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Politica

Meloni, mossa geniale: “Se vince il Sì mi tolgo dalle balle”

Venerdì 20 marzo 2026 ore 17:03 Fonte: Strisciarossa
Meloni, mossa geniale: “Se vince il Sì mi tolgo dalle balle”
Strisciarossa

Comunque la si pensi sul referendum di domenica 22 e lunedì 23 marzo, una cosa è certa; il voto è la massima espressione della democrazia, e soprattutto il miglior pretesto per una Maratona Mentana. Trump a Meloni:

“Baby, i referendum sono roba da perdenti, dàmmi l’okay e spedisco un Tomahawk su Gratteri”. Riforma della giustizia, Nordio rinuncia al raddoppio del Csm: per vederne due gli basta un paio di spritz.

Okay, la campagna referendaria ha fatto cagare, ma non cedete alla voglia di astensionismo: pensate che è sempre meglio dover correre alle urne che nei rifugi. Sorteggio-mania, dopo il Csm il segretario Pd La classica mossa del cavallo, a poche ore dall’apertura dei seggi: con un annuncio a sorpresa Giorgia Meloni, frontwoman del Sì, spiazza l’opposizione e ipoteca seriamente il risultato della consultazione sulla giustizia.

“Ha visto gli ultimi sondaggi che davano vincente il No,” rivela un suo stretto collaboratore, “e ha deciso di giocare il tutto per tutto per far pendere la bilancia dal lato opposto.” Anche chi avversa con tutte le sue forze la riforma della giustizia metterà la croce sul Sì, nella speranza di rimandare a casa Meloni, sua sorella, cognati e camerati. “Ovviamente, le sue dimissioni saranno l’ennesima promessa elettorale che smentirà dopo aver incassato la vittoria,” sottolinea il nostro informatore, “ma se gli italiani non soffrissero di amnesia cronica non ci avrebbero mai nemmeno mandato al governo nel 2022.” I calcoli di Meloni sembrano azzeccati: secondo le ultime rilevazioni segrete alla vigilia del voto, il Sì ora è accreditato del 90 per cento dei suffragi, e si profila un crollo delle astensioni.

“In fondo questa riforma non è malaccio”, pare abbia detto il giudice Nicola Gratteri in un evento pubblico, mentre tutti gli iscritti e simpatizzanti del Pd hanno ricevuto un sms che li invita a turarsi il naso e a pensare che il sorteggio è una buona idea per designare non solo i giudici del Csm, ma anche il prossimo segretario dem: peggio che con le primarie non potrà andare. “Ci piace vivere fra le urne”: scoppia il caso della famiglia nel seggio Lo stormire delle schede elettorali al vento della sera, il profumo antico delle matite copiative, e soprattutto l’isolamento e la solitudine di un luogo remoto, dove la presenza umana è sempre più rara: per immergersi in questa magica atmosfera Martha e Scott Caernavon hanno lasciato la Nuova Zelanda per stabilirsi con i loro quattro figli in un seggio elettorale dell’entroterra abruzzese.

“Abitavamo un una città fantasma del Kaitangata, densità per chilometro quadrato tre abitanti, di cui un opossum” racconta papà Scott. “Quattro anni fa l’opossum ha avuto i piccoli e ci siamo detti: troppa folla.” Proprio allora i Caernavon hanno letto un articolo sull’astensionismo in Italia e sulle urne vuote, e hanno fatto le valigie.

“Abbiamo trovato il posto che fa per noi,” dice Martha, “qui non viene nessuno, al massimo due o tre anziani, ma entrano nella cabina per pochi secondi e poi vanno via.” La scelta di vita romantica e spartana di quella che ormai tutti chiamano “la famiglia nel seggio” ha messo in allarme i servizi sociali, soprattutto riguardo al corretto sviluppo psicologico dei bambini: “Non sanno nemmeno scrivere il loro nome, dicono che così si annulla il voto,” riferisce un operatore, “al massimo fanno una croce su un simbolo o su una casella.” Peggio ancora, i piccoli Caernavon credono fermamente in teorie balzane e stravaganti:

“Sono convinti che votare sia una cosa bellissima e che il voto sia l’unico modo in cui i cittadini possono cambiare le cose. Con queste superstizioni, come potranno inserirsi nella società?” Par condicio, l’Anticristo:

“Farò un convegno su Peter Thiel” Il galateo pre-referendario non piace solo ai fautori del Sì e del No al referendum sulla giustizia. Chiamato ripetutamente in causa, senza contraddittorio, dal tecnocrate ultraconservatore Peter Thiel nel suo recente convegno a Roma, l’Anticristo ha annunciato un contro-evento, da celebrarsi nella capitale, per discutere sulla minaccia per l’umanità rappresentata da uno scocomerato para-nazista come Peter Thiel.

“La mia convention sarà molto più seria della sua carnevalata, se non altro perché non ci saranno Italo Bocchino e Daniele Capezzone,” assicura l’Anticristo, che in passato ha querelato il fondatore di PayPal e Palantir per averlo identificato in Greta Thunberg (“io mi vesto decisamente meglio”). Al proverbiale antagonista del Messia il Vaticano non ha negato la sala dell’Angelicum, off limits per Thiel:

“Con l’Anticristo dialoghiamo serenamente da duemila anni,” si legge in una nota della Santa Sede, “mentre quello sbarbatello trumpiano tenta di rubarci il mestiere: la raccolta e l’analisi di dati personali sensibili e riservati noi la facevamo ben prima di Internet, e si chiama confessione.” La conferenza dell’Anticristo è già sold out, ma i pettegoli dicono che l’attesa più febbrile è per gli altri ospiti in programma: Giovanni l’Antibattista, che invece di spruzzare d’acqua i fedeli li asciuga col phon, e soprattutto per sua madre, l’Antivergine Maria.

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