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Milano-Cortina 2026: come la società civile monitora costi e appalti delle Olimpiadi

Giovedì 5 febbraio 2026 ore 10:01 Fonte: Valigia Blu
Milano-Cortina 2026: come la società civile monitora costi e appalti delle Olimpiadi
Valigia Blu

Mancano poche ore all’inizio dei Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026. Un evento che, dal 2019 a oggi, è scivolato verso una gestione fortemente centralizzata, scandita da decisioni assunte per decreto, deroghe sistematiche al Codice dei contratti in nome dell'emergenza, previsione di figure commissariali dai contorni opachi e spazi di confronto pubblico sempre più esigui, come raccontato lavoro di approfondimento e inchieste di testate indipendenti.

Eppure, in questo scenario, la società civile italiana ha saputo produrre una delle sue pagine più originali e mature, raccontata dal Guardian e da altri media internazionali in Canada, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Slovenia e Spagna. È la campagna Open Olympics 2026.

Ciò che è oggi conoscibile e accessibile in termini di dati su questi Giochi (pur non essendo tutto ciò che sarebbe stato necessario), è il risultato diretto di tale azione. “Le origini della campagna risalgono all’autunno del 2023, quando associazioni, realtà e movimenti attivi sul tema tornano a incontrarsi in un clima segnato da delusione e sfiducia”, spiega Leonardo Ferrante, portavoce della campagna e membro di direzione di Libera, la quale ha assunto il ruolo di facilitatrice dell’iniziativa.

“Alle spalle c’erano già anni di impegno in dialoghi istituzionali avviati subito dopo la fase di candidatura del 2020, interrotti nel momento in cui apparve chiaro che ogni azione civica volta a contribuire all’organizzazione dei XXV Giochi Milano Cortina, dall’individuazione dei luoghi delle opere ai progetti di legacy, dalla cura del territorio a quella delle comunità, finiva per arenarsi”. Da questa frattura nasce Open Olympics 2026.

“Non come prosecuzione di un dialogo interrotto, ma come iniziativa autonoma per riportare trasparenza e controllo civico là dove le decisioni avevano smesso di essere condivise. Fin dall’inizio, assume quindi una doppia natura: di rete e di campagna”.

Come rete, riunisce venti tra associazioni nazionali e realtà territoriali promotrici, sotto il coordinamento funzionale di Libera: CIPRA Italia, CAI Club Alpino Italiano, Legambiente, WWF Italia, Italia Nostra, Mountain Wilderness Italia, Protect Our Winters Italia e una serie di realtà territoriali delle tre regioni coinvolte (Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia).

“Anche solo aver tenuto in piedi una rete così ampia per tutto questo tempo non è una cosa scontata: evidenza di come sia funzionale condividere un unico intento comune di richiesta, anche a fronte di posizionamenti distinti su altre questioni”, commenta Ferrante. Come campagna di advocacy, si individua invece nel right to know il diritto incomprimibile da garantire: sapere come vengono spese le risorse, sia per le opere sia per l’organizzazione dei Giochi.

“La richiesta è stata concreta e precisa - continua Ferrante -  ossia quella di avere un portale unico di dati aperti, pubblico e accessibile, capace di informare in modo tempestivo su costi, tempi, procedure, soggetti affidatari e subappaltatori, fonti di finanziamento, procedure decisionali e impatto ambientale”. In risposta alle richieste della rete, SIMICO (Società Infrastrutture Milano Cortina) ha attivato nell’ottobre 2024 il portale Open Milano Cortina 2026, oggi principale fonte di informazione sulle opere previste dal Piano approvato con il DPCM dell’ottobre 2023.

“Oggi, anche grazie ad aggiornamenti costanti di dati, quel portale è la fonte principale per ogni giornalista, attivista e persona comune che voglia conoscere i luoghi delle opere e lo stato della spesa e dei tempi. Tutto ciò che oggi viene comunicato, in termini di dati, nasce da lì”, commenta Ferrante.

L'aggiornamento del piano infrastrutturale SIMICO del 26 gennaio delinea lo stato di avanzamento delle 98 opere programmate per l'evento olimpico: a oggi, la quota di interventi realizzabili entro l’inizio dei Giochi è pari al 40,8% (40 opere), per un valore economico di 783 milioni di euro (22,08% del budget stanziato). Il restante 59,2% degli interventi (58 opere), corrispondente a un impegno finanziario di 2,766 miliardi di euro (77,92% del totale), è previsto in consegna in una fase successiva all'evento o risulta ancora in attesa di progettazione.

“Di fronte a questi numeri, lasciamo che parlino loro. Ciascuno può farsi una sua idea, dentro e fuori i confini nazionali.

Sono poi i dati a permetterci quel monitoraggio civico di comunità che, nel caso di Libera, significa anche poter garantire un'attenzione a possibili infiltrazioni negli appalti e subappalti. Altri soggetti della rete usano invece i dati per fare monitoraggio ambientale o di territorio.

Ovviamente a patto di avere dati abbastanza completi”, precisa Ferrante. Molte informazioni restano infatti comunque inaccessibili.

Il portale SIMICO riporta solo dettagli relativi ai progetti di cui l’ente è responsabile. “Manca tutta la spesa delle Regioni, dei Comuni, dei privati”, aggiunge Ferrante.

“La richiesta della campagna era quella di un portale multifonte per garantire un pieno esercizio del diritto di sapere”. Invece è possibile conoscere una parte e non il tutto.

Ancora meno trasparente è la spesa effettiva per l’organizzazione dei Giochi, in capo a Fondazione Milano Cortina. In quanto ente di diritto di privato, essa restituisce informazioni in misura nettamente inferiore rispetto a un soggetto pubblico.

“Occorrerebbe fare di tutto affinché la natura privatistica di un ente non finisca a significare meno trasparenza, specie quando si lavora anche impiegando ingenti risorse pubbliche. Nei fatti, quello che sappiamo oggi sulla spesa per l’evento è molto poco”, è il commento di Ferrante.

I dati hanno poi permesso di costruire il lavoro giornalistico di riviste indipendenti, come Altreconomia e lavialibera, riviste tra le poche ad aver affrontato i nodi della manifestazione e le sue ricadute reali sui territori coinvolti. Elena Ciccarello, direttrice di lavialibera, a riguardo commenta:

“Non abbiamo mai avuto l’obiettivo di giudicare se questi Giochi fossero giusti o sbagliati. Il nostro impegno di giornaliste e giornalisti