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Asia: lungo il confine la guerra tra mine, truffe e casinò

Mercoledì 10 dicembre 2025 ore 16:14 Fonte: Lettera22
Asia: lungo il confine la guerra tra mine, truffe e casinò
Lettera22

E’ proabilmente in imbarazzo Donald Trump, che mercoledi ha balbettato qualcosa riguardo una telefonata giovedi a proposito della guerra tra i due regni cominciata domenica quando sono iniziate scaramucce – cicliche dal maggio scorso lungo gli 800 chilometri di frontiera tra i due Paesi – che lunedi si sono trasformate in raid aerei con cui l’aviazione thai ha iniziato a martellare le posizioni cambogiane e in particolare un casinò che, secondo Bangkok, nascondeva un centro di controllo per i droni che individuano gli obiettivi da colpire con i missili. La tensione resta alta anche oggi, quarto giorno con scambi di colpi dalle due parti che annota la decisione di Phnom Penh di annunciare il ritiro dei suoi atleti dai 33° Giochi del Sud-est asiatico, iniziati questa settimana in Thailandia.

E ieri, mentre migliaia di profughi dalle due frontiere si allontanavano dalle zone sotto tiro, il ministro degli Esteri thailandese Sihasak Phuangketkeow dichiarava ad Al Jazeera che non c’era spazio per la diplomazia nell’attuale conflitto e che la richiesta di pace doveva solo venire da Phnom Penh. Che sempre ieri aveva per altro fatto sapere che il Paese è aperto a colloqui bilaterali immediati.

Il bilancio delle vittime civili continua a salire e si contano morti anche fra i soldati. Gli sfollati sarebbero ormai nell’ordine delle centinana di migliaia: sarebbero circa 500mila.

La guerra dei cinque giorni, scoppiata in luglio e finita con un cessate il fuoco seguito da un “accordo di pace” sponsorizzato da Trump in ottobre a Kuala Lumpur, non è dunque stata mai messa in soffitta come per altro già si capiva dalle dichiarazioni di Bangkok dopo l’accordo spinto dalle pressioni americane sui dazi. E mentre all’Onu si muove la diplomazia, il segretario di Stato Usa Rubio ha chiesto un immediato cessate il fuoco, probabilmente non senza un certo imbarazzo; la Cina ha esortato Thailandia e Cambogia a «esercitare moderazione» per prevenire un’escalation.

Anche altri Paesi stanno facendo pressione muovendo i propri ambasciatori. Anche Papa Leone ha chiesto alle parti di fermarsi.

Chiedersi cosa abbia riacceso le ostilità non è un facile esercizio. Ma l’ecosistema che circonda la diatriba sulle frontiere spiega forse meglio i fatti che non la semplice evidenza che si litiga sul tracciato del confine: intanto le mine, da cui è circondato, l’ultima delle quali aveva visto Bangkok sospendere l’accordo di Kuala Lumpur già in novembre.

Poi ci sono fattori legati a situazioni politiche interne. Secondo NikkeiAsia, il calo di popolarità del premier thai Anutin per la cattiva gestione delle alluvioni, sarebbe stato un buon motivo per dar luce verde all’iniziativa militare e portare a casa in cambio un po’ di nazionalismo patriottico (l’aviazione reale si sarebbe mossa addirittura senza consultarlo).

Ma Anutin è anche il premier debole di un governo debole che ha l’appoggio esterno del maggior partito di opposizione, molto inviso all’esercito. Cui forse, più che al premier, vuole mostrare i muscoli visto che il Partito popolare è favorito alle elezioni in agenda nel 2026.

Infine c’è la vicenda delle “Scam City” sul confine cambogiano, le “città delle truffe telematiche” appaiate a casinò e prostituzione e sorte come funghi lungo la frontiera con la Thailandia da anni. Un problema per Bangkok: per i suoi cittadini vittime di truffe e gioco d’azzardo ma anche perché in parte coinvolta in casi di corruzione interna legati al fenomeno.

Fenomeno che vede la Cambogia al centro di un sistema di truffe e azzardo che varrebbe tra un terzo e un quarto del Pil cambogiano. La Thailandia ha cominciato a sequestrare 300 milioni di dollari di beni di tycoon cambogiani coinvolti nei traffici che si svolgono lungo la frontiera e ha emesso mandati di cattura per Chen Zhi, potente capo del cambogiano Prince Group (sotto sanzioni Usa e Gb), e per un’altra quarantina di indagati.

Il fenomeno riguarda Cambogia, Laos e Myanmar che sui confini in comune con la Thailandia hanno favorito la nascita dei centri dell’azzardo e della cybertruffa specializzata in raggiri con investimenti fasulli in criptovalute. Truffe a danni di asiatici – soprattutto cinesi – ma anche americani ed europei.

Si tratta di un fenomeno in espansione, che vale miliardi e che sta emergendo con sempre maggior vigore: adesso appare sempre più chiaramente legato alla guerra. In Myanmar e tra Thailandia e Cambogia.

È un fenomeno favorito dalla guerra ma che può anche scatenarla. Nell‘immagine (wikipedia), mine russe.

Gran parte delle mine risalgono a epoca antica e sono di fabbricazione russa. Continuano a colpire e la Thailandia accusa la Cambogia di continuare a utilizzarle L'articolo Asia: lungo il confine la guerra tra mine, truffe e casinò proviene da Lettera22.

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