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Politica

A Cuba sembra aprirsi uno spiraglio

Lunedì 2 marzo 2026 ore 16:00 Fonte: Terzogiornale

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A Cuba si intravede una possibilità di cambiamento, poiché la petroliera Sea Horse, carica di circa duecentomila barili di gasolio russo, ha recentemente interrotto il suo viaggio verso l'Avana e attualmente si trova in attesa di sviluppi, navigando in circolo nell'Atlantico.
A Cuba sembra aprirsi uno spiraglio
Terzogiornale

La petroliera Sea Horse, con un carico stimato in duecentomila barili di gasolio russo, nei giorni scorsi ha interrotto la rotta alla volta dell’Avana. In attesa di sviluppi, gira in tondo nell’Atlantico.

Un’altra petroliera, l’Ocean Mariner, che trasportava circa trentamila barili di diesel colombiano, ha dovuto arrendersi e scaricare il suo carico alle Bahamas. Da quando Donald Trump, lo scorso 29 gennaio, ha minacciato rappresaglie e dazi contro i Paesi che avessero rifornito Cuba di petrolio, i tradizionali suoi alleati, come il Messico, hanno sospeso le spedizioni.

Un’analisi delle immagini satellitari, condotta dall’agenzia Bloomberg, rivela che l’intensità della luce notturna in diverse città cubane è diminuita fino al 50% rispetto alla normalità. Ciò permette di immaginare l’impatto sulla vita quotidiana dei cubanos de a pie, e di quello che sono costretti a fare per tirare a campare, tra mancanza di bombole di gas per cucinare, i prezzi degli alimentari alle stelle e l’inesistenza dei trasporti pubblici.

Mentre i cumuli di spazzatura marciscono nelle strade, nell’impossibilità di mettere in marcia i mezzi per raccoglierli, gli interventi chirurgici non di emergenza sono sospesi, la mancanza di medicinali aggrava il disastro umanitario, e migliaia di persone vivono quotidianamente nella paura di perdere il lavoro in un Paese in cui l’economia è alla paralisi. La Comunidad del Caribe (Caricom) – cui aderiscono Antigua e Barbuda, Barbados, Bahamas, Belize, Dominica, Grenada, Guyana, Haiti, Giamaica, Montserrat, Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Suriname e Trinidad e Tobago – ha concluso, venerdì scorso, il suo vertice annuale di tre giorni a Saint Kitts e Nevis.

Un comunicato ha reso nota la sua decisione di sostenere Cuba di fronte alla sua più grave crisi umanitaria, aumentata dall’assedio degli Stati Uniti. Mercoledì 25 febbraio, il segretario di Stato, Marco Rubio, ha ascoltato le preoccupazioni dei leader regionali riguardo ai possibili effetti negativi che la situazione cubana potrebbe causare in tutti i Caraibi.

Il primo ministro della Giamaica, Andrew Holness, ha colto l’occasione per sottolineare l’impatto che i blackout e la carenza di carburante possono avere sull’equilibrio regionale. “La sofferenza umanitaria non avvantaggia nessuno”, ha detto, auspicando maggiore pragmatismo nelle relazioni bilaterali tra gli Stati Uniti e Cuba, così da favorire una de-escalation della tensione, e insieme cambiamento e stabilità.

Dopo di ciò, Rubio ha annunciato un allentamento della politica di veto sulle esportazioni di petrolio verso Cuba, precisando che, nel caso tali importazioni andassero a favore del governo o del settore militare cubano e non della popolazione, il ripristino delle sanzioni sarebbe automatico. Annunciando la decisione dell’amministrazione americana, Rubio ha ribadito che responsabile della grave crisi è l’attuale leadership cubana, a cui ha chiesto di adottare riforme che consentano l’apertura economica e, in definitiva, politica.

“Cuba ha bisogno di cambiare drasticamente perché è la sua unica opportunità per migliorare la qualità della vita del suo popolo”, ha affermato il segretario di Stato. Washington considera Cuba una “minaccia straordinaria” per la sua sicurezza nazionale e la sua politica estera, il che ha spinto il presidente Trump a dichiarare perfino lo stato di emergenza nazionale.

La modifica della politica delle sanzioni, annunciata da Rubio, stabilisce che le esportazioni di petrolio venezuelano a Cuba possono essere effettuate solo attraverso iniziative imprenditoriali private, escludendo l’intervento statale e garantendo che le risorse raggiungano la società civile. Il dipartimento del Tesoro ha specificato che saranno autorizzate solo le operazioni che “sostengono il popolo cubano”, e hanno una destinazione commerciale o umanitaria.

