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Nell’estrema destra MAGA è scoppiata la guerra civile

Sabato 3 gennaio 2026 ore 12:23 Fonte: Valigia Blu
Nell’estrema destra MAGA è scoppiata la guerra civile
Valigia Blu

L’edizione appena conclusasi di AmericaFest, l’annuale convention di stampo conservatore organizzata da Turning Point, l’associazione politica giovanile fondata, tra gli altri, da Charlie Kirk, avrebbe dovuto essere la celebrazione dell’unità del movimento MAGA e della memoria dello stesso Kirk, ucciso lo scorso 10 settembre. Invece quella che si è palesata è stata la pubblica spaccatura del movimento politico che fa riferimento al Presidente Donald Trump.

Questo tipo di divisioni non dovrebbe stupire chi sta seguendo il primo anno della seconda presidenza Trump. Colui che sembrava essere destinato a essere il “vero vice” del Tycoon, Elon Musk, ha formalmente lasciato ogni  incarico nel dicembre del 2024, non prima però che il suo dipartimento di governo, il DOGE, facesse propria un’incommensurabile quantità di dati personali dei cittadini americani.

Insieme a Musk se ne è andata una gran quantità di suoi stretti collaboratori, lasciando Trump di nuovo circondato dai suoi fedelissimi del primo mandato presidenziale, come Stephen Miller. A fare da sfondo a questa improvvisa rimozione troviamo il conflitto sui visti per motivi di lavoro di cui lo stesso Musk, immigrato sudafricano, ha usufruito in passato; una delle promesse fondamentali del presidente eletto Trump, ovvero la repressione dell'immigrazione, va direttamente contro gli interessi dei suoi sostenitori della Silicon Valley, i quali posseggono molte attività che dipendono dall'attrazione di lavoratori stranieri.

Uno dei maggiori consiglieri di Musk, Vivek Ramaswamy, è arrivato ad affermare che la cultura americana “ha venerato la mediocrità piuttosto che l'eccellenza”, sostenendo come gli Stati Uniti debbano reclutare i migliori talenti del globo per rimanere competitivi. In questo specifico caso, però, possiamo osservare delle frizioni che si accompagnano in maniera indissolubile a quelle riguardanti l’apparato esecutivo e di governo degli scorsi giorni: a fare scalpore era stata innanzitutto l’intervista al Capo di gabinetto della Casa Bianca, Susy Wiles, prima donna a ricoprire il ruolo, vicinissima a Trump e al mondo repubblicano da più di quarant’anni.

Pur avendone ufficialmente preso le distanze, l’intervista di Wiles non risulta dissimile nei toni e nelle critiche al Presidente e al suo staff da quella di un ex collaboratore di Trump, Anthony Scaramucci, che aveva rilasciato nel 2017 altrettante dichiarazioni critiche nei suoi riguardi. I MAGA avevano bisogno di dimostrare unità di fronte alla propria base elettorale, in un momento in cui i rapporti di potere, nel primo anno di presidenza, sono sempre più in flessione, con le elezioni di mid-term alle porte per decidere ancora di più degli equilibri politici dell’America.

E a dimostrare questa unità avrebbe dovuto essere quel gruppo di think thank e personalità del mondo conservatore che comunicano il messaggio politico MAGA a milioni di persone in tutto il mondo tramite i social media o luoghi di dibattito pubblico come le scuole e le università. Invece, nei fatti, si è consumato l’opposto.

Innanzitutto, bisogna guardare bene a cosa è stato AmericaFest. L’evento, tenutosi dal 18 al 21 dicembre a Phoenix, Arizona, si qualifica come la più importante riunione di personalità e rappresentanti del movimento MAGA.

C’erano tutti, dal Presidente Trump stesso, in forma di video-saluto, al figlio Donald Jr., passando per il Vice Presidente JD Vance al Presidente della Camera, Mike Johnson, passando per celebrità “fedeli” come il controverso Russell Brand o la rapper Nicki Minaj (la quale ha dovuto cancellare i propri account social in seguito alle pesanti critiche ricevute dai fan). Insieme a loro alcuni tra le maggiori personalità dell’estrema destra americana attuale:

Ben Shapiro, Tucker Carlson, Candace Owens e, ovviamente, Erika Kirk, vedova di Charlie. È in questo scenario apparentemente idilliaco, ricco di persone che dovrebbero pensarla alla medesima maniera, che si è consumata la polemica: nel corso del proprio intervento infatti Ben Shapiro, fondatore del Daily Wire, uno dei più importanti siti d’informazione a stampo MAGA, si è scagliato contro quelli da lui considerati come i nemici interni del movimento, in particolare contro due dei suoi maggiori rappresentanti pubblici, Candace Owens e Tucker Carlson.

La prima, ultraconservatrice afroamericana, è stata accusata da Shapiro di star diffondendo teorie del complotto deliranti sulla morte di Charlie. Tra queste, la teoria secondo cui Kirk sarebbe stato ucciso da lobbisti ebrei.

