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Luci e ombre dell’OPAS di Poste Italiane su TIM
Il 22 marzo scorso il Consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha approvato il lancio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) su Telecom Italia, segnando indubbiamente uno dei passaggi più rilevanti nel riassetto delle telecomunicazioni italiane degli ultimi decenni. Nel dettaglio «il corrispettivo riconosciuto da Poste Italiane agli azionisti di Telecom che dovessero aderire all’offerta sarà rappresentato da una componente in denaro pari a 0,167 euro per ciascuna azione di Tim portata in adesione all’offerta, e da una componente in titoli pari a n. 0,0218 azioni ordinarie di Poste Italiane di nuova emissione per ciascuna azione di Tim portata in adesione all’offerta» [1].
Con l’offerta lanciata da Poste Italiane – controllata dal ministero dell’Economia, sia direttamente (29,26%) che indirettamente tramite la Cassa depositi e prestiti (35%) – da 10,8 miliardi di euro, si mira a dar vita ad un unico gruppo commerciale integrando due delle più grandi e importanti realtà industriali italiane che «verrebbero a creare una “piattaforma integrata” con ricavi aggregati pari a circa 26,9 miliardi di euro, sinergie per 700 milioni e oltre 150 mila dipendenti» [2]. L’annuncio dell’OPAS ha avuto come effetto sulla Borsa un rialzo delle azioni TIM di quasi il 5%, cosa alquanto prevedibile, e una flessione di quelle di Poste Italiane della stessa percentuale.
Nulla di allarmante; un piccolo scossone insito nell’operazione stessa che aveva cominciato a prendere corpo e forma già lo scorso anno. Infatti la prima mossa dell’Ad di Poste Italiane Matteo Del Fante è stata quella di creare, se vogliamo dire, una testa di ponte che le permettesse di entrare nel pacchetto azionario di Tim, arrivando al 27,3% diventandone di fatto il maggiore azionista.
Operazione riuscita dopo aver acquisito il pacchetto azionario di Vivendi, che ha tra l’altro sancito il ritorno del controllo strategico dell’Azienda in mani italiane. La mossa successiva, quella cioè che voleva lanciare un messaggio non ostile agli azionisti della Società telefonica, è stata la decisione di Poste Italiane di utilizzare per i suoi utenti le infrastrutture e la rete mobile di Tim, al posto di quella di Vodafone.
La celerità con la quale sono state portate a compimento queste azioni, risiede anche nella scadenza del termine entro il quale il ministero dell’Economia e delle Finanze dovrà procedere al rinnovo del vertice di Poste Italiane ed infatti, senza tentennamenti di sorta, «il ministero dell’Economia e delle Finanze ha confermato come previsto Silvia Maria Rovere e Matteo Del Fante rispettivamente come presidente e amministratore delegato di Poste Italiane: l’assemblea per il rinnovo del loro incarico è in programma per il prossimo 27 aprile, ma dopo l’annuncio del governo è considerata una formalità» [3]. Tirando le fila del discorso, quello che risulta evidente è che se il Cda di Tim approverà l’offerta si ridisegnerà un nuovo assetto industriale per il Paese, accelerando un processo di convergenza tra logistica, pagamenti e connettività e la creazione di una piattaforma digitale a guida pubblica.
Ma anche Tim, in prospettiva, potrebbe guadagnarci perché sotto la copertura di Poste Italiane, avrebbe una maggiore flessibilità operativa e una stabilità finanziaria garantita dalla maggioranza pubblica. Tim inoltre potrebbe avvantaggiarsi della diffusa rete di uffici di Poste Italiane per pubblicizzare e vendere i suoi prodotti e cercare di consolidare la sua leadership nel mercato delle telecomunicazioni che in Italia è spezzettato tra quattro operatori.
Queste prospettive comunque a lungo raggio, non sembrano però entusiasmare i piccoli azionisti di Tim che, pur riconoscendo la validità del progetto che rilancerebbe la compagnia telefonica come un asset importante del Paese, rivendicano un aumento del premio per ogni azione posseduta. Le lamentele dei piccoli azionisti aprono comunque diversi scenari su questa operazione che finora è apparsa a tutti rose e fiori mentre in verità si alzano le prime lagnanze.