Oltre a sostenere il popolo cubano, la misura statunitense è tesa a un rafforzamento dell’economia privata nell’isola, ed è vista come una leva utile a scardinare il controllo da parte dello Stato. Le società straniere e miste operanti a Cuba erano già state autorizzate dal governo, lo scorso novembre, a importare il carburante di cui avevano bisogno, ma dal provvedimento rimanevano escluse le micro, piccole e medie imprese, le cosiddette mipymes.

Quasi contemporaneamente all’allentamento del blocco da parte statunitense, Cuba ha consentito al settore privato di importare carburante. La decisione del governo impone che il carburante importato debba essere destinato al consumo proprio dell’impresa privata e non alla vendita al pubblico, mentre tutta l’operazione viene gestita attraverso aziende statali come Cupet.

Autorizzate nell’agosto 2021, le mipymes sono andate diffondendosi sull’isola, anche se rimane più di qualche dubbio sulla loro reale natura, dato che molte sarebbero in realtà legate al potere statale, o comunque a esponenti dell’establishment, visti gli alti costi e le difficoltà burocratiche necessari per aprirle. Ciò precisato, siamo in presenza di un’apertura che consente al settore privato cubano di rifornirsi direttamente di energia, per quanto sotto la supervisione statale e con la possibilità di acquisto autorizzata dagli Stati Uniti.

Una risposta alla situazione contingente, su cui l’Avana potrebbe anche fare marcia indietro. Alle misure annunciate da Rubio, si è andata poi ad aggiungere un’ulteriore apertura di Trump, che ha consentito alle aziende statunitensi di inviare carburante alle imprese private a Cuba.

Si tratta di spedizioni di petrolio modeste, ma con esse l’amministrazione statunitense vuol far capire ai cubani che per uscire dalla difficoltà economica del Paese sarà necessaria la cooperazione con gli Stati Uniti. La coincidenza temporale dei provvedimenti dei governi statunitense e cubano sembra una conferma dei colloqui ad alto livello che sarebbero in corso tra i due Paesi.

Un fatto più volte richiamato dallo stesso Trump, ma sempre negato dalle autorità cubane, che però si sono dette disponibili a colloquiare su una base di parità. Non più tardi di una settimana fa, il rappresentante di Cuba all’Onu, Ernesto Soberón Guzmán, ha detto all’agenzia spagnola Efe che le informazioni sono “speculazioni”, e che l’Avana si basa “su fatti pubblici e verificabili”.

Giovedì 26 febbraio, il quotidiano “Miami Herald” ha rivelato che funzionari vicini a Marco Rubio, o lo stesso Rubio, avrebbero incontrato Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote di Raúl Castro, a margine della riunione dei leader caraibici nella capitale di Saint Kitts, mentre continuano gli sforzi per negoziare cambiamenti economici e politici a Cuba. “Non è chiaro – scrive il giornale – se lo stesso Rubio, che ha partecipato alla riunione della Caricom e ha parlato con i leader caraibici mercoledì, abbia incontrato Rodríguez Castro.

Ma il fatto che la sua squadra stia coinvolgendo il nipote di Castro conferma che l’amministrazione Trump lo vede come un potente attore chiave a Cuba per gli sforzi degli Stati Uniti al fine di spingere per le riforme sull’isola. Sebbene Rodríguez Castro non abbia alcuna posizione ufficiale di governo o nel Partito comunista, è il più vicino aiutante e guardia del corpo di Raúl Castro.

Conosciuto a Cuba con il soprannome di el Cangrejo, il “Granchio”, si ritiene anche che Rodríguez Castro sovrintenda al conglomerato delle forze armate cubane noto come Gaesa, che controlla gran parte dell’economia dell’isola”. I colloqui segreti tra Rubio e Rodríguez Castro bypasserebbero Miguel Díaz-Canel, presidente del governo e segretario del Partito comunista, sempre più considerato mancante del carisma necessario a gestire la difficile situazione.

Rodríguez Castro è il figlio del defunto generale Luis Alberto Rodríguez Lopez-Calleja, capo di Gaesa fino alla sua morte improvvisa, nel 2022. L’averlo coinvolto nei colloqui dimostrerebbe che l’amministrazione Trump ha individuato nel novantaquattrenne Raúl Castro colui che a Cuba alla fine ancora decide.

Anche nella vicenda cubana, Trump sarebbe andato al sodo decidendo di parlare con chi custodisce gli interessi di Gaesa, e controlla gran parte dell’economia, nonché le entrate di valuta estera. Tutto ciò confermerebbe la preferenza del tycoon per una soluzione alla venezuelana, a scapito di avventure militari, che potrebbero scatenare ondate migratorie verso le coste della Florida, o un vuoto di potere che porterebbe a una pericolosa instabilità nell’isola e nell’intera area caraibica.

