, lo RIVOGLIO INDIETRO. Dev’essere ENORME.
Starà benissimo nella nuova BALLROOM della Casa Bianca!!!.” La convinzione che Marshall sia una marca di pianoforti, come Steinway o Petrof, ha sconcertato tutti i leader Ue, tranne Giorgia Meloni: “Ha ragione il presidente Trump, come sempre.
Anzi, ora che mi ricordo, alla sezione Msi di Colle Oppio suonavamo Allarmi siam fascisti su un vecchio piano Marshall a mezzacoda”. Melania:
“Don, ma non ero io il tuo ‘bellissimo pezzo di ghiaccio’?” L’affaire Groenlandia mette zizzania nella First Couple. Secondo i pettegoli, Melania Trump sarebbe andata su tutte le furie per un passaggio del discorso del coniuge al forum svizzero, in cui esprimeva la sua brama per l’isola artica chiamandola “un bellissimo pezzo di ghiaccio”.
“Un epiteto che riservava a me, quando mi amava,” si è sfogata l’ex modella. “Credevo che volesse conquistarmi proprio perché ero fredda, poco accogliente e noiosissima.
Solo ora capisco di essere sempre stata solo un surrogato del suo vero interesse, la fottuta Groenlandia.” Un intimo della coppia spiega così l’infatuazione di Donald per l’ex colonia danese: “Dai e dai, lassù il ghiaccio sta cominciando a sciogliersi.
Melania invece è ancora più gelida che vent’anni fa.” L’Italia lancia un corso di laurea in Zerbino “Alle nuove esigenze della politica, l’università italiana risponde ‘welcome'”. Così il ministro dell’Istruzione Anna Maria Bernini ha presentato, in un apposito panel a Davos, il corso di International Doormat Studies, che formerà figure sempre più richieste in ogni ambito, in Italia e all’estero: gli zerbini.
Accettare senza discutere il volere dei potenti e gridare al miracolo per ogni loro cazzata sono le uniche competenze indispensabili per arrivare in alto, come dimostrano le invidiabili posizioni dei dirigenti di Fratelli d’Italia o degli scagnozzi di Trump, gente che non sa contare fino a venti senza togliersi le scarpe. “Il mondo è cambiato,” ha osservato Bernini, “ai tempi di Berlusconi essere zerbino era solo una specializzazione, oggi è un titolo che da solo apre qualunque carriera.” I giovani ambiziosi non dovranno più riempirsi il cervello di nozioni inutili e saperi che rischiano di istillare dubbi sulle decisioni del capo: con una triennale in International Doormat Studies, possibilmente seguita da una magistrale in Scodinzolio, Panegirico o Genuflessione, potranno subito puntare ai vertici.
In primavera sono previsti i primi test d’ingresso, che consisteranno nell’entrare nell’aula della prova appiattendosi e strisciando sotto la porta chiusa. Isola di Sant’Elena già pronta per Macron Il presidente francese, che a Davos si è confermato la voce europea più critica contro il bullismo trumpiano, potrebbe presto essere costretto a lasciare l’Eliseo per una residenza più remota e scomoda.
Ma non meno suggestiva: si tratterebbe infatti di Sant’Elena, l’isola dell’Atlantico meridionale dove fu esiliato Napoleone Bonaparte, dopo la catastrofe di Waterloo. Da qualche giorno sono in corso lavori a Longwood House, la modesta casa dove visse recluso l’ex imperatore dei francesi dal 1815 al 1821.
Stranamente, non si tratta di ammodernamenti, anzi, sembra che si vogliano eliminare anche i pochi agi offerti a Napoleone. È qui che Donald Trump intende relegare in un prossimo futuro l’unico leader che ha osato sfidarlo?
I muratori impegnati a Longwood House non si sbottonano: “Certo, qualcuno deve odiarti parecchio per mandarti in questa topaia in capo al mondo.” Mentre dalla Casa Bianca non arrivano conferme né smentite, si fa strada un’altra spiegazione: a voler spedire appena possibile Macron a Sant’Elena sarebbe l’80 per cento dei francesi.
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