Per motivi simili Shapiro si scaglia anche contro Tucker Carlson: il volto di Fox News ha da tempo iniziato a essere apertamente ostile nei confronti delle politiche di Israele, denunciando il “controllo” che Benjamin Netanyahu eserciterebbe sull’amministrazione statunitense, la quale dovrebbe liberarsi, secondo Carlson, dei “sionisti” al proprio interno; non solo, Carlson ha ospitato di recente Nick Fuentes, attivista di estrema destra, all’interno del proprio podcast da milioni di visualizzazioni. La posizione di Shapiro, ultraconservatore ebreo, parte da una presa di coscienza, se così possiamo definirla, ben chiara: il movimento MAGA sta iniziando a manifestare una sempre maggiore disponibilità a criticare Israele, utilizzando l’accusa di genocidio come “contorno” da infarcire con la propria retorica apertamente antisemita.

Dopotutto Shapiro stesso sa bene quali sono le idee politiche del movimento di cui fa parte. Quando nel 2017 vi fu a Charlottesville, in Virginia, il raduno Unite the right, al grido di “Jews will not replace us!” (“Gli ebrei non ci rimpiazzeranno!”), Shapiro condannò sia i gruppi di suprematisti bianchi che vi presero parte sia gli “Antifa” che li combattevano, posizionandosi come “conservatore moderato” alla maniera dello stesso Charlie Kirk.

Nick Fuentes invece sta diventando sempre più popolare presso il movimento MAGA, specialmente in seguito all’omicidio di Kirk. I seguaci di Fuentes, chiamati “Groypers” (dal nome di un personaggio meme a forma di rana utilizzato nei circoli dell'alt-right), sono giovani che si sono radicalizzati online su piattaforme social come Gab, 4chan e Twitter.

Fuentes era, tra l’altro, tra i promotori del raduno Unite the right di Charlottesville che Shapiro aveva condannato. Fuentes e i Groypers si considerano come avanguardia “autentica” del movimento MAGA, promuovendo la purezza razziale, il nazionalismo cristiano e l'isolazionismo.

Charlie Kirk invece aveva fondato Turning Point USA con l’idea di farne una organizzazione orientata verso il mainstream, centrata sulla mobilitazione degli studenti per le cause repubblicane, fedele a Trump ma con un raggio di ampiezza maggiore che comprendesse forti legami tra Stati Uniti e Israele e il rifiuto del razzismo o dell'omofobia dichiarati per rendere il pensiero conservatore “inclusivo” e “di buon senso”. Benché le posizioni di Kirk e iniziative di TPUSA come la professor watchlist siano state perfettamente coerenti con l’estrema destra MAGA, Fuentes e i Groyper lo consideravano un avversario che indeboliva il messaggio politico di Donald Trump servendo gli interessi dell'establishment, da loro identificato nelle persone ebree.

Nel 2019 Fuentes indicò ai propri seguaci di andare a disturbare e interrompere gli eventi del TPUSA di Kirk nei campus di tutto il paese, con domande provocatorie atte a smascherarlo come non abbastanza fedele alla causa MAGA. L’omicidio di Charlie Kirk, il mondo di estrema destra MAGA e gli angoli più neri della Rete Questo tipo di conflitti, tuttora fresco nella memoria di chi vive la politica statunitense degli ultimi anni, aveva portato a pensare che la morte di Kirk servisse in questo senso per decidere da quale parte stare.

Forse è proprio per questo che, sempre da quel palco dell’AmericaFest, Ben Shapiro ha definito impostori e truffatori coloro che sino a poco tempo fa erano tra i suoi più citati e apprezzati collaboratori, addirittura volendo specificare che nessuno di loro si considera un amico. La frustrazione di Shapiro in sé sembra infatti coincidere con il sentire comune che l’attuale presidenza Trump stia commettendo un passo falso dopo l’altro.

Con la sempre più larga e scandalosa ombra degli Epstein Files sulle loro spalle, e con il timore che le elezioni mid-term possano far esplodere le contraddizioni interne spinte da un voto di protesta contro la Casa Bianca. Le polemiche sugli Epstein Files e gli scandali di pedofilia ad essi annesse hanno portato alle dimissioni dal Congresso di Marjorie Taylor Greene, tra le più fedeli in origine a Donald Trump e al suo culto della personalità.

Taylor Greene ha accusato Trump di essersi dimenticato della propria base elettorale, e il Presidente ha risposto definendola, tra le altre cose, una “traditrice”. Nick Fuentes stesso si qualifica come aspro critico di Trump, considerato “corrotto” e “incompetente”, mentre la sua linea politica è stata giudicata come “inadatta”.

Considerando i forti legami tra Israele e Stati Uniti, e la sempre maggiore promozione all’interno del circuito mediatico MAGA della presenza del fiero antisemita Fuentes e dei propri Groypers, non è difficile immaginare che la galassia conservatrice ebraica stia iniziando a pensare che in caso di eventuale sconfitta repubblicana l’antisemitismo prenderebbe la forma di una caccia al capro espiatorio, con tutte quello che ciò comporterebbe all’interno di un movimento politico che si prefigurava di dominare la scena politica per anni e anni – almeno, questo è quello che prevede il Project 2025. Chi c’è dietro il Project 2025, il piano per una seconda presidenza Trump che mette in pericolo la democrazia americana Quando invece è stato il momento di Tucker Carlson di parlare dal palco, questi non ha perso tempo a tramutare tutto in un grande show.

