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Quanto ci costa aiutare l’Ucraina?

Martedì 17 marzo 2026 ore 07:16 Fonte: Valigia Blu

Il testo che segue è un riassunto generato dall'IA dell'articolo "Quanto ci costa aiutare l’Ucraina?" . L'IA può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

L'analisi dei costi del supporto all'Ucraina evidenzia l'impatto significativo sul PIL europeo, con dati forniti dal Kiel Institute che mostrano come gli aiuti, sebbene onerosi, possano risultare meno costosi rispetto a un'interruzione del sostegno. Infatti, fermare gli aiuti potrebbe comportare conseguenze economiche e sociali più gravi, rendendo la continuazione del supporto una scelta strategica per garantire stabilità e sicurezza nella regione.
Quanto ci costa aiutare l’Ucraina?
Valigia Blu

Sono ormai passati più di quattro anni da quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Il bombardamento delle città e la distruzione delle infrastrutture, oltre alle esigenze militari necessarie per resistere all’invasione, hanno messo a dura prova l’economia ucraina.

Secondo una stima del Kyiv School of Economics Institute, dall’inizio dell’invasione l’economia ucraina ha subito perdite per circa 1,7 trilioni di dollari in ricavi e attività economica. Proprio per questo motivo, l’Ucraina ha potuto contare su aiuti, sia di tipo militare che civile.

Con l’approdo di Donald Trump alla Casa Bianca, il supporto economico proviene prevalentemente dall’Europa e dal Regno Unito. Tuttavia, fin dall’inizio dell’invasione, gli aiuti all’Ucraina sono stati al centro di intense polemiche.

Vari partiti hanno votato sistematicamente contro questo tipo di aiuti, sia nei parlamenti nazionali sia a quello europeo. L’opposizione a questo tipo di aiuti proviene prevalentemente dai partiti della destra radicale sia dalla sinistra.

Nell'ultimo voto alla camera, i partiti che si sono schierati contro gli aiuti sono il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e i parlamentari di Futuro Nazionale, la nuova formazione dell’europarlamentare Vannacci. Ma anche all’interno del governo ci sono dei malumori: la Lega di Matteo Salvini ha più volte criticato gli aiuti all’Ucraina.

Pur votando compatta con la maggioranza - con alcune defezioni - il partito si è poi astenuto al Parlamento Europeo sul sostegno all’Ucraina. Di cosa parliamo in questo articolo:

Il costo del supporto all’Ucraina Il costo della sconfitta dell’Ucraina La vera domanda e il problema dei numeri Il costo del supporto all’Ucraina Ma qual è l’entità di questi aiuti, dal punto di vista economico? Gli aiuti da parte dell’Europa e dei 27 Stati Membri ammontano, dall’inizio della guerra, a 194,9 miliardi di euro.

Di questi 104,5 miliardi sono destinati ad aiuti di tipo umanitario, 69,7 miliardi di euro in sostegno militare e 17,7 per il sostegno dei rifugiati. Un trend importante sotto questo punto di vista riguarda la ripartizione della spesa tra Stati Membri e Commissione o altre istituzioni europee.

Mentre nel 2022, gli oneri erano suddivisi a metà, nel 2025 la Commissione Europea, il Consiglio Europeo e la Banca Europea per gli Investimenti hanno contribuito per il 90 per cento. Le spese sono comunque contenute se prese rispetto al PIL Europeo.

Una ricerca condotta da Unicredit ha stimato che si tratta di una cifra intorno al 0.2-0.3 del PIL. Inoltre, nel corso dell’ultimo anno, anche per sopperire agli aiuti degli Stati Uniti, l’Europa ha aumentato in termini reali il suo sforzo economico del 59 per cento per quel che riguarda gli aiuti umanitari e del 67 per cento per quel che riguarda quelli militari.

Per dare un’idea più concreta, vale la pena citare una stima fatta da Hubert Wetzel sulle colonne del quotidiano bavarese Süddeutsche Zeitung. Considerando la popolazione europea e spalmando sugli anni di guerra, il costo per singolo cittadino per gli aiuti all’Ucraina ammonterebbe a 108,33 euro all’anno.

Si tratta di una cifra simile all’abbonamento mensile a Netflix o Spotify. Guardando invece a quanto successo per paesi e aree geografiche, emerge una forte eterogeneità.

Secondo un recente policy brief del Kiel Institute, basato sui dati dell’Ukraine Support Tracker, il sostegno europeo all’Ucraina mostra forti disparità tra paesi se rapportato alla dimensione delle economie. In termini assoluti, nel 2025 i principali contributori militari sono stati Germania (con circa 9 miliardi di euro) e il Regno Unito (5,4 miliardi).

A seguirli però non ci sono grandi economie europee, ma i paesi nordici:  la Svezia con 3,7 miliardi, Norvegia con 3,6 miliardi e Danimarca con 2,6 miliardi. Questi cinque paesi rappresentano tre quarti degli aiuti all’Ucraina.

Se si guarda invece alla spesa in percentuale del PIL, il quadro cambia radicalmente: Norvegia, Danimarca e Svezia hanno destinato nel 2025 oltre lo 0,6 per cento del PIL agli aiuti militari a Kyiv, mentre nei paesi dell’Europa occidentale la quota si colloca in genere tra lo 0,15 e lo 0,25 per cento del PIL, includendo Germania, Belgio e Regno Unito, livelli comunque più alti rispetto alla media del periodo 2022-2024.

