Politica
Il caso Hannoun e il garantismo a intermittenza della destra italiana
I garantisti di Fratelli d’Italia e della Lega funzionano come certe luci festive da terrazzino: a intermittenza. Gli stessi che sono lesti a equiparare tutti i manifestanti pro-Pal a fiancheggiatori del terrorismo islamista, soprattutto dopo l’arresto del giordano-palestinese Mohammad Hannoun – presidente dell’associazione palestinesi d’Italia e presunto capo della cellula italiana di Hamas, accusato di associazione con finalità di terrorismo – appaiono non stranamente colti da afasia quando si tratta di denunciare le politiche genocidarie di Nethanyahu e la gestione paramilitare del potere israeliano da parte di bei tomi come Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale israeliano e squillante criminale, ai tempi del servizio di leva cacciato dall’Idf (le forze armate di Gerusalemme) per estremismo.
I trumpiani di casa nostra non fanno una piega sull’espulsione delle Ong Insomma, camminano sulle uova e non faranno di sicuro una piega davanti all’ultima virata di schietto sapore putiniano del premier israeliano, che si prepara a espellere da Gaza trentasette ong umanitarie internazionali, tra cui Action Aid, Oxfam, Medici senza Frontiere e Save the Children, giusto mentre vengono tagliate luce e acqua alle sedi dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso dei rifugiati palestinesi . Motivo della caccia alle streghe-ong?
Mancato rispetto delle nuove norme sulla sicurezza e la trasparenza. Foto di ates, CHINE NOUVELLE/SIPA / IPA Tradotto: le ong in via di cacciata non avrebbero ottemperato alla richiesta di fornire informazioni dettagliate su tutto il personale impiegato, compresi profili social, indirizzi email personali e numeri di telefono privati.
In uno stato come Israele, dotato di un potenziale di controllo tecnologico enorme, tra intercettazioni e localizzazioni, basta una telefonata dove si critica Nethanyahu o una razzia dei coloni in Cisgiordania e sei pronto per una revoca dell’autorizzazione a stare a Gaza. Una prassi orwelliana che confligge con le leggi europee e il diritto alla libertà di espressione.
Alla faccia della tanto celebrata “unica democrazia del vicino oriente”. Poi ci sarebbero anche da considerare un altro paio di quisquilie, come il fatto che Israele intendeva anche espellere da Gaza Caritas Internationalis e Caritas Jerusalem, noti covi di bombaroli islamisti, una carineria resa però impossibile dagli accordi specifici intercorrenti tra Israele e Vaticano.
Per ciò che riguarda le ong in via di radiazione ci sarebbe poi un altro problemino: per l’Onu dal 2012 Gaza è ufficialmente parte dello Stato di Palestina, quindi un occupante, cioè Israele, che caccia enti umanitari operanti in un’altro Stato, compie una mostruosità giuridica. Ma non ditelo alla signora Meloni e ai liberali all’acqua pazza del Foglio.
Silenzio sul blocco dell’inchiesta per la mancata protezione dell’attacco del 7 ottobre 2023 Non maggiore attenzione è stata riservata alla notizia che la Corte Suprema israeliana, tanto invisa a Nethanyahu e ai suprematisti, ha bloccato l’inchiesta del Controllore dello Stato e difensore civico Englman sulle responsabilità interne per la mancata protezione dal terribile attacco del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas. Un tema bollente per Bibi, prima del tragico evento pronto a chiudere entrambi gli occhi sui finanziamenti del Qatar ad Hamas e da tempo in forte attrito con l’Idf e relativi servizi informativi, che prima del 7 ottobre avevano fornito al premier motivi più che sufficienti per allestire contromisure preventive.
La Corte Suprema, anche in base a un accordo con l’Idf, ha “devitalizzato” l’inchiesta di Elgman. Nominato da Nethanyahu, non offre evidentemente garanzie di terzietà:
“L’indagine del Controllore compromette le prove, viola i diritti a un giusto processo e serve per evitare l’istituzione di una commissione di inchiesta”, questa la denuncia del Movimento per la qualità del governo, una delle organizzazioni che avevano chiesto lo stop dell’inchiesta. Esercito entro Nethanyahu, un’altra pericolosa faglia per la tenuta dello Stato di Israele.