Carlson ha ribattuto con disprezzo: chi lo attacca sta attaccando il Vice Presidente Vance, e con esso l’America First. Dopo aver paragonato le critiche di Shapiro nei suoi riguardi a un cane che prova a pagare le tasse, Carlson ha ottenuto gli applausi del pubblico.

Il dibattito interno della galassia MAGA, se mai è davvero esistito, ha smesso rapidamente di indossare le vesti della lotta ideologica per diventare puramente identitario, un modo per stabilire chi può parlare in nome del movimento MAGA e chi deve essere espulso come estraneo. È chiaro che, in un movimento che guarda ai leader come a capi di un culto, gli uomini più in grado di risuonare con questa mentalità sono quelli in grado di fare maggiore proseliti.

E uomini come Shapiro hanno sempre meno presa sul popolo MAGA, come dimostra il declino in popolarità del Daily Wire. Trump e la leadership di un culto distruttivo Neanche la mediazione di Erika Kirk, vedova di Charlie Kirk che si è dichiarata pubblicamente dalla parte della candidatura, nel 2028, del Vice Presidente Vance, né quelle di molte figure istituzionali del partito sono andate a buon fine.

Il VP, che ha chiuso il convegno, conscio della situazione, ha cercato un approccio più cauto alle divisioni interne: “So che alcuni di voi sono scoraggiati dalle lotte intestine su una serie di questioni.

Non scoraggiatevi”, ha detto Vance. “Preferite un movimento di liberi pensatori che a volte non sono d'accordo o un gruppo di zombi che prendono ordini da George Soros?”  Nonostante queste affermazioni (che risultano paradossali se si pensa allo stereotipo che vede le correnti politiche progressiste come quelle più portate alla divisione, mentre i conservatori come monolitici e uniti), il Vice Presidente Vance – che pur esce da AmericaFest come erede designato e ufficiale di Donald Trump – sembra più una specie di fantoccio usato, insieme al santino di Charlie Kirk, come ariete per prendere il controllo del movimento MAGA, dopo una battaglia di tre giorni senza dei chiari vincitori.

La polemica sembra in procinto di dilaniare il movimento MAGA in vista dell’epoca post-Trump; la cosa si è di recente allargata anche alla Heritage Foundation, autrice di quel “Project 2025” che detta la linea ideologica e esecutiva del governo Trump. L’attuale direttore della fondazione, Kevin Roberts, si era infatti espresso in supporto di Tucker Carlson dopo che la presenza di Fuentes sul suo podcast aveva scatenato numerose polemiche, definendosi sempre e comunque dalla sua parte.

In seguito a ciò Roberts ha ricevuto aspre critiche dai propri più stretti collaboratori, alcuni dei quali hanno pubblicamente dato le proprie dimissioni dalla Heritage Foundation, tra i quali Chris DeMuth, figura storica dell’organizzazione e del movimento conservatore in generale. In seguito a questa spaccatura, Roberts ha denunciato l’ideologia di Fuentes con un video sui social, definendo la propria presa di posizione precedente come un errore strategico dovuto al non conoscere bene le istanze politiche di Fuentes.

Sotto la superficie di un movimento MAGA che punta a dare un’immagine spietata e inarrestabile, dunque, si possono ora come non mai scorgere le crepe; crepe che si sta cercando di ricucire saldando il legame con la base elettorale più fanatica e fedele possibile, non importa quanto a destra e contro chi. Sono indicative le reazioni del pubblico alle parole di Shapiro e Carlson durante i rispettivi discorsi: fischi, applausi, sussurri, rumori di sottofondo, commenti alle frasi più sprezzanti o maggiormente ad effetto.

All’apparizione del Vice Presidente Vance le circa trentamila persone presenti per la convention hanno iniziato a cantarne il nome all’unisono, quasi fosse una rockstar. Tutto ciò ci illustra uno scenario nel quale al popolo MAGA, ormai abituato, per non dire assuefatto, alle uscite del Presidente, interessa perlopiù lo stabilire una connessione con personaggi che la sparano sempre più grossa, meglio ancora se contro nemici condivisi.

Queste figure, ritenute tra i maggiori rappresentanti dell’ideologia conservatrice, vengono valutate soprattutto per la loro capacità oratoria o di intrattenimento, e messe in questo senso costantemente a paragone con Donald Trump, Presidente di una superpotenza ma anche vero e proprio leader di un culto. Siamo perciò in uno scenario in cui i MAGA vogliono sentire cose sempre più eclatanti, finché non si saprà più cosa è accettabile e cosa no, e quindi varrà qualunque cosa. (Immagine anteprima via Flickr.com)  

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