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Cultura

Il suono delle trombe egiziane e quello delle spa curate da Rubrasonic

Mercoledì 18 febbraio 2026 ore 23:20 Fonte: ReWriters
Il suono delle trombe egiziane e quello delle spa curate da Rubrasonic
ReWriters

Che bella e strana cosa, il paesaggio sonoro. E’ ancora oggi una “parolaccia” che usiamo in pochi.

Io che lavoro in qualche modo con la musica da trent’anni il termine lo uso spesso e lo usano pure Matteo e Roberto di Rubrasonic (nella foto) professionisti tra music e sound design che curano da tempo il sound di tanti negozi e di spa come l’immensa e nuovissima ChorusLife Immersive SPA a Bergamo. Una spa immersiva In questa spa immersiva sentite davvero il Respiro di un Drago, prima e dopo rilassanti trattamenti?

No, perché i draghi mica esistono. Però ascoltate come potrebbe respirare una creatura volante e mortifera secondo Matteo e Roberto, che sonorizzano da decenni migliaia di spazi con la musica e che questa volta sono partiti da prima, dal suono.

E’ ancora più difficile, si parte da qualcosa che non c’è per creare una colonna… appunto sonora. E che differenza c’è, tra musica e suono?

La musica è una faccenda culturale. Ovvero, se la techno per molti è rumore e invece io la adoro, il rumore di una pietra che rotola è sempre quello… oppure no?

E il suono pietra che rotola (tipo Rolling Stone, certo), si potrà mettere in un spa oppure sarebbe troppo forte? Con un bel reverbero, che è un po’ come la frittura nella cucina, va bene tutto.

Anche un tamburo etnico. Buddha Bar insegna.

Certo, son questioni da maniaci del suono, che per un subwoofer si accapigliano. Tutti gli altri, di suono parlano poco.

Tutt’al più parlano di volume. Mia figlia, per dire, mi dice spesso di parlare a voce più bassa.

Almeno quella ce l’ho potente, la voce e la uso, forse troppo. Ecco perché scrivo, perché le parole si fissano e usarne di troppo forti è proprio fastidioso.

Cerco di non farlo mai. E allora, ripartiamo dalla basi.

Piano Il paesaggio sonoro è tutto ciò che le nostre orecchie percepiscono, di solito mentre non ci facciamo caso. Ad esempio, in questo momento, mentre scrivo, ascolto la radio in sottofondo e sento il rumore delle mie dita sulla tastiera… e se sto attento sento pure un po’ di eco di Brescia, visto che una finestra semiaperta.

E come sarà cambiato, il suono del mondo, nei millenni? Il suono delle spa musicate da Rubrasonic sarà molto diverso da quello delle terme romane?

Se le pitture rupestri le vediamo così come sono oggi proprio com’erano ieri (e forse è una sensazione sbagliata, probabilmente le vediamo senza capirle, i nostri antenati la capivano perché cacciavano meglio di noi), il suono inizia e finisce. Per sempre.

Prima della registrazione audio, che arriva più o meno all’inizio del 900, insieme al cinema prima muto e poi sonoro, il suono spariva per sempre. E forse era molto meglio così.

E quindi, cosa penseranno, tra 3mila anni, del suono dei BTS o della pop dance di Taylor Swift gli italiani del 5000? Certo, nel 5000 l’Italia non esisterà più e si spera con essa scompariranno anche Sanremo e l’Eurovision, ma non è mica detto.

Forse C. Conti si clonerà, sempre più abbronzato, per sempre… e finalmente le canzoni sanremesi diverranno eco di un’eco lontana. Un po’ come oggi, ma finalmente impercettibili.

Visto che qualcuno studia storia, non potremmo pure pensare alla storia del suono? Io mi candido, non come professore ma come allievo un po’ casinista ma attento.

Un po’ di udito ne ho. Una storia di questo tipo dovrebbe partire dalle piramidi.

Perché in teoria, dovremmo sapere come suonavano le cerimonie degli antichi Egizi. Infatti, nella tomba del faraone Tutankhamon negli anni ’30 del 900 furono trovate due trombe… trombe che furono suonate nel 1939 in una trasmissione BBC da James Tapper, musicista della banda dell’11° reggimento Ussari Reali.

In giro per il web il suono lo trovate e non è troppo diverso dal suono delle trombe attuali. C’è pure chi dice che suonare le antiche trombe portò molto male (e infatti iniziò la seconda guerra mondiale) e senz’altro la tromba è uno strumento in cui conta moltissimo il labbro del musicista, il modo di soffiare… E allora, facciamo così, limitiamoci a immaginarla, la storia del suono, che vista l’aria che tira nel mondo è meglio non rischiare altri confitti.

Se il suono del pop attuale non è che emozioni più di tanto, tanti professionisti come Matteo e Roberto sperimentano davvero per farci rilassare e/o produrre e/o correre più forte (…). Forse più di chi produce le ‘grandi’ hit del momento.

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