Mercoledì 8 aprile 2026 ore 20:00

Cultura

"Il cane pensato", l'ultimo libro di Luca Spennacchio

Mercoledì 4 marzo 2026 ore 00:28 Fonte: ReWriters
"Il cane pensato", l'ultimo libro di Luca Spennacchio
ReWriters

Il mondo è fatto di aspettative, la nostra capacità, come animali umani, di proiettarci verso il futuro, pur ingabbiati in un presente e discepoli di un passato, è molto particolare. Di fatto non siamo capaci di non pensare a un dopo, a quello che accadrà, tanto che anche adesso, anche mentre stiamo scrivendo, leggendo, c’è una parte del nostro cervello che sta altrove.

L’animale umano sta sempre altrove Non è una considerazione prescrittiva la mia, non voglio dire che questo altrove debba essere per forza un bene o un male, ma, di fatto, fatichiamo ad ancorarci nel presente e rimanere saldi con i piedi ben piantati a terra per vedere quello che c’è qui. E se quello che c’è qui è un cane allora sembra proprio impossibile.

Questa è la tesi che Luca Spennacchio conduce nel suo ultimo appassionante testo. L’educatore cinofilo, che mi viene da definire “l’amico dei cani”, ci spiega perfettamente come noi, davanti a un cane, non sappiamo stare fermi.

No, non è una questione di prossemiche quanto piuttosto di voli pindarici che possiamo fare solo con il nostro pensiero. Ecco perché Il cane pensato: per il fatto che prima di vivere con il cane abbiamo creato un immaginario di quella vita ma, soprattutto, una prescrizione, sì, in questo caso sì, di cosa debba essere un cane.

Nella nostra mente il cane ha una forma specifica, degli atteggiamenti, dei modi di essere, dei desideri per cui riconoscerlo di per sé stesso sembra quasi impossibile. Il cane pensato è quel soggetto che si annulla nelle sue vere caratteristiche e nella sua dimensione etologica per trasformarsi nel pet: quell’animaletto carino, “pelosotto”, sempre benevolo e a cui destiniamo tutte le nostre insoddisfazioni personali ed emotive.

Quando acquistai il testo, in realtà lo preordinai, ero molto curiosa: un titolo come Il cane pensato lasciava aperte mille possibilità e credevo che Spennacchio volesse farci riflettere sulle capacità cognitive del cane. "Il cane pensato" sta dalla parte dei cani E invece no: ha fatto l’inverso, mettendo seriamente in discussione le nostre di capacità intellettuali, mostrandoci come il nostro “guardare” corrisponda raramente a un “vedere”.

Il cane pensato è un libro che sta dalla parte dei cani, che spiega a noi animali umani che, per quanto il nostro amico a quattro zampe, fin dalle origini ci accompagna in mille avventure, resta un cane e la bellezza è proprio questa: il fatto che non diventi mai un umano; il fatto che molto spesso non è affatto come lo abbiamo pensato e che il nostro pensiero, quando si rivolge al cane, ricade all’interno di un bias molto pericoloso che ci allontana profondamente dallo splendore della “caninità”. Questa proiezione che il nostro cervello è uso fare non funziona con il cane, il cane sta qui, davanti a noi, il cane non puoi mai immaginarlo perché ti stupirà sempre lasciandoti senza parole.

Per sottolineare ancor più l'autonomia dell'essere cane e il fatto che il cane non è il prodotto dell'uomo, ma possiede una dimensione autonoma ci sono nel libro degli interessanti approfondimenti sulle origini di questa splendida creatura, storie di vita vissuta, di autonomie "apprese"(?) e di come l'uomo non sia necessario al cane per sopravvivere, anzi! In un mondo in cui tutto è prevedibile, calcolabile, in cui tutte le risposte sono nelle mani dell’intelligenza artificiale i quesiti che ci pongono i cani rimangono ancora delle domande aperte, perché per quanto noi possiamo immaginarlo, descriverlo, allevarlo, renderlo prevedibile, nel cane rimarrà sempre quel principio che domina la vita: l’imprevedibilità.

L’autore si muove attorno a diversi temi, mostrando come la sua passione sia diventata una conoscenza profonda del cane sia tecnica che emotiva. Fa sorridere dirlo ma il testo di Luca Spennacchio sembra un manuale che induce tutta una serie di ragioni per non vivere con un cane.

Tuttavia, credo che fosse proprio il testo necessario in questo momento, un libro che con simpatia e arguzia spiega passo per passo quanto sia complesso condividere la vita con un essere di un'altra specie. Dire che sia complesso non significa dire che non sia bello, che non sia importante, che non sia la ragione di vita che muove l’autore e la persona Luca ad alzarsi tutte le mattine dal letto.

Tuttavia, persuadere dalle semplici adozioni/acquisti di soggetti magari scelti solo per ragioni morfologiche è necessario al fine di preservare il benessere sia dei cani che delle persone. E Luca Spennacchio lo sa bene perché nei canili c’è cresciuto, ha visto la sofferenza dell’abbandono, ha incontrato occhi piangenti, desolati di cani pensati e mai compresi.

Come si dice: “non è il cane ad dover essere educato ma chi vive con il cane”; Il cane pensato è un libro di educazione umana al cane.

Credo che nell’universo di libri scritti e pensati sui cani quello di Luca Spennacchio abbia una marcia in più: la passione, la conoscenza, il rispetto e il fatto che dopo tanti anni vissuti con i cani sa molto bene cosa significhi “essere cane”. A chiunque desideri un cane, a chiunque abbia già con sé un cane questo testo farà da guida alle nostre contraddizioni ai nostri problemi, alle nostre pretese, ai nostri film e ci aiuterà, anzi ci educherà, alla vita con il cane e ad imparare a conoscerci e a conoscerlo con maggiore realismo.

Perché immaginare, pensare, sognare, è stupendo e molte cose saranno anche realtà allo stato puro, ma ci sarà sempre una merda da raccogliere da terra. The post "Il cane pensato", l'ultimo libro di Luca Spennacchio appeared first on ReWriters.

Articoli simili