Ad esempio, proprio sul tema della rimuneratività azionaria, «gli analisti Barclays ritengono “deludente” il prezzo messo sul piatto da Poste. Mentre da Deutsche Bank, parlano di mossa “audace” da parte di Poste» [4].
Ma il piano, pur prospettando una solida rete fissa e mobile su scala nazionale, nonché la possibilità per lo Stato di avere una sola piattaforma su cui innestare le politiche industriali digitali, nasconde in realtà una mossa che si potrebbe rivelare azzardata. Infatti usare Poste Italiane come strumento per arrivare ad un piano che garantisca la copertura telefonica nazionale invece che di un intervento diretto del ministero del Tesoro e/o della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) non elimina totalmente le problematiche inerenti agli aiuti di Stato e al diritto della concorrenza.
È evidente che l’operazione si tradurrebbe nel controllo esclusivo di Tim da parte di un soggetto strumentale alle politiche strategiche pubbliche. E questo spiega, almeno in parte, perché l’Antitrust abbia acceso i riflettori sull’intera operazione.
Per sfuggire a possibili contestazioni, bisogna andare a scavare fra le pieghe giuridiche proprio dell’OPAS non a caso pensata e strutturata con la formula mista, a favore degli azionisti Tim, azioni/contante «per poter argomentare che non si comprime la concorrenza, ma si razionalizza un’infrastruttura essenziale. In questa chiave, eventuali limiti regolatori sulle posizioni dominanti vengono assorbiti dal fatto che la concentrazione avviene dentro un perimetro pubblico già esistente (Poste a controllo statale) e non crea un nuovo soggetto ibrido fuori dagli schemi» [5].
Tra l’altro l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è intervenuta su di una operazione, questa volta portata avanti da TIM, con l’azienda Urban Vision – specializzata nella connessione fra media e cittadinanza – per la conversione delle cabine telefoniche in cabine digitali multiservizi. Il progetto prevede l’installazione su suolo pubblico di strutture che forniranno servizi diversificati – telefonia, informazioni istituzionali, applicazioni per disabilità – interamente finanziate dai proventi derivanti dall’attività pubblicitaria.
Ma per la AGCM gli impianti appaiono avere una finalità prevalentemente pubblicitaria, dove il servizio di telefonia, sebbene presente, avrebbe un ruolo solo secondario e accessorio. Ed ecco perché l’Autorità Garante della Concorrenza si è sentita in dovere di inviare «una segnalazione all’ANCI per mettere in guardia i Comuni dal rischio di distorcere la concorrenza nel mercato della pubblicità esterna, approvando senza gara il progetto di TIM e Urban Vision per la conversione delle cabine telefoniche in cabine digitali multiservizi.
L’iniziativa è già stata approvata da Milano e Barie altri Comuni starebbero valutando di aderire» [6]. Tutto lascerebbe pensare ad una mossa tattica, con un duplice obiettivo, lanciata da TIM per far risalire di qualche punto la sua quotazione in Borsa e poter quindi dimostrare al suo futuro azionista di maggioranza che la sua offerta agli azionisti è decisamente bassa.
Sia come sia, sembrano le ultime mosse prima dell’Assemblea che dovrà accettare le condizioni di Poste Italiane, rasentando il limite per evitare l’attivazione di procedure di infrazione sia da parte dell’Antitrust che degli Organi europei. Ma la strada ormai è stata imboccata e Poste Italiane si muove con estrema disinvoltura sul mercato delle telecomunicazioni tant’è che è in trattativa per acquisire una partecipazione del 20% nell’azionariato del Polo Strategico Nazionale (PSN).
Quest’ultimo nasce con l’idea di dotare la Pubblica Amministrazione di una struttura cloud idonea a ospitare in sicurezza i suoi dati e servizi strategici. Fin qui tutto bene ma scorrendo l’elenco dei suoi azionisti si intuisce come Poste Italiane sia ormai il jolly statale per ogni situazione.
