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Fragili alleanze: il nord-est della Siria tra tribù, Sdf e Governo di transizione

Mercoledì 11 febbraio 2026 ore 14:07 Fonte: Lo Spiegone
Fragili alleanze: il nord-est della Siria tra tribù, Sdf e Governo di transizione
Lo Spiegone

A inizio 2026, la Siria ha rischiato di sprofondare in una nuova escalation. La mancata implementazione dell’accordo raggiunto nel marzo 2025 tra il governo di Damasco e le Forze democratiche siriane (Sdf) – e le Amministrazioni autonome del nord-est della Siria (Aanes) – ha causato attrito tra le parti.

Gli scontri a fuoco registrati nella città di Aleppo si sono trasformati rapidamente in un’offensiva governativa. Sebbene ci si aspettasse un’accanita resistenza da parte delle Sdf, l’avanzata delle forze governative è stata rapida: in pochi giorni, le città di Raqqa, Deir ez-Zor e Manbij sono state conquistate.

Un’operazione che non sarebbe stata possibile senza il coinvolgimento delle tribù arabe locali, federate nelle Sdf, che hanno assistito l’avanzata di Damasco. Questo cambio di schieramento ha fatto emergere dinamiche sociopolitiche proprie del mosaico multiculturale siriano ed ereditate da decenni di regime baathista e colonialismo.

Le tribù arabe del nord-est della Siria: chi e dove sono Nella Siria nordorientale, le confederazioni tribali sono capaci di influenzare equilibri militari e amministrativi. Sebbene il termine “tribù” possa evocare strutture sociali statiche e primitive, nel caso siriano esso indica anche reti di solidarietà, leadership locali e interessi economici che, oltre a essere flessibili e dinamici, operano pienamente nella politica contemporanea.

Suddivisione territoriale delle principali tribù arabe della Siria nel 2018. Mappa concessa da Fabrice Balanche (@MSF Holland-Fabrice Balanche, 30 Marzo 2018).

Ben organizzate e quindi utili come contrappeso alle minoranze locali (kurdi, armeni, assiri), ma anche competitive e manipolabili, le tribù arabe del nord-est siriano sono spesso state protagoniste nelle dinamiche di potere locali. Ad oggi, le principali tribù sono:

Shammar. Originaria dello Yemen e migrata nel Levante nel II secolo, gli Shammar hanno sofferto particolarmente l’epoca coloniale: i nuovi confini di Siria e Iraq spezzarono gli Shammar in due fazioni rivali, entrambe legate ai rispettivi partiti baathisti per decenni.

La Cia ha comunque rivelato che il ramo iracheno collaborò con gli statunitensi nel 2003, mentre quello siriano si rifiutò di reprimere le proteste kurde del 2004. Baggara.

Divisa tra Libano, Giordania, Iraq e Siria (Idlib, Aleppo e Deir ez-Zor i centri principali) la tribù Baggara conta circa 3 milioni di membri solo in quest’ultima. Alleati degli ottomani prima e dei francesi poi, i Baggara sono noti per essere influenti ma anche imprevedibili: per decenni sono stati alleati di al-Asad per poi ribellarsi nel 2011-2012.

Uqaydat. Giunti nel Levante nel VII secolo e ramificatisi tra Siria e Iraq, gli Uqaydat rappresentano un caso particolare.

Con l’invasione dell’Iraq del 2003, infatti, la tribù subì un forte ridimensionamento in entrambi i Paesi. Ne nacque una fase di debolezza in cui la tribù sviluppò forti sentimenti anti-occidentali.

Con lo scoppio della guerra civile, gli Uqaydat si “spezzarono”: alcune famiglie si legarono alle forze ribelli, altre decisero di rimanere fedeli al regime di al-Asad, altre ancora, invece, si allearono i jihadisti. Una volta che Deir ez-Zor fu liberata dalle Sdf, in molti si rifugiarono a Idlib, entrando in al-Nusra.

Le tribù arabe del nord-est della Siria dopo la Rivoluzione del 2011 Se durante i sessant’anni di regime baathista il dividi et impera di al-Asad spinse le locali tribù arabe ad allinearsi con Damasco per non perdere potere e favore, la Rivoluzione del 2011 cambiò le carte in tavola. L’indebolimento del potere centrale portò con sé occasioni ma anche sfide esistenziali, come lo Stato Islamico e la rivoluzione confederalista delle Sdf/Aanes.

Quando nel 2013 l’Isis conquistò la Valle dell’Eufrate la situazione tribale era già degenerata: molte tribù avevano membri in ognuna delle fazioni ribelli, spesso in combattimento tra loro, mentre la guerra impattò negativamente le attività economiche. Con l’arrivo dell’Isis la situazione peggiorò rapidamente.

Le strutture tribali vennero ben presto sostituite dagli organi del califfato, mentre la giustizia dei clan fu vietata e i capi più influenti assassinati. Da un punto di vista ideologico, la visione anti-asabiyya (solidarietà tribale) dello Stato Islamico rendeva le tribù inconciliabili con i jihadisti.

Secondo la dottrina dell’Isis, l’eliminazione delle tribù, considerate strutture sociali primitive e quindi corrotte, era necessaria alla creazione di un califfato. Nell’estate del 2014 si arrivò a un punto di non ritorno: la tribù Shaitat, tra le minori di Deir ez-Zor, protestò contro la ripartizione delle risorse economiche.

La tensione sfociò in conflitti a fuoco, ma la repressione, sproporzionata, non tardò ad arrivare e circa 700 Shaitat furono massacrati. Il risultato fu duplice: da un lato, molte tribù scelsero di allearsi con i jihadisti, altre, fecero buon viso a cattivo gioco, strizzando l’occhio alle milizie kurde poco più a nord, in Rojava, e alla coalizione occidentale.