Il neo-protettorato venezuelano, vera natura del governo di Delcy Rodríguez, costituisce per l’amministrazione americana l’esempio cardine cui ispirare la propria politica estera, almeno nel cortile di casa; e parrebbe mettere al riparo Cuba da un regime change, ottenuto con la forza militare o grazie a un’improbabile riedizione di una Baia dei porci, con la carne da cannone messa a disposizione dai contras latinos di Miami. La prospettiva di un accordo con la leadership dell’Avana ha alimentato nel vecchio palazzinaro la speranza di “un’acquisizione amichevole di Cuba”, poiché, come ha ricordato ai giornalisti alla Casa Bianca, “ci sono tante persone che vogliono tornarci”.

Tante persone che rimpiangono la Cuba pre-1959, per le sue case da gioco, l’alcol a basso prezzo e la prostituzione, mentre per il core business del filibustiere di Washington l’isola costituisce un’opportunità inedita per replicare i suoi campi da golf e i suoi resort da fasulle “mille e una notte”. Confermando che il segretario di Stato Rubio sta trattando la questione “a un livello molto alto”, mentre lasciava la Casa Bianca per il Texas, Trump, che nel momento del trionfo della rivoluzione aveva tredici anni, ha detto di avere sentito parlare di Cuba da quando era bambino, e che “il governo cubano sta parlando con noi ed è in gravi difficoltà.

Non hanno soldi. In questo momento non hanno nulla, ma stanno parlando con noi e forse effettueremo un controllo amichevole di Cuba”.

Solo pochi giorni fa, una barca proveniente dalla Florida ha violato le acque territoriali cubane nella provincia di Villa Clara, costringendo le autorità ad aprire il fuoco. Nello scontro, sono morti quattro membri dell’equipaggio, ed è stato ferito il comandante della motovedetta cubana.

Secondo quello che si è potuto sapere, in origine due barche erano salpate da Cayo Marathon, in Florida, dirette a Cuba, ma una di queste è entrata in avaria, e gli uomini con le armi si sono trasferiti sulla barca che alla fine ha violato le acque territoriali cubane. Almeno uno dei quattro morti, e uno dei sei feriti sull’imbarcazione, erano cittadini statunitensi, mentre gli altri potrebbero essere residenti permanenti.

Le autorità cubane hanno riferito che i sette detenuti provenienti dagli Stati Uniti dovranno affrontare accuse che comportano tra i dieci e i trent’anni di carcere, e persino la pena di morte. Il colonnello Ybey Carballo Pérez, capo della guardia di frontiera, in un programma speciale trasmesso dalla televisione cubana, ha mostrato le armi e l’equipaggiamento in possesso dei contras partiti dalla Florida.

E ha rivelato che, durante l’incidente con il natante, c’è stato uno scambio, quasi in tempo reale, con l’ambasciata degli Stati Uniti e con le autorità a Miami. Rubio ha assicurato che “non è stata un’operazione degli Stati Uniti”, che non era coinvolto personale governativo, e che le autorità stanno indagando sull’accaduto.

Il viceministro degli Esteri cubano, Carlos Fernández de Cossío, ha detto che “le autorità del governo degli Stati Uniti si sono dimostrate disposte a collaborare per chiarire questi deplorevoli fatti”; mentre il capo della diplomazia cubana, Bruno Rodríguez, veniva ricevuto, sabato scorso, in udienza in Vaticano dal papa. Una visita avvenuta giorni dopo che Mike Hammer, capo della missione diplomatica degli Stati Uniti a Cuba, aveva incontrato a Roma Silvano Herminio Pedroso Montalvo, vescovo di Guantánamo-Baracoa, dopo essere stato ricevuto da Leone XIV.

La Santa sede chiede che il blocco sia eliminato, o almeno mitigato, per ragioni umanitarie. Per tutte queste ragioni, la vicenda del natante, che in altri momenti avrebbe potuto scatenare accuse feroci da parte degli Stati Uniti, è stata finora gestita con una buona dose di fair play.

Che si sia trattato di un gioco sporco della Cia, che avrebbe voluto saggiare la capacità dei cubani di sorvegliare le loro coste, oppure di un’impresa disperata messa in atto da esuli che avrebbero tentato di appiccare l’incendio antigovernativo in un Paese prostrato dalla crisi – per il momento, e non si sa fino a quando, avendo a che fare con la volubilità di Trump –, sembrerebbero comunque prevalere le schermaglie della politica e la discrezione della diplomazia. L'articolo A Cuba sembra aprirsi uno spiraglio proviene da Terzogiornale.

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