Infatti nel PSN troviamo Tim al 45%, Leonardo al 25%, Società Generale d’Informatica (SOGEI) al 10% e Poste Italiane presente, appunto, con il 20% rilevato da Cassa Depositi e Prestiti. A comunicarlo è proprio l’Ad di Poste Italiane Del Fante «Nel Pns l’azionista chiave è Tim.
E azionista del Polo è Cassa depositi e prestiti che è anche nostro azionista. Acquisteremo la partecipazione da Cdp, il patrimonio è di qualche milione di euro, un piccolo investimento che ci può aiutare a supportare Tim nel processo in fieri di far migrare le PA italiane verso il cloud» [7].
Questi gli scenari o, se vogliamo, il dietro le quinte dell’OPAS di Poste Italiane su Tim, ma lo sguardo ora va rivolto verso quelle che possono essere vantaggi e svantaggi per i cittadini. Se l’OPAS avrà successo, la prima considerazione da fare è che il singolo utente o una strutture complessa come può essere una famiglia, potrebbe eliminare la dispersione dei suoi contatti digitali, come ad esempio avere un operatore per la fibra, uno per il mobile, ecc. riconducendo il tutto all’interno del sistema di un unico operatore digitale.
Dai sindacati di settore sono giunti giudizi molto cauti passando dalla moderata soddisfazione del Sindacato Lavoratori Comunicazioni (SLC) Cgil il cui Segretario generale Riccardo Saccone che commenta come «nonostante i tanti errori, a partire dalla separazione della rete fissa, questa operazione indica chiaramente che una strada per riportare il Paese al centro della competizione tecnologica digitale internazionale giocando un ruolo da protagonista in Europa è ancora possibile» [8] ad una apertura condizionata da parte di Uilposte e Uilcom che avvertono: «l’operazione è di portata storica, servono tutele per i posti di lavoro. E l’avvio di un tavolo congiunto tra Poste e Tim perché il sindacato non può e non deve essere considerato un mero spettatore dell’operazione» [9].
Attendiamo quindi l’evoluzione dell’operazione annunciata da Poste Italiane su TIM, purché sia chiaro che ogni vantaggio industriale eventualmente generato sia accompagnato da impegni chiari, verificabili e trasparenti, affinché le auspicabili efficienze industriali si traducano in benefici concreti per i cittadini. Stefano Ferrarese [1] https://financecommunity.it/poste-italiane-lancia-una-opas-volontaria-e-totalitaria-su-telecom-tutti-gli-advisor/, 23 marzo 2026 [2] Cinzia Arena, https://www.avvenire.it/economia/cosa-cambia-se-poste-ingloba-tim-e-perche-lo-vorrebbe-fare_106194, 23 marzo 2026 [3] https://www.ilpost.it/2026/04/02/poste-italiane-conferma-dirigenti-ministero-economia/, 2 aprile 2026 [4] https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/23/poste-tim-piano-borsa/8333744/, 23 marzo 2026 [5] Marina Marinetti, https://www.economymagazine.it/cosa-ce-davvero-dietro-lopas-di-poste-su-tim/, 23 marzo 2026 [6] https://www.teleborsa.it/News/2026/03/30/antitrust-cabine-digitali-tim-urban-vision-distorcono-la-concorrenza-nella-pubblicita-esterna-289.html, 7 aprile 2026 [7] Mila Fiordalisi, https://www.wired.it/article/poste-tim-ecco-cosa-bolle-in-pentola/, 6 marzo 2026 [8] https://www.collettiva.it/copertine/italia/tim-poste-lanciano-offerta-pubblica-h031gzar, 23 marzo 2026 [9] https://www.uilposte.it/poste-tim-integrazione-lavoro-innovazione-digitale/, 24 marzo 2026 The post Luci e ombre dell’OPAS di Poste Italiane su TIM appeared first on Mentinfuga.