Al contrario, alcune grandi economie europee hanno contribuito molto meno: l’Italia, ad esempio, nel 2025 ha allocato circa 0,3 miliardi di euro di aiuti militari, una cifra relativamente modesta rispetto alla dimensione della sua economia. Quello che emerge dall’analisi è proprio un forte squilibrio geografico: i paesi del Nord Europa, che rappresentano appena l’8 per cento del PIL complessivo dei donatori europei, hanno fornito circa il 33 per cento degli aiuti militari nel 2025, mentre l’Europa meridionale - con il 19 per cento del PIL - ha contribuito soltanto per il 3 per cento.

Si tratta, in ogni caso, di cifre estremamente contenute. Non c’è alcuna sottrazione di risorse per servizi come sanità e istruzione per il sostegno all’Ucraina.

Il costo della sconfitta dell’Ucraina C’è poi un aspetto su cui l’opinione pubblica non si è soffermata. Nel dibattito si sono spesso presi in considerazione i costi attuali degli aiuti all’Ucraina.

Non ci si è però interessati a quali potrebbero essere i costi di una vittoria militare russa sul campo, che avverrebbe qualora gli Stati Europei smettessero di aiutare economicamente l’Ucraina. Proprio su questo aspetto si è concentrato uno studio della società di analisi norvegese Corisk, condotto in collaborazione con l'Istituto norvegese per gli affari internazionali (NUPI).

I ricercatori hanno messo a confronto due scenari: uno in cui l’Europa continua a sostenere l'Ucraina, incrementando il suo supporto, e uno in cui una vittoria militare russa porti Kyiv a cedere metà del proprio territorio. Proprio in quest’ultimo scenario si assisterebbe a costi maggiori per l’Europa.

Infatti, anche in uno scenario di vittoria parziale della Russia, l’Europa si troverebbe ad affrontare costi enormi. Oltre a consentire a Mosca di ricostruire la propria economia di guerra e rafforzare rapidamente le capacità militari - soprattutto in presenza di prezzi energetici elevati o di un allentamento delle sanzioni - l’impatto principale ricadrebbe sui bilanci europei.

Secondo diverse stime citate dallo studio, ridurre o interrompere il sostegno a Kyiv costerebbe molto più che continuare ad aiutarla: per la sola Germania il costo complessivo potrebbe essere da dieci a venti volte superiore rispetto al mantenimento degli attuali aiuti. A livello europeo, tra aumento della spesa militare per difendere la frontiera orientale, nuovi aiuti all’Ucraina e gestione di possibili ulteriori ondate di rifugiati, i costi potrebbero raggiungere tra 338 e 463 miliardi di euro già nel 2026.

In altre parole, una vittoria anche solo parziale della Russia di Putin non rappresenterebbe soltanto una sconfitta geopolitica per l’Europa, ma anche uno scenario più costoso dal punto di vista politico ed economico. Una vittoria dell’Ucraina vedrebbe comunque un livello rilevante per le spese militari per i paesi europei, almeno nei primi tempi.

Ma, grazie alla fine dei combattimenti e alla riduzione dei costi legati ai rifugiati, questi costi scenderebbero molto rapidamente nel corso degli anni successivi. E, sottolinea lo studio, si tratta di stime conservative.

Infatti non tengono conto di possibili fattori che potrebbero portare a benefici economici per l’Ucraina: il ritorno fino a 1 milione e 500 mila rifugiati, una maggior propensione degli investitori stranieri nel paese che a sua volta andrebbe a sostenere la crescita economica, oltre al commercio con i paesi vicini. Tutto ciò tra l’altro andrebbe a rimpolpare il gettito fiscale dello Stato ucraino che ha perso proprio per via della distruzione dovuta alla guerra.

La vera domanda e il problema dei numeri Abbiamo visto quindi che il contributo degli Stati Europei all’Ucraina consiste in una frazione non particolarmente elevata del PIL europeo. Non c’è quindi una sottrazione di risorse per il welfare o la crescita economica.

Anzi, il problema del dibattito odierno è che spesso si concentra su una domanda sbagliata: quanto costa sostenere Kyiv oggi. Le analisi mostrano invece che la questione più rilevante riguarda il costo di non farlo.

Senza un sostegno europeo più corposo alle forze militari in Ucraina, la situazione potrebbe infatti tradursi in un’avanzata russa. Questo porterebbe, come abbiamo detto, a una maggiore instabilità ai confini orientali dell’Unione, in un aumento della spesa militare per difendere il territorio e in nuovi costi legati alla gestione dei rifugiati.

Per l’Europa, dunque, il sostegno a Kyiv non è soltanto una scelta geopolitica o morale, ma anche una decisione che riguarda direttamente la stabilità economica e la sicurezza del continente. C'è però una dimensione che i numeri non catturano del tutto.

Il sostegno all'Ucraina riguarda anche la tenuta di un sistema di regole internazionali che l'Europa ha contribuito a costruire e da cui trae benefici concreti: la stabilità dei confini, la prevedibilità delle relazioni tra Stati, la possibilità di risolvere le controversie senza ricorrere alla forza e soprattutto il sostegno alla Democrazia - con tutti i suoi limiti - rispetto all’autoritarismo. Si tratta di beni la cui erosione ha costi reali, anche se difficili da quantificare.

Il problema è che questi costi tendono a diventare visibili solo quando il danno è già fatto. Un sondaggio dell'European Council on Foreign Relations mostra che il 53 per cento degli italiani considera una cattiva idea aumentare le forniture di armi all'Ucraina: un dato che segnala quanto sia difficile rendere percepibile un rischio che si concretizza nel tempo, a fronte di sacrifici che invece sono immediati.

È questa, forse, la vera sfida comunicativa per le istituzioni europee: non convincere i cittadini ad abbracciare valori astratti, ma mostrare che la stabilità di cui godono ha un costo di mantenimento - e che smettere di pagarlo non significa risparmiare, ma scaricare un conto molto più salato sulle generazioni future. Immagine in anteprima: wal_172619 via Pixabay

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