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Non sarà Alberto Sordi, ma sul cammino di Santiago Zalone sbanca il botteghino

Domenica 28 dicembre 2025 ore 16:02 Fonte: Strisciarossa
Non sarà Alberto Sordi, ma sul cammino di Santiago Zalone sbanca il botteghino
Strisciarossa

Graffiare su tutto ciò che nell’attualità fa discutere. Questa è l’eterna missione della commedia italiana.

Certo, non tutti ci riescono e soprattutto non tutti i comici e i registi che ci provano mettono d’accordo il pubblico. Anche Zalone lo ha fatto, con risultati altalenanti nel corso del tempo.

E continua a farlo. Stavolta ci sono tanti ingredienti per un Checco un po’ vecchia maniera, ma allo stesso tempo diverso.

Non più Valsecchi produttore, che in questi giorni si è tolto qualche sassolino dalla scarpa a proposito di Tolo Tolo (“voleva il riconoscimento della sinistra e mi è costato 24 milioni”). Allo stesso tempo alla regia è tornato Gennaro Nunziante.

E, in pieno stile Adriano Celentano, abbiamo sia lui che Checco al montaggio. Anche se cinquant’anni fa montare un 35mm in moviola era sicuramente più facile!

La storia è quella di Zalone, miliardario parassita che non lavora. Ci pensa ancora il padre, nonostante una paresi facciale che gli ha tolto la parola.

La figlia Cristal, ancora minorenne, intanto si è stancata della vita fatua e materiale del papà, che ovviamente le dà tutti i soldi che vuole. Parte quindi per il Cammino di Santiago di Compostela, falsificando i documenti per risultare diciottenne.

Il padre la segue, ricoprendosi di ridicolo: attraversa il sentiero a bordo della sua Ferrari, perde il parrucchino biondo col quale nasconde la bella pelata e disprezza tutti gli altri pellegrini, all’insegna di un conformismo apparentemente scontato nei benestanti, ma onnipresente anche tra certi giovani e nei meno abbienti. E nel sempre più vano tentativo di convincere la figlia a tornare a casa conosce Alma, con la quale stringe un discreto legame.

Amore platonico, a quanto pare. Nel frattempo, inizia a capire alcune delle sue meschinità e inizia ad apprezzare la dimensione spirituale del cammino.

Ma un problemino di salute incombe. Sarà la buona occasione per riavvicinare ancora di più padre e figlia.

Un dettaglio della locandina del film Re del botteghino Con Buen camino, l’attore e musicista barese si conferma ancora una volta re incontrastato del botteghino ma ancora una volta ci troviamo di fronte a un prodotto modesto. Grazie al ritorno di Nunziante dietro la mdp, Checco sembra tornato a quella comicità “pura” e anche un po’ sguaiata degli esordi, non rinunciando a qualche sortita volgare, eccessiva ma voluta.

Sembra scomparso, fortunatamente, il sottile sottofondo reazionario di Sole a catinelle e Quo vado?, ma si è persa anche la sagace ironia sociale di Tolo Tolo. Le battute che più hanno scandalizzato (avrete già letto in questi giorni) sono quelle su ebrei e Gaza.

C’è una guerra mediatica a tal proposito (oltre che quella vera, sanguinosa) ed era inevitabile l’indignazione anche con un film comico. Ma Zalone lo fa apposta.

E se ci indigniamo così tanto, vuol dire che funziona. Se la prima battuta è, tutto sommato, gratuita e anche un po’ demenziale (“che bella questa camerata, sembra di stare in un film… Schindler’s list… oh, dal bagno non esce il gas!”) la seconda è un po’ più intelligente (“questo è l’unico palestinese che ha occupato un territorio… Gaza mia! [casa mia]”).

Ma siamo sempre nel terreno della provocazione grossolana, costruita a tavolino. Non in quello della protesta indignata e liberatoria.

Come italiano tragicomicamente in vacanza all’estero il comico pugliese non sarà mai Sordi, perché la penna di Luca Medici sceneggiatore al servizio di Checco Zalone attore non è all’altezza di quel genio della meschinità italiota che era Rodolfo Sonego al servizio di Albertone. Il modello di riferimento è quello, anche involontariamente.

Il meglio sta comunque nella mimica facciale di Zalone, come quando resta intontito per svariati secondi quando sorprende in flagrante sua figlia Cristal in un momento lesbo, oppure pochi istanti dopo, quando si tranquillizza nel vederla da lontano in compagnia di un maschio e restare allibito nuovamente nell’accorgersi che si tratta di un asiatico (“ma è roba cinese, non è buona!”). E la trovata della prostata malandata, che ritorna come leit motiv (“Prostata enflamada”) del videoclip che accompagna i titoli di coda è irresistibile.

Ma se le singole situazioni comiche e paradossali in sé per sé sembrano sorreggere il film, la conclusione della commedia tuttavia, per quanto lieta, appare un po’ troppo rassicurante, per non dire bonaria. Segno che i tempi stanno cambiando e che anche Zalone e Nunziante hanno temuto che una storia troppo amara a fine corsa avrebbe potuto scontentare il pubblico.

D’altronde uscire dalla sala con una vaga ebbrezza di distrazione è in linea con le aspirazioni dei nostri connazionali durante il sollazzo natalizio. Sincera menzione d’onore per la giovanissima Letizia Arnò, genuina e non imberbe.

D’altronde non è esordiente, avendo già lavorato in Don Matteo e con Nanni Moretti. E soprattutto per Beatriz Arjona, che gli spettatori più attenti avranno già visto in Dieci capodanni di Sorogoyen.

Come Penelope Cruz 2.0 ci sembra perfetta. Elegante e mai volgare.

Il ruolo era stato pensato proprio per Penelope, ha dichiarato scherzando Beatriz. Ma chissà se in realtà era vero!

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