Mohammad Hannoun Ai trumpiani da riporto filo-Bibi di casa nostra andare oltre le strumentalizzazioni casalinghe non interessa proprio. Per loro Hannoun è un finanziatore del terrorismo di Hamas a prescindere, gli serve così, un feroce terrorista cotto e mangiato per cibare i social, lo hanno già condannato alla spiccia per poter dare la classica spruzzata di fango.
La vicesegretaria della Lega e parlamentare europea Silvia Sardone ha corredato un post col cartello “Hannoun, ora la sinistra deve chiedere scusa!”. Di che?
Di esistere, col suo pensiero critico? E se il ministro dell’Interno Piantedosi continua, in vasta compagnia, a confondere antisionismo e antisemitismo, come se denunciare il brutale, illegittimo regime di occupazione della Palestina da parte di Israele equivalesse ad andare in brodo di giuggiole per l’Olocausto, Fratelli d’Italia mette nello stesso minestrone della paura i Carc (Il Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo), coi loro micidiali e contundenti volantini, i centri sociali e gli antagonismi più vari, i movimenti pro-Pal e i fondamentalisti islamici.
E sotto con l’allarmismo. Chi è il regista di questa perfida strategia della tensione?
Di questo (e ridaje) antisemitismo? Detto che ferire poliziotti e incendiare cassonetti non avvicina di mezzo centimetro all’obiettivo di risvegliare e coscienze sulla tragedia della Palestina e le vivaci pulsioni criminali sioniste, andiamo un po’ al sodo con la vicenda di Mohammad Hannoun, architetto sessantreenne residente a Genova dall’83, e degli altri arrestati.
Un buon contro-argomento per la difesa di Hannoun potrebbe essere la semplice constatazione che l’iniziativa dei giudici nei suoi confronti si basa su informative israeliane, basate sull’equiparazione delirante tra palestinesi e terroristi, ma conviene ricordare che la Dda (Direzione distrettuale antimafia e terrorismo) di Genova ha operato anche sulla scorta di autonome intercettazioni telefoniche e ambientali. Hamas è ritenuta da molti paesi, in testa Usa e istraele, una organizzazione terroristica, Hannoun si difende sostenendo che tutti i fondi raccolti negli anni sono stati destinati sempre a strutture civili e mai a quelle militari.
Noto fin dal ’91 alla Digos di Genova per i contatti con Hamas, nel 2006 e nel 2010 è stato indagato come sovvenzionatore della lotta armata e in entrambi i casi non è stato arrestato per mancanza di prove. Per dire, nel 2006 il gip Maurizio De Matteis aveva sostenuto che avessero “scarsa validità indiziante le frequentazioni e le manifestazioni di simpatia verso Hamas” e non doveva sorprendere che militanti della causa palestinese frequentassero “esponenti di quello che è il più importante gruppo palestinese”.
Oramai è quasi automatico finire a prescindere nella lista dei gruppi terroristici stilata da Israele Dopo il 7 ottobre finire nella lista nera dei gruppi terroristici stilata da Israele è quasi automatico per le associazioni attive a Gaza. E alcune di loro sono appunto finite nel mirino dell’antiterrorismo nostrano da più di un anno nell’ambito dell’operazione Domino, ora arrivata a otto arresti, venticinque indagati a piede libero e due ricercati latitanti.
Ala militare e ala politica di Hamas diventano la stessa cosa quando si coopera con Israele, che ha spinto con successo a considerare – come detto – tutti i palestinesi come terroristi, magari potenziali ma comunque da “neutralizzare”. Domanda: il materiale informativo proveniente dalle forze armate di un paese in guerra non dovrebbe essere trattato con le pinze?
La storia di Hannoun presenta pure un lato grottesco, come ha ricostruito il Manifesto. Dalla fine del 2023 i conti correnti personali di Hannoun sono stati chiusi su decisione delle banche in quanto ritenuti fonti di approvvigionamento per Hamas, non c’è quindi da starnazzare se Hannoun era in possesso di otto milioni di euro in contanti, tutti sequestrati da polizia e guardia di finanza, e se si recava spesso in Turchia per depositare del denaro raccolto in Italia.
Contrastare il terrorismo secondo la legge è opportuno, se si evitano allarmismi e manovre di bassa politica è ancora meglio. L'articolo Il caso Hannoun e il garantismo a intermittenza della destra italiana proviene da Strisciarossa.