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Guerra in Asia: In attesa di un colpo di telefono
Emanuele Giordana In attesa che Trump alzi il telefono per sgridarli, Thailandia e Cambogia hanno ricominciato a spararsi stamattina mentre andava aumentando il numero dei morti (in serata la Thailandia ha rivendicato l’uccisione di 102 soldati cambogiani, cifra poi ridimensionata e senza conferme ulteriori), dei feriti e degli sfollati che all’alba di oggi erano già attorno a 500mila: 400mila solo in Thailandia. Nella mattinatainfatti i cannoni avevano già ricominciato a battere le postazioni lungo il confine mentre l’esercito thai dichiarava di essere in grado di poter intercettare eventuali lanci di missili a lungo raggio di lanciarazzi PHL-03 (70-130 chilometri), che i cambogiani hanno acquistato dalla Cina ma che per ora non sembrano intenzionati a usare.
La Cambogia ha schierato comunque lanciarazzi BM-21 con una gittata di 20-40 km e la Thailandia schiera aerei da combattimento F-16 con cui ha già effettuato raid in territorio cambogiano colpendo numerosi casinò oltreconfine. Una mappa del conflitto, che la Bbc sta monitorando giorno per giorno,mostra come gli incidenti, iniziati nell’area Est del confine domenica, si stiano spostando un po’ ovunque lungo gli 800 chilometri di frontiera comune.
E i tailandesi appaiono molto muscolari. Per altro il primo ministro tailandese Anutin Charnvirakul, riflettendo il sentimento nazionalista dell’opinione pubblica che lo ha forse aiutato a rientrare dal calo di popolarità in seguito alla cattiva gestione delle recenti alluvioni, ha ripetutamente promesso di continuare la battaglia finché la sovranità e la sicurezza della Thailandia non saranno garantite.
E, ricordava ieri il South China Morning Post, nelle sue dichiarazioni di mercoledì, Anutin non è sembrato escludere negoziati con la Cambogia, ma ha affermato che le cose non si faranno solo perché le chiede Trump. La pressione americana grazie al ricatto sui dazi è stata sin da ottobre – quando si è firmato l’accordo di pace a Kuala Lumpur sotto egida americana – maldigerita a Bangkok mentre è apparsa più accettabile a Phnom Penh che ha sempre voluto internazionalizzare il problema dei confini con il regno thai al contrario di Bangkok che è sempre stata a favore di negoziati solo bilaterali.
Intanto il premier della Malaysia Anwar Ibrahim ci riprova: ha parlato con entramni i regni ma la Thailandia si aspetta che il passo lo faccia Phnom Penh e intanto le bocce restano ferme. C’è anche una situazione interna thai molto delicata:
Anutin guida un fragile governo ad interim che gode dell’appoggio esterno del Partito popolare, progressista quanto inviso ai militari. Appoggio in bilico per altro e che preannuncia un anticipato scioglimento del Parlamento come in serata ha poi annunciato il premier Anutin..
Così che la dimostrazione muscolare della guerra sembra anche un “parlare a nuora perché suocera intenda”. L’esercito veglia sulla sovranità nazionale.
Ma anche su elezioni – imminenti – che devono avere un risultato che non disturbi il manovratore in divisa. Che, oltreché di guerra, si occupa da sempre anche di affari civili.
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