Martedì 17 febbraio 2026 ore 18:01

Cultura

Il vocale della prof di Atif, in carcere per l'omicidio di Youssef: "Segnalai immediatamente"

Lunedì 19 gennaio 2026 ore 23:34 Fonte: ReWriters
Il vocale della prof di Atif, in carcere per l'omicidio di Youssef: "Segnalai immediatamente"
ReWriters

Dopo anni come professoressa di Storia delle Religioni in una scuola americana di Firenze, Elena Bertelli (blogger per questo giornale), oggi lavora a un nuovo programma scolastico di stampo americano e, ancora scioccata dall'omicidio nella sua classe, è determinata: "Voglio fare la differenza.

C'è bisogno di educazione all'ascolto, all'affettività. Ragazze e ragazzi hanno bisogno di parlare di sè, dei loro problemi, delle criticità nel rapporto con il corpo docente.

Sta a noi far sentire che sono accolti, ascoltati, visti, capiti.Se non riusciamo, fallisce la scuola, tutta". Bertelli racconta di aver incontrato Atif ben due volte fuori scuola, dopo la fine del suo corso, insieme alla sua amica Betty (nome di fantasia).

Lei insisteva nel voler incontrare la sua prof, da cui si sentiva sostenuta, e si portava dietro Atif: "Betty la conosco da quando lei era alle medie.

Facevo volontariato in una scuola, insegnando francese alle bambine e ai bambini meno fortunati. Ci siamo ritrovate all’Istituto Einaudi-Chiodo e lei si è fidata subito.

Atif con lei si era un po' riorganizzato, era meno esaltato e più moderato. Ma sempre una personalità temperamentosa, incandescente.

Ricordo di avergli parlato del buddismo Nichiren che pratico da anni ormai, e delle religioni in generale in maniera comparativa, anche dell'Islam, cercando di spiegargli che il suo essere musulmano non necessriamente doveva coincidere con l'essere violento. Aveva un modo di esprimersi molto inquietante, parlava spesso per immagini di morte, di sangue".

"Terribilmente bisognoso di attenzioni" Bertelli riferisce di aver cercato i referenti della scuola di Atif già dopo la prima lezione, in cui lui aveva tenuto banco dichiarando di voler lasciare un segno nel mondo: "Forse mi voleva provocare, pensai, io, donna, insegnante, occidentale.

Ma mi accorsi subito che era sopra le righe e lo era in maniera pericolosa. Bravissimo, il più bravo della classe, sia in analisi del testo, che in grammatica, che in esposizione, ma terribilmente bisognoso di attenzione, di parlare di sè, tanto da fare esternazioni esplosive".

Il vocale di Atif Bertelli ha condiviso il vocale che mandò ai referenti della scuola subito dopo la prima lezione, segnalando Atif: "Vi chiedo delle specifiche su Atif perchè, partendo da un'attività sulla descrizione di sè, delle proprie caratteristiche (qualità, sogni, passioni) - io gli ho dato delle schede per farli scrivere e condividere, lui ha iniziato senza sosta a parlare di Islam in maniera piuttosto estrema.

Forse un po' aiutato dal fatto che gli ho fatto io delle domande, dato che ho insegnato Storia delle Religioni. (Oggi) ho fatto conversazione, scrittura, lettura, grammatica per capire il livello (della classe). Ma lui mi lascia perplessa.

Ne ho un po' parlato (a scuola), voglio parlarne con gli altri docenti. Mi preocupa un po'.

Ha monopolizzato la classe e ha parlato in maniera molto estrema". I messaggi ai referenti sono stati vari, anche su Betty, quando fu presa in giro dai compagni di classe che volevano strapparle il velo e Atif la difese:

"Betty si sente presa in giro, un po' per il velo, un po' per il suo atteggiamento che è di estrema riservatezza e timidezza. Lei è così.

