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Stellantis, 22 miliardi per ripulire il bilancio suscitano allarme

Domenica 8 febbraio 2026 ore 20:58 Fonte: Strisciarossa
Stellantis, 22 miliardi per ripulire il bilancio suscitano allarme
Strisciarossa

Non sappiamo se il governo e l’opposizione hanno avuto molte cose da fare durante il fine settimana, però sarebbe urgente volgere uno sguardo alla crisi di Stellantis. La multinazionale dell’auto, di cui sono azionisti gli eredi Agnelli e che possiede ancora importanti fabbriche in Italia, sempre più abbandonate, ha presentato un piano di pulizia dei conti che desta non solo allarme, ma anche qualche pesante interrogativo sui ricchi bilanci degli ultimi anni e sul valore delle strategie industriali.

Venerdì scorso, mentre l’Italia festeggiava l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, è arrivata una notizia che in altri tempi avrebbe egemonizzato quotidiani e telegiornali. Stellantis ha preannunciato risultati fortemente negativi a seguito di una revisione totale della strategia industriale.

Niente dividendo e crollo del titolo in Borsa di circa il 25%. I dati finora noti anticipano un bilancio “lacrime e sangue” che si presta a numerosi interrogativi sulla solidità dei conti degli anni passati, sulla generosa politica di dividendi e sulla dilapidazione di valori industriali e finanziari.

L’eccitazione olimpionica e le polemiche per la performance dei telecronisti meloniani della Rai hanno distolto l’attenzione da una questione decisiva per l’economia italiana. Per la cronaca va segnalato che la Repubblica, di proprietà della famiglia Elkann, prossima alla vendita, è stato l’unico grande giornale a non pubblicare la notizia del buco di Stellantis in prima pagina.

Le previsioni sono state tutte sbagliate La vicenda Stellantis, dunque, con quello che resta della storia della Fiat e delle fabbriche italiane di auto, sta arrivando a un passaggio oscuro che fa emergere la realtà di scelte sbagliate, di una voracità fuori misura di manager e di azionisti, di una scarsa attenzione e sensibilità verso il capitale umano. Stellantis ha la sede sociale e la residenza fiscale in Olanda, è quotata alle Borse di Milano, Parigi e New York.

Il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa ci ha messo pochi mesi a riconoscere una situazione d’emergenza. Tavares e Elkann Perseguendo in ritardo una strada industriale impegnativa e controversa, com’è quella dell’auto elettrica, e distribuendo dividendi troppo generosi agli azionisti, la precedente gestione del portoghese Carlos Tavares ha minato l’equilibrio dei conti, ha destabilizzato la produzione di auto, con l’uscita di migliaia di tecnici e operai, con la cessione di pezzi strategici.

Il preambolo necessario per comprendere il caso è questo: tutte le previsioni di Stellantis sono state sbagliate, in particolare la svolta elettrica, deliberata in ritardo e senza contenuti industriali adeguati a sostenere l’agguerrita competizione cinese, non si è realizzata. Anche se Stellantis, fondata nel 2021 con la fusione di Fiat Chysler Psa, ha realizzato forti utili e distribuito importanti dividendi negli anni recenti, la gestione dei suoi conti meritava maggior cautela visto che ora si rende necessario ripulire il bilancio con 22 miliardi di costi straordinari, tra rettifiche e svalutazioni, legati alla revisione della passata strategia elettrica, risultata fin dall’inizio insufficiente, e ben 19 miliardi di euro di perdite, tutte contabilizzate nel secondo semestre 2025.

La dimensione del valore delle rettifiche del bilancio di Stellantis è pari, più o meno, all’intera legge di Bilancio italiana, e questo dovrebbe suscitare più di un allarme. Per fronteggiare questo crollo, questa crisi di strategie, il gruppo abbandonerà la Gigafactory di Termoli, per la produzione di batterie per le auto elettriche, assicurando i posti di lavoro.

Un progetto che aveva beneficiato pure di fondi pubblici, mentre è atteso un rafforzamento degli impianti americani di Stellantis come era stato già richiesto dall’amministrazione Trump. Ora Filosa dovrà predisporre un nuovo piano industriale pluriennale: su quali modelli puntare, quale transizione scegliere, quali poli produttivi mantenere e sviluppare?

Così come ci interroghiamo se avremo ancora una grande industria siderurgica, è venuto il momento di chiederci se ci sarà ancora un’industria dell’auto italiana, con marchi e fabbriche tricolori. Ricchi dividendi per gli azionisti, buste paga record per Tavares Vale la pena ricordare che Carlos Tavares ha lasciato Stellantis dopo aver guadagnato complessivamente 112 milioni di euro.

Nel 2023 Tavares incassò una retribuzione annua di 13,5 milioni, più un premio di 10 milioni di euro che il consiglio di amministrazione gli concesse per aver raggiunto gli obiettivi prefissati nella trasformazione tecnologica del gruppo. Come se non bastasse il consiglio gli offrì un ulteriore riconoscimento di 13 milioni per i traguardi futuri.

La retribuzione di Tavares era pari a quella complessiva di 12.000 operai metalmeccanici di terzo livello. Dopo aver beneficiato di dividendi rilevantissimi, Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann, ha sentito però la necessità di rimpinguare ulteriormente le casse con la vendita di pezzi rilevanti del tessuto industriale nazionale:

Iveco, Magneti Marelli e Comau, solo per restare ai nomi recenti e più famosi. Il governo non è intervenuto, prima, con il golden power quando sarebbe stato doveroso per tutelare l’industria e l’occupazione, e oggi sta in silenzio alla pari dell’opposizione.

Il caso Stellantis si aggiunge alla vicenda dell’ex Ilva e apre uno squarcio sulle difficoltà profonde del tessuto industriale. La congiuntura economica italiana forse non va così bene, come viene spesso raccontato.

Il Pil cresce anche se sotto le attese, il debito pubblico è sotto controllo, lo spread non preoccupa più, ma ci sono sempre i nodi del potere d’acquisto delle famiglie, del rincaro dei generi di prima necessità e delle bollette, delle vecchie e nuove povertà. E soprattutto abbiamo un grande problema con il tessuto produttivo, indebolito, certamente più fragile, che registra una moltiplicazione di aree di crisi.

Il 2025, infatti, si è chiuso con un balzo di oltre il 10% della cassa integrazione, con oltre mezzo miliardo di ore autorizzate dall’Inps. Questa tendenza preoccupante si manifesta per il secondo anno consecutivo e interessa prevalentemente l’industria meccanica (+17%), la metallurgia (+20%), i trasporti e le comunicazioni (+124%). la cassa integrazione straordinaria, in particolare, è cresciuta del 57% a causa delle difficoltà dell’industria.

Questa è l’aria che tira, anche se Giorgia Meloni continua a festeggiare i risultati del suo governo impresentabile. L'articolo Stellantis, 22 miliardi per ripulire il bilancio suscitano allarme proviene da Strisciarossa.

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