Storia
Il Concilio di Nicea, il sinodo in cui fu deciso il futuro del Cristianesimo
Agli albori del cristianesimo non esisteva un'unica versione della vita e dei comandamenti di Gesù Cristo, ma al contrario ogni comunità tendeva ad adottare la propria versione dei fatti, cosa già evidente negli stessi Vangeli data l'assenza di alcuni episodi a seconda dell'evangelista. Ma la Chiesa continuò a crescere e ben presto sorsero patriarchi e vescovi che imposero il loro credo in vaste regioni dell'impero romano.
Il patriarca (e in seguito santo) Alessandro di Alessandria fu uno di questi essi: fu lui a sostenere che Cristo fosse della stessa natura di Dio e non un semplice figlio dotato di poteri divini come credevano molti cristiani orientali. I suoi tentativi d'imporre la dottrina favorita dai cristiani occidentali si scontrarono con l'opposizione del suo presbitero Ario, che con il sostegno di vescovi come Eusebio di Cesarea iniziò una rivolta contro il patriarca che provocò uno scisma tra le comunità cristiane di tutto il mondo.
La Chiesa divisa Fu per evitare una guerra civile e rettificare anche altri punti dottrinali che l'imperatore Costantino (che aveva legalizzato il cristianesimo da poco) convocò nel 325 un concilio di tutti i vescovi dell'impero nella città di Nicea (oggi Iznik, in Turchia). Durante l'incontro, circa 318 vescovi, tra cui curiosamente San Nicola, espressero la loro opinione sulla divinità di Cristo, confutando i loro rivali con le Scritture e arrivando persino alle mani, mentre l'imperatore, ancora pagano, manteneva un ruolo di moderatore neutrale.
Alla fine furono i sostenitori dell'idea che Gesù e Dio condividessero la stessa essenza a vincere il dibattito con una maggioranza schiacciante, e Costantino, in qualità di Pontefice Massimo, impose il credo niceno come prima ortodossia cristiana e condannò gli ariani alla scomunica e all'esilio. Insieme agli ariani furono rimproverati anche i melitensi, seguaci del vescovo Melizio di Licopoli, che si rifiutavano di dare la comunione a coloro che avevano abiurato durante le persecuzioni di Diocleziano, considerandoli apostati e traditori della fede.
Durante questo sinodo fu anche adottato il calendario giuliano come ufficiale e fu fissata una data per la Pasqua comune a tutto l'Impero (e diversa da quella degli ebrei), e furono adottati venti canoni ecclesiastici che regolavano la vita, i diritti e i privilegi del clero, compreso il divieto di castrarsi o di vivere insieme a uomini e donne che avevano fatto voto di castità. Con il Concilio di Nicea fu quindi stabilita la prima ortodossia nella storia della Chiesa, scomunicando coloro che si opponevano ad essa e omogeneizzando per la prima volta le credenze di tutta la cristianità.
Tuttavia, questa non fu la fine per gli ariani, che diffusero la loro dottrina oltre i confini dell'impero convertendo barbari come i goti e sopravvivendo con il credo niceno ancora per alcuni secoli.