Ma ieri si è un po' aperta, l'ho lasciata parlare in lingua con Atif, con il patto di rielaborare i concetti in lingua italiana, ed è stato un momento di ascolto profondo e attivo. Sono contenta di questo ma volevo avvertirvi come referenti per attenzionare la situazione.

So che lei vorrebbe parlare con un coordinatore e volevo dirvelo. Per qualsiasi confronto sono aperta e ci sentiamo".

Quando Bertelli ha letto la notizia dell'omicidio sui giornali, ha subito contattato Betty, chiedendo se fosse stato Atif, col brivido del sesto senso: "Me lo sentivo, sapevo già che era stato lui prima di leggere la risposta sul cellulare.

Fino all'ultimo secondo ho sperato che non fosse così. Mi sembrava una profezia che si avverava, qualcosa che non avevo saputo impedire.

Sono crollata". L'infanzia in Marocco Bertelli riferisce che Atif le aveva raccontato, durante una lezione in cui erano solo lui e Betty, della sua infanzia in Marocco, lasciato con un parente e cresciuto senza genitori, durante la quale ne aveva vissute di tutti i colori, anche ritrovandosi in situazioni molto violente.

Le chiese di non raccontare a nessuno quelle confidenze, e Bertelli se le tenne per sè: "Quel giorno riuscì ad aprirsi, a lasciare per un momento da parte quell'ingombrante visione grandiosa di sè, perchè poco prima si era aperta Betty, così timida, parlandomi del velo.

E' importantissimo creare le condizioni perchè i ragazzi e le ragazze possano parlare liberamente di sè, basta farlo dieci minuti prima della didattica, non si inficia nulla, anzi si creano migliori condizioni proprio per l'apprendimento. Senza empatia, senza un rapporto di fiducia, non solo con l'insegnante ma con il gruppo classe, imparare diventa solo una dolorosa austerità, una noia mortale.

Quella era ovviamente una classe particolarmente complicata, ma è importante, se vengono portate tematiche delicate dagli allievi o dalle allieve, essere pronti a sospendere la lezione e mettersi in ascolto attivo, magari usando i materiali portati dai ragazzi proprio come opportunità didattica. Io insegnavo lingua italiana L2, per me era facile farli parlare perchè comunque dovevano fare conversazione e io potevo inserirmi nella correzione dei verbi etc.

Ma volevo anche che si sentissero ascoltati, visti, e li portavo a un livello B o B1 anche in questo modo. Atif arrivava dieci minuti prima della scuola pur di parlare di sè".

Bertelli era in quella scuola tramite una cooperativa di mediazione culturale per lavorare su progetti di integrazione sociale. Le sue finalità all'Istituto Einaudi-Chiodo erano dunque esattamente quelle di cui stiamo parlando: segnalare casi difficili.

Tutta la sua storia parla di questa missione, il volontariato, il buddismo, il counseling biosistemico, l'attivismo. "La scuola è il luogo in cui si impara a vivere in comunità - sostiene Bertelli - e ragazze e ragazzi vanno aiutati a creare quel valore di comunità.

L'esperienza di ciascuno e la propria sofferenza diventano dicibili perchè condivisibili, perchè non si è più soli, isolati. Sappiamo tutti che dire cura.

Se la cultura è educazione, non ha senso fermarsi alle nozioni, le nozioni si trovano ormai sui motori di ricerca, su Chat GPT. Il nuovo modello americano a cui sto lavorando e quello con cui ho lavorato tanti anni mi hanno insegnato quanto sia fondamentale, in un gruppo classe, mettere in evidenza le difficoltà, il cultural-schock, a creare una cultura positiva basata sulle unicità.

Per il modello americano, è cosa ovvia il counselor service, il dean, cioè il responsabile tutor, e gli advisor, che si occupano in modo capillare degli studenti per cui sono figure di riferimento. Anche se questo è un modello per scuole ricche, occorre importarne il senso".

The post Il vocale della prof di Atif, in carcere per l'omicidio di Youssef: "Segnalai immediatamente" appeared first on ReWriters.

Articoli simili