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Storia

«Solo la conoscenza che proviene dall'interno è vera conoscenza»

Venerdì 28 novembre 2025 ore 06:00 Fonte: Storica National Geographic
«Solo la conoscenza che proviene dall'interno è vera conoscenza»
Storica National Geographic

La frase che adornava il tempio di Apollo a Delfi «γνῶθι σεαυτόν» (gnōthi seautón, che significa «conosci te stesso») era per Socrate molto più di un motto religioso: era il principio fondamentale su cui aveva costruito tutta la sua filosofia. Secondo il filosofo ateniese, conoscere sé stessi, lungi dall'essere un semplice atto d'introspezione superficiale, era una via verso la verità più profonda: «Solo la conoscenza che viene dall'interno è la vera conoscenza».

Questa, pur non essendo una frase detta da lui stesso, poiché non è rimasta alcuna traccia scritta della sua filosofia, è stata storicamente interpretata come esempio del suo pensiero. A differenza dei sofisti come Protagora, Gorgia o Ipias, che facevano pagare per i loro servizi e affermavano di sapere tutto, Socrate si definiva ignorante.

Ma non per falsa modestia, o perché pensava di non sapere nulla in sostanza, bensì perché capiva che la saggezza iniziava con il riconoscimento della propria ignoranza e che a partire da questo punto l'individuo era consapevole dei propri limiti all'interno dell'enormità che rappresenta la conoscenza in sé. Questa umiltà intellettuale avrebbe caratterizzato anche le idee di Platone, come eccellente seguace del filosofo Socrate.

La teoria dell'anamnesi L'epistemologia socratica si basa sull'idea che l'anima umana possiede già la conoscenza, ma l'ha dimenticata. Nel dialogo «Menone» (in cui Platone esplora la natura della virtù con una discussione tra Menone e Socrate), per esempio, Socrate dimostra questa tesi interrogando uno schiavo analfabeta fino a quando questi riesce a dedurre da solo un teorema geometrico.

Come ha potuto una persona senza istruzione scoprire una verità matematica come questa? Perché, secondo Socrate, la conoscenza era assopita nella sua anima.

Secondo questo concetto, noto come anamnesis (ricordo), imparare non significa acquisire qualcosa di nuovo, ma ricordare ciò che già abita in noi. Questa idea sfida la nozione tradizionale di apprendimento come accumulo esterno: il maestro non trasmette verità, ma le fa emergere nell'allievo attraverso il dialogo.

Socrate paragonava il suo lavoro filosofico a quello di sua madre, che era ostetrica. Proprio come l'ostetrica aiuta a dare alla luce, lui aiutava a «partorire» idee attraverso la maieutica, un metodo basato su domande il cui obiettivo è smontare le false credenze e, lungo il percorso, arrivare alla conoscenza interiore.

Saggezza e introspezione: l'anima come fonte di verità Secondo Platone, Socrate non correggeva né faceva prediche, ma interrogava con umiltà, lasciando che i suoi interlocutori affrontassero le proprie contraddizioni, cercando di allontanare l'imposizione d'idee o risposte e provocando una reazione interiore attraverso la presa di coscienza delle proprie verità. In questo modo, l'intelligenza non era misurata dalla rapidità mentale o dalla quantità di dati memorizzati.

Il saggio non è colui che accumula, ma colui che comprende. E comprendere richiede guardare dentro di sé.

Sapere di non sapere è il primo passo verso la vera conoscenza. Ecco perché, invece d'insegnare verità assolute, questo filosofo classico si dedicò a esaminare la sua vita e quella degli altri, rivedendo costantemente credenze, valori e azioni.

È una forma d'intelligenza morale che si coltiva con l'esperienza e la riflessione continua, come chi impara a nuotare o a suonare uno strumento. Grazie a questo modo di camminare verso la saggezza, è un obiettivo raggiungibile da tutti, anche se lo facciamo in modo imperfetto.

La virtù non è un dono riservato a pochi illuminati come pensavano i sofisti, ma un'abilità che tutti possiamo sviluppare attraverso la ragione, l'introspezione e la pratica deliberata del bene. Un'eredità ancora vivace Socrate ci ricorda che l'intelligenza non è velocità mentale, né ripetizione di dati, né accumulo di titoli accademici, ma la capacità di porsi delle domande, essendo consapevoli in ogni momento che la saggezza non si insegna, ma si risveglia.

A più di 2.400 anni dalla sua morte (causata da un suicidio forzato con la cicuta all'età di circa 71 anni), la sua voce e la sua antica saggezza sembrano più necessarie che mai.

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