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Cultura

Monopoly: quando il capitalismo diventa spettacolo

Mercoledì 4 marzo 2026 ore 00:45 Fonte: ReWriters
Monopoly: quando il capitalismo diventa spettacolo
ReWriters

Il Monopoly, il gioco da tavolo che da quasi un secolo trasforma tavoli di cucina e salotti in arene di speculazione immobiliare, sta per diventare anche una serie televisiva. Non una fiction classica, ma un format televisivo ispirato alle sue dinamiche: trattative, alleanze, tradimenti e improvvisi ribaltamenti di fortuna.

Un po’ come accade durante una partita vera, quando un singolo tiro di dadi può trasformare un tranquillo proprietario di Vicolo Corto nel magnate di Parco della Vittoria. Il progetto è in sviluppo per Netflix e sarà prodotto da Studio Lambert, già dietro al successo di format internazionali come The Traitors.

L’idea è quella di costruire uno show competitivo basato proprio sulle dinamiche tipiche del gioco: strategie economiche, accordi più o meno trasparenti tra i partecipanti e inevitabili colpi bassi. Un universo narrativo dove il potere cambia mano rapidamente e dove, come nella scatola del gioco, nessuno è davvero al sicuro finché qualcuno non costruisce l’ultimo albergo.

L’ispirazione nasce anche dal successo del videogioco mobile Monopoly Go!: secondo i responsabili del progetto, la struttura stessa del gioco — competizione, scambi e tensione crescente — si presta naturalmente a una narrazione televisiva fatta di sfide e colpi di scena. Il paradosso del Monopoly Il fatto curioso è che il gioco simbolo del capitalismo più spinto nasce in realtà con un’intenzione quasi opposta.

All’inizio del Novecento la stenografa e inventrice americana Lizzie Magie ideò un gioco chiamato The Landlord’s Game, pensato per dimostrare in modo semplice le disuguaglianze create dai monopoli e dalla rendita immobiliare. Lo brevettò nel 1904 e lo concepì come uno strumento educativo per spiegare le teorie economiche di Henry George e la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi proprietari.

Col passare degli anni il gioco circolò in diverse versioni artigianali tra studenti, comunità e famiglie americane, fino a quando negli anni Trenta Charles Darrow ne adattò una variante ambientata ad Atlantic City e la presentò alla casa editrice Parker Brothers con il nome di Monopoly. Il gioco diventò un successo enorme durante la Grande Depressione, quando la fantasia di accumulare proprietà e ricchezza rappresentava una sorta di evasione collettiva.

Solo molti anni dopo la ricerca storica ha restituito a Magie il ruolo di vera ideatrice del gioco da cui tutto è nato. Monopoly non è solo un gioco da tavolo: ha lasciato il segno nel cinema, nella moda, nel design e nella cultura di massa.

Dal lontano 19 marzo 1935 a oggi ha fatto divertire oltre 1 miliardo di giocatori in 114 Paesi, diventando un’icona pop intramontabile. Dal tavolo al racconto Oggi Monopoly è uno dei giochi da tavolo più diffusi al mondo, tradotto in decine di lingue e declinato in centinaia di versioni tematiche.

Trasformarlo in un racconto televisivo significa fare un passo ulteriore: prendere il meccanismo puro del gioco — accumulare, negoziare, fallire e ripartire — e trasformarlo in narrazione. In fondo il Monopoly è sempre stato questo: una piccola metafora del mondo.

Un luogo dove la fortuna cambia in un attimo, dove le alleanze sono fragili e dove, come nella vita, l’unica certezza è che prima o poi qualcuno finirà in prigione. Anche se solo per tre turni.

Per un po' di storia di ludica consiglio il libro Un secolo di giochi. Monopoly, Subbuteo, Tetris e altre storie ludiche di Andrea Angiolino.

Tra retroscena e aneddoti, il libro racconta la nascita e la storia dei dieci giochi più iconici del Novecento: da Subbuteo al cruciverba, dal Cubo di Rubik a Monopoly, da Dungeons & Dragons a Tetris. Tutte invenzioni geniali che, spesso ma non sempre, hanno fatto la fortuna dei loro creatori.

Giochi ormai radicati nelle nostre abitudini e best seller mondiali che hanno divertito e appassionato più di una generazione: entrati nei nostri cuori, hanno cambiato per sempre il modo in cui amiamo trascorrere le ore libere, da soli o in compagnia. La creazione e la diffusione di questi enormi successi hanno anche segnato il nostro tempo e si intrecciano con i più importanti fatti storici dell'epoca: movimenti artistici ed eventi sportivi, grandi dittature e guerre mondiali.

Ne emerge un ritratto variopinto e inaspettato del lato più divertente del “secolo breve”. The post Monopoly: quando il capitalismo diventa spettacolo appeared first on ReWriters.

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