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Storia

San Nicola di Bari, da vescovo a leggenda

Venerdì 19 dicembre 2025 ore 06:00 Fonte: Storica National Geographic
San Nicola di Bari, da vescovo a leggenda
Storica National Geographic

San Nicola da Bari, san Nicola da Myra, Sinterklaas o Babbo Natale. Queste sono alcune delle declinazioni del nome del santo celebrato il 6 dicembre in tutto il mondo cattolico e ortodosso.

Ma cosa sappiamo del personaggio storico? E come mai gli è stato attribuito il ruolo di portatore di doni?

Nicola nacque intorno al 270 a Patara, una città della Licia, regione meridionale dell’attuale Turchia che si affaccia sul mar Egeo, quasi di fronte a Rodi. A quel tempo, Patara era un’importante città portuale.

L’apostolo Paolo vi sbarcò prima di recarsi in altri centri dell’Asia Minore. La sua predicazione fu agevolata dall’ambiente dinamico dell’emporio e delle città circostanti, che grazie all’operosità del porto fungevano da centri di diffusione della nuova religione.

Il cristianesimo dunque mise radici e ben presto fu istituita una sede vescovile nella città principale della regione, Myra, a circa novantacinque chilometri a est di Patara. Nicola crebbe secondo i dettami della religione cristiana.

La tradizione vuole che uno zio, vescovo di Myra, lo ordinò sacerdote e gli affidò la direzione di un monastero da lui fondato. Nicola si trasferì a Myra quando aveva circa vent’anni e fu nominato vescovo della città intorno al 305.

Michele Achimandrita (VIII-IX secolo) nella Vita di san Nicola afferma che fu eletto vescovo da laico, cosa non insolita all’epoca. Di certo in quel periodo la feroce persecuzione di Diocleziano contro i cristiani stava volgendo al termine.

La tradizione racconta che Nicola fu imprigionato e martirizzato, anche se secondo altre versioni si nascose per sfuggire alla persecuzione. Gli episodi storici della vita di san Nicola s’intrecciano con i racconti leggendari delle sue gesta Un altro punto controverso è la partecipazione di Nicola al concilio di Nicea (325).

Indetto dall’imperatore Costantino in una prospera città dell’odierna Turchia settentrionale, il concilio aveva lo scopo di trovare una linea comune in materia di dogma e di porre fine all’eresia ariana, che negava la piena divinità di Cristo. Tra i presenti c’era lo stesso Ario, teologo alessandrino e autore di questa dottrina.

Una leggenda tardiva, risalente al XIV secolo, racconta che durante il dibattito Nicola s’infuriò così tanto con lui da arrivare a schiaffeggiarlo. Da Oriente a Occidente Il vescovo Nicola doveva essere una personalità carismatica con una grande influenza sulla comunità, poiché alla sua morte, avvenuta a Myra il 6 dicembre del 345 o 351, fu presto proclamato santo.

Il culto dei santi si era sviluppato nella Chiesa cristiana a partire dal III secolo attorno a cappelle e chiese erette in onore di religiosi che avevano goduto del favore popolare. All’imperatore Teodosio II (401-450) è attribuita la costruzione di una chiesa a Myra in onore di Nicola.

Qui secoli dopo si sarebbero recati i pellegrini che avevano sentito parlare delle sue virtù. Il suo culto si diffuse in tutto l’impero bizantino, e secondo lo storico Procopio di Cesarea, finanche Giustiniano (527-565) gli dedicò una chiesa a Costantinopoli.

A partire dall’VIII secolo, l’adorazione di San Nicola giunse in Italia e in Germania per influenza bizantina. Ma fu il trasferimento delle reliquie del santo in Puglia alla fine dell’XI secolo a dare l’impulso definitivo alla diffusione del suo culto in Occidente.

Quando nel 1087 i turchi conquistarono Myra, un gruppo di marinai di Bari trafugò il corpo del santo e lo portò nella loro città, anticipando i veneziani, che si stavano preparando a fare lo stesso. Arrivati in città, aprirono il sarcofago e scoprirono che le spoglie del santo trasudavano un liquido bianco con proprietà curative, che fu chiamato “manna di San Nicola” e che divenne oggetto di venerazione.

