Politica
Meloni-Schlein, duello a distanza. Da una parte propaganda, dall’altra la ricerca dell’unità per l’alternativa
A saracinesche abbassate, a porte chiuse, verrebbe da dire “anch’io, anch’io”, la prossima volta ovviamente, perché non si può negare che la festa di Atreju (che bizzarria adottare il nome di un ragazzo senza famiglia, come nel romanzo, “La storia infinita” di Michael Ende, quando il motto della capapopolo è “Dio, patria, famiglia”) il suo successo, con tutte le televisioni e tutti i giornali mobilitati e schierati, l’abbia guadagnato e molta visibilità l’abbia regalata a tanti, a Calenda (onnipresente nelle nostre tv, acclamato dal pubblico al grido “vieni con noi, vieni con noi”), a Renzi, che inscena un avvilente teatrino con Crosetto, a Buffon (che è tra i capi della nostra nazionale di calcio e quindi qualche prudenza dovrebbe mostrarla, non solo tra i pali), a Salvini, attaccato al ponte e al contante in nome della libertà di spendere come si vuole esentasse, persino al pallido Tajani, persino a Lupi, futuro candidato sindaco per la destra a Milano, pure a Conte, che per reclamizzarsi non ha trovato di meglio di proclamarsi libero, indipendente, senza alleati, un uomo solo al comando della corsa, senza rendersi conto che continuando così arriverà penultimo… e che infatti, in sede di commento a posteriori, ha raddrizzato il tiro: “Meloni, che ieri non si è fatta trovare con me sul palco di casa sua ad Atreju, ha fatto un’ora di monologo direttamente da Marte per dire che siamo forti, che tutto va bene, che i suoi nuovi idoli sono le agenzie di rating che prima definiva pagliacci: irriconoscibile”.
Giorgia alla tribuna si trova sempre a suo agio. Urlare e smanacciare è suo forte.
Mentre a pochi chilometri di distanza, Elly Schlein cerca di spiegare la sua strategia ai compagni dell’assemblea nazionale del Pd, lei, Giorgia, davanti alla mamma e alla schiera dei suoi fedeli, può esercitare a suo piacere l’arte, si fa per dire, della retorica, modo di parlare (o di scrivere), secondo la Treccani, improntato a una vana e artificiosa ricerca dell’effetto a fronte di contenuti che non vanno oltre i più banali luoghi comuni, ricerca condita di invenzioni e di falsificazioni, cioè di balle… Come quando accusa chi adesso difende i lavoratori del gruppo Gedi, cioè di Repubblica, della Stampa e di tante altre testate, di non aver mosso un dito per Stellantis, come se non fosse a suo carico l’assenza di una politica industriale che rilanci il ruolo in Italia di Stellantis, quello dell’Ilva, quello di tante altre realtà produttive, che ridia carburante a un sistema Italia in piena crisi (con la produzione che cala di mese in mese), come se non avesse neppure sentito dire dello sciopero della Cgil contro una legge di bilancio senza soldi e senza una voce per chi sta peggio. Ogni pretesto è buono per coltivare il suo pubblico.
Riesce a rivestirsi da cuoca pur di appropriarsi dei successi della cucina italiana, come se l’avesse inventata lei. Tira in ballo quel pasticcio giallonero di Garlasco (l’omicidio di Chiara Poggi) per sostenere il sì al prossimo referendum sulla magistratura, come se la divisione delle carriere possa garantire un grammo in più di giustizia, di efficacia delle indagini, di rapidità dei processi, di certezza della pena (e pure di umanità nelle nostre carceri).
Tal quale: “Sì al referendum della giustizia perché non ci sia più una vergogna Garlasco”.
Con il relativo attacco ai giudici, questa volta a proposito di immigrazione: “Colpa loro se i centri migranti in Albania sono partiti tardi”, trascurando che sono i giudici i primi a dover rispettare la legge, anche quella europea, alla quale ancora siamo legati… Non ha risparmiato neppure i “figli”, che “sono figli delle mamme e dei papà, non sono figli di una ideologia e uno Stato che vuole sostituirsi ha dimenticato i suoi limiti”.