Negli anni successivi, l’avanzata delle Sdf verso Raqqa e Deir ez-Zor favorì l’insurrezione delle tribù contro Daesh. Celebri sono le forze al-Sanadid – guidate da Bandar al-Humaydi degli Shammar -, le prime ad unirsi ai kurdi.

Una volta liberata la regione, però, le SDF integrarono le tribù arabe nei propri ranghi militari e civili. Le tribù arabe e gli attriti con le Sdf: le ragioni dietro il tradimento Nonostante la vincente collaborazione anti-Isis, la coesistenza tra forze rivoluzionarie e tribali non fu semplice.

Crebbero fin da subito gli attriti tra due visioni di mondo completamente differenti. Da un lato, le tribù si aspettavano di venire coinvolte nel controllo del territorio come era successo in precedenza con gli Asad, preservando quindi potere economico e politico.

Dall’altro, le Sdf espropriarono gran parte delle terre tribali in favore delle comuni agricole, imposero la coscrizione agli uomini tribali e crearono organi di rappresentanza civile estranei ai locali. Vi fu infatti una certa resistenza culturale e ideologica a tale integrazione.

Sebbene figure importanti come Humaydi Daham al-Hadi (tribù Shammar,) abbiano ricoperto incarichi prestigiosi, le logiche post rivoluzionarie non erano conciliabili con quelle tribali. Incentrate sui legami di sangue e sul territorio, combattere in difesa di aree non proprie o amministrare centri urbani multiculturali erano per le tribù più oneri che onori.

Prima della caduta del regime, queste tensioni presero la forma di veri e propri contrasti: nel 2023, una lunga serie di arresti e contro arresti tra brigate a maggioranza araba e a maggioranza kurda rischiarono di degenerare in sparatorie. Nel 2024, invece, in protesta contro la coscrizione, le brigate tribali si rifiutano di combattere contro la Syrian national army (Sna, ribelli filoturchi) a Manbij.

Secondo diversi analisti, incidenti del genere sono aumentati dalla caduta del regime, così come i contatti tra Damasco e le tribù locali. Le fragili alleanze del nord-est della Siria, tutto meno che una novità Come notato dalla professoressa Ezgi Basaran, la storia delle volatili alleanze tribali ed interetniche nella regione è così radicata da apparire normale.

Sia l’Impero ottomano che le potenze coloniali europee puntarono molto sul dividi et impera tribale e intercomunitario. Tribù e gruppi etnici, fomentati o minacciati dal potere centrale, si sono alleati e traditi così spesso nel corso dei secoli che in ognuna delle tre lingue (turco, arabo e kurdo) figurano proverbi sulla scarsa affidabilità degli altri.

Sebbene siano noti esempi di collaborazione e solide alleanze, ciò è rappresentativo dell’impatto dei tradimenti sulle rispettive narrazioni. Alleanze fragili e di convenienza come normali dinamiche locali.

Secondo diversi analisti, tra cui Fabrice Balanche, la situazione è lungi dall’essere stabile. Il governo di Damasco ha promesso alle tribù terre e un aumento dei proventi del petrolio, ma in passato ciò non è bastato a ottenere una lealtà totale.

Tra le stesse tribù sono recentemente emersi dissapori: i Baggara non hanno mai dimenticato il sostegno degli Uqaydat all’Isis prima e ad al-Nusra poi. Allo stesso modo, la maggioranza delle tribù di confessione sciita – ai tempi federate nelle Brigati tribali Hashemite, armate dall’Iran e filo-regime – combatterono contro le tribù che si unirono ai ribelli.

Difficile che tali questioni vengano dimenticate con facilità. Le stesse nomine da parte del governo di Jihad Issa al-Sheikh (nom de guerre di Abu Ahmed, della tribù Zakkur) a Capo delle questioni tribali, e di Hussein al-Salama (Uqaydat) a capo dell’intelligence hanno fatto storcere il naso a più di un leader tribale: il primo ha concesso alle tribù filo-Asad di riacquisire le terre perse durante il conflitto; il secondo, invece, è accusato di aver partecipato al massacro della tribù Sheirat per conto dell’Isis.

Una situazione, quindi, che potrebbe non rimanere stabile per sempre. Fonti Abouzeid, Rania;

Yassin-Kassab, Robin; et al. Tribes and the Rule of the “Islamic State”:

The Case of the Syrian City of Deir ez-Zor. Issam Fares Institute for Public Policy and International Affairs, American University of Beirut.

2018. Al-Tamimi, Aymenn Jawad.

The Islamic State and the Arab Tribes in Eastern Syria. E-International Relations. 31 dicembre 2014.

Balanche, Fabrice. Arab Tribes in North Eastern Syria Are Not Loyal to the AANES.

Fabrice Balanche (sito personale / Université Lyon 2). 19 gennaio 2026. Balanche, Fabrice. The Abandoned Syrian Kurds. Fabrice Balanche (sito personale / Université Lyon 2).

2026. Basaran, Ezgi.

Arabs and Kurds in Syria: Betrayal and Nationalism.

Angle, Anchor, and Voice (Substack). 4 febbraio 2026. Ricard, Philippe.

“In Northeastern Syria, Arab Tribes Rebel Against the Domination of Kurdish Forces“. Le Monde. 10 settembre 2023.

The Amargi. “The Alliance That Broke Rojava:

Arab Tribes and the Fall of Kurdish Control“. 1 febbraio 2026. The Economist.

“How the Kurds Lost Control of North-Eastern Syria“. 22 gennaio 2026. L'articolo Fragili alleanze: il nord-est della Siria tra tribù, Sdf e Governo di transizione proviene da Lo Spiegone.

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