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Politica

Le ombre del mondo, irrinunciabile noir sociale e geopolitico di Bussi

Domenica 14 dicembre 2025 ore 16:16 Fonte: Strisciarossa
Le ombre del mondo, irrinunciabile noir sociale e geopolitico di Bussi
Strisciarossa

Ruanda, Normandia e Francia. C’era una volta un piccolo tranquillo regno ben nascosto da qualche parte in Africa sotto l’equatore, Espérance racconta il suo segreto.

Il 6 aprile 1994 sera nel cielo di Kigali viene abbattuto un Falcon 50 con a bordo tre cittadini francesi nonché i presidenti del Ruanda (l’hutu Juvénal Habyarimana) e del Burundi. Il mattino dopo l’addetto militare dell’ambasciata francese in Ruanda chiama la segreteria dell’Eliseo (a seimila chilometri di distanza), spiega che la capitale e l’intero paese africano stanno per esplodere; loro sono trincerati nella sede diplomatica, i primi terrificanti massacri dei tutsi sono in corso, in città possono circolare solo i soldati francesi o belgi e i caschi blu dell’Onu; si sentono le raffiche di mitra intorno alla residenza della prima ministra Agathe Uwilingiyimana, i servizi segreti francesi stanno ancora cercando la scatola nera dell’aereo.

Il contatto telefonico fallisce, non riescono a parlare con esperto consigliere di Mitterrand, anzi François de Grossouvre viene trovato morto nel suo ufficio, un proiettile 357 Magnum gli ha portato via metà cervello. Trent’anni dopo, in un paesino normanno è previsto il cenone, tre generazioni successive: la riccia studentessa 15enne Maé, sua madre Aline (appena 34enne professoressa di scienze, preparata e scontrosa) e suo nonno Jorik Arteta (60enne militare in pensione, affascinante e scapolo).

La ragazza trova tre sorprese sotto l’albero di Natale (2024). Nel primo regalo c’è un antico mangianastri, canti registrati nell’aprile 1992 a Kibeho per il matrimonio con Espérance (nonna mai conosciuta); poi la foto di un gorilla di montagna, silverback, l’animale che più ama; infine i biglietti, partiranno per il Ruanda la mattina del 25 dicembre!

Quella sera non riesce ad addormentarsi, il nonno le porge un quaderno nero, il diario della nonna dal ottobre 1990 a giugno 1994, quando è morta. Aline non lo sa e sarebbe meglio non lo vedesse, troppo doloroso.

Il fatto è che Jorik viene rapito quasi subito dopo l’arrivo a Kigali. Geografo e scrittore Lo scrittore già professore di geografia all’università (in aspettativa dal 2016) Michel Bussi (Louviers, 1965) vive sempre a Rouen in Normandia e pubblica ottimi gialli di successo da quasi una ventina d’anni (avendoli cominciati a scrivere ben prima).

Fu discreto studioso della sua disciplina (specialista di democratica geografia elettorale), continuando a prestare attenzione lirica e scientifica alle scienze degli ecosistemi. Ha avuto straordinario successo in Francia, è tradotto in decine di lingue, molto apprezzato in Italia.

I romanzi pubblicati hanno una precisa ricostruzione dei “luoghi” d’ambientazione e una notevole completezza di riferimenti alle specie vegetali o animali; il “mestiere” gli ha imposto una maggiore cura nel trattare anche le discipline biologiche e antropologiche. I suoi godibili circa venti romanzi polar gialli sono “pezzi unici”, finora mai seriali: trame estremamente arzigogolate con vari marchingegni letterari di difficile trasposizione e replicazione, scritture da scienziato geografo più che da sceneggiatore sincopato.

Il nuovo romanzo è un irrinunciabile meraviglia del noir sociale e geopolitico: la vera storia (emersa nei decenni successivi) del terribile genocidio di oltre un milione di tutsi da parte di hutu estremisti e invasati (capaci di attivare cieche dinamiche di massa) con le turpi complicità della Francia (poteri costituzionali, servizi, mercenari); senza che fra hutu e tutsi esistesse alcuna effettiva differenza etnica (sullo stesso territorio pacificamente da millenni), religiosa (grande maggioranza cristiana cattolica), politica (istituzioni amministrativamente comuni). In copertina le foreste del Parco dei Vulcani sui Monti Virunga, coi personaggi principali.

Il titolo riassume il dramma: “ognuno di noi porta in sé quella parte di paura e di odio annidata nel cervello e pronta a divorarlo là dove ballano le ombre del mondo, sul palcoscenico marcio della nostra umanità”. I fatti raccontati sono tutti tristemente reali.

Prima della dedica a Sacha (“A tutti coloro che rifiutano di ubbidire quando ricevono l’ordine di odiare”), l’utile semplice mappa del paese con le principali città fiumi laghi montagne, fra Congo Uganda Tanzania Burundi. L’autore lo ha studiato per decenni e poi meticolosamente visitato con un amico grande giornalista, pellegrinaggio laico come dovere civile, prima o poi da affrontare, non solo per i francesi.

Risultano tanti gli indimenticabili personaggi veri o inventati; dal 1994, Aline e Jorik non erano più tornati in Ruanda e lì è decisivo l’immediato intervento della giornalista belga Nadine Ickx che aveva già molto ben scritto sul Ruanda; gli stessi gorilla appaiono naturalmente più saggi e meno ipocriti di turisti e bracconieri, come unica specie adesso di un migliaio di esemplari (opportuni anche i riferimenti alla grande primatologa Dian Fossey). La narrazione è in terza varia al passato, talora in prima al presente per il diario o con Jorik, di continuo frammentando e alternando le vicende storiche (1990-1994) con il concitato periodo recente e con il possibile futuro (l’auspicabile arresto di tutti i genocidi e le genocide, oggi non ancora avvenuto, ipotizzato a dicembre 2028, chissà).

Tante birre e alcol di banana. Musiche rituali e aggiornate.

Le ombre del mondo, Michel Bussi Traduzione di Alberto Bracci Testasecca Polar giallo noir Edizioni e/o Roma,  2025 (orig. agosto 2025, Les ombres du monde) Pag. 591 euro 21 L'articolo Le ombre del mondo, irrinunciabile noir sociale e geopolitico di Bussi proviene da Strisciarossa.

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