Mentre il suo ministro Valditara prova a indottrinare quei figli sulla base della “sua” revisione della storia, un insulto alla verità e alla storiografia (vedi il “tema” sulle foibe proposto or ora, indice, se va bene, di grossolana ignoranza) o comanda ispezioni nelle scuole dove è transitata una Relatrice speciale delle Nazioni unite. Censura… C’è di tutto nel discorso della Meloni, da Trump all’Ucraina all’Unione europea.
Una pezza ovunque nel gioco magico dell’equilibrista. Lei si trova meglio “contro”: contro Landini, contro i kebabari, contro Francesca Albanese, persino contro gli ambientalisti e la povera Greta Thunberg.
E naturalmente contro Elly Schlein: “Voglio ringraziare – strepita la nostra – anche Elly Schlein, che con il suo nannimorettiano ‘mi si nota di più se vengo o se non vengo’ ha fatto parlare di noi.
La cosa divertente è che il campo largo l’abbiamo riunito noi e l’unica che dovrebbe federarlo non si è presentata”. Come se il patto lo dovessero sottoscrivere sotto i suoi occhi.
Delirio di onnipotenza. Un’ora di meraviglie e di insulti, una fatica immane per la povera Giorgia, chiusa da una frase che passerà alla storia della “nazione”:
“In ogni cuore dorme una forza che attende la scintilla giusta. Saremo noi quella scintilla, l’accenderemo di cuore in cuore”.
Roba che il duce, quello vero che di slogan se ne era inventati tanti, a sentir la storia della scintilla, morirebbe d’invidia. E invece Elly Per fortuna Elly Schlein è rimasta a casa a curare il suo partito, che all’assemblea nazionale premia la sua relazione con 225 voti a favore, trentasei astensioni, zero voti contrari.
Maggioranza più che ampia, conferma di Bonaccini. Non si canta vittoria sui numeri, ma questi numeri sarebbero già una buona premessa.
Schlein risponde alla Meloni: “Davanti a questa destra ossessionata dal potere, che ha aumentato le disuguaglianze, l’unità ce la chiede la gente, non il medico.
Confrontiamoci anche aspramente, ma perseguiamo l’obiettivo di costruire l’alternativa. È tempo che l’Italia ricominci a sognare e a sperare.
L’alternativa germoglia nei fatti…”. Attendiamo i fatti, mentre il Pd “è più unito e compatto che mai, è finito il tempo delle divisioni e dei litigi”.
E di fatti ci sarebbe bisogno, qualcosa che offrisse un orizzonte a chi vota e a chi, sempre più numeroso, non vota, fatti che non siano propaganda ma che tocchino la vita vera delle persone: sanità, lavoro, scuola, servizi, salari, pace… Roma Assemblea Nazionale del PD Partito Democratico nella foto Elly Schlein Una promessa: “Appena arrivati al governo metteremo tre miliardi in più per assumere personale sanitario e combattere davvero le liste d’attesa, faremo subito il salario minimo perché sotto i nove euro è sfruttamento e abbatteremo il prezzo dell’energia scollegandolo da quello gas”.
La segretaria è convinta della possibilità di vincere: “Una partita aperta.
I primi a confermarlo sono loro a destra. Per la paura di perdere vorrebbero cambiare la legge elettorale.
Anche coloro che hanno votato per questa destra capiscono che non ha fatto nulla per la crescita di questo paese. Tolgono al pubblico e aprono autostrade al privato non solo nella sanità, ma anche nelle università… Lo dico a chi si permette di definire inutili gli studenti che protestano”.
“Poveri comunisti”, nella versione della ministra competente Anna Maria Bernini. Un impegno per gennaio:
“E’ tempo di ascoltare il territorio. Da gennaio partiremo con un grande percorso per dare la parola all’Italia.
Poi ci riuniremo con le forze con cui saremo alternativa”. Mobilitazione dei circoli, del partito nelle sue periferie?
Infine risponde a Meloni a proposito del confronto mancato, ricordando una sua dichiarazione del gennaio 2024 e l’impegno a misurarsi in tv con la “leader dell’opposizione”, cioè con lei, Elly Schlein, impegno mai rispettato: “Grazie a Meloni per aver chiarito bene chi ha cambiato idea e chi è fuggita”.
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