Nel 1089 furono completati i lavori della chiesa a lui dedicata, dove oggi sono custodite le sue reliquie. A partire dal XII secolo Nicola divenne uno dei santi più popolari della cristianità.

In suo onore furono costruite decine di chiese e diversi artisti realizzarono dipinti, sculture, o vetrate che rappresentano i principali episodi della sua vita, molti dei quali erano storie edificanti o miracolose che sono sicuramente elaborate dopo la morte del santo. Il testo più antico in cui sono raccolti è una Vita di San Nicola redatta all’inizio del IX secolo da Michele Archimandrita, che sicuramente si basava su una biografia precedente.

Nel testo compare una delle storie più popolari sul santo. Dalla parte dei deboli Il vicino di Nicola aveva tre figlie in età da marito ma, non potendo provvedere alla loro dote, decise di avviarle alla prostituzione.

Venuto a conoscenza della situazione, il santo approfittò del favore delle tenebre per gettare dalla finestra del vicino un piccolo fagotto contenente del denaro. Poi fuggì.

Grazie a quel gruzzolo, il padre poté provvedere alle nozze della figlia maggiore. La stessa scena si ripeté quando arrivò il turno della seconda figlia, ma quando toccò alla più piccola, il padre si nascose e attese.

Così riuscì a scoprire l’identità del misterioso benefattore. Questa storia presenta somiglianze con l’episodio della Vita di Apollonio di Tiana opera di Lucio Flavio Filostrato.

In un’altra storia, tre studenti di teologia che si recavano ad Atene si fermarono in una locanda per passare la notte. Il locandiere li derubò e li uccise, nascondendo i loro corpi in un barile.

Poco dopo Nicola soggiornò nella stessa locanda e durante la notte l’orrendo crimine gli fu rivelato in sogno. Sconvolto, si raccolse in preghiera e la sua fede operò il miracolo di riportare in vita i giovani.

Il locandiere, rendendosi conto dell’atrocità che aveva commesso, si pentì e si convertì al cristianesimo. Con il tempo, la parola “giovani” fu sostituita da “innocenti”, e in seguito interpretata come “bambini”.

Ecco quindi che gli studenti di teologia riportati alla vita da san Nicola divennero tre fanciulli. Questa e altre leggende in cui il santo protegge i più piccoli gli valsero il titolo di protettore dei bambini.

Un’altra leggenda narra che, durante un pellegrinaggio in Terra Santa, la nave su cui viaggiava fu sorpresa da una tempesta che lui, dopo essersi raccolto in preghiera, riuscì a placare. Probabilmente per questo Nicola divenne pure il patrono dei viaggiatori e dei naviganti.

Spogliarsi dei propri averi In molte storie san Nicola è presentato come dispensatore di doni, come quella in cui, prima di assumere la carica episcopale, donò la sua considerevole eredità ai poveri. Questo potrebbe spiegare perchè è associato alla distribuzione di doni alla fine dell’anno.

Tuttavia, gli studiosi di folklore sottolineano che quest’ultima usanza ha piuttosto un’origine precristiana. In alcuni paesi dell’arco alpino europeo, antichi riti pagani che si svolgevano all’inizio di dicembre si fusero con il culto di San Nicola.

Così, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre, il santo percorre le strade dei villaggi accompagnato da angeli che distribuiscono doni e da demoni - i krampus - che, armati di bastoni, percuotono i “cattivi”. Con il tempo questo rito si è trasformato in una festa per bambini che si è mantenuta in Paesi come il Belgio e i Paesi Bassi.

Da essa deriva la figura di Babbo Natale, che tuttavia si presenta ai bambini non il giorno di san Nicola, ma a Natale. Per saperne di più SAGGIO.

San Nicola. Il grande taumaturgo M. Bacci.

Laterza, Roma-Bari, 2009. Questo articolo appartiene al numero 203 della rivista Storica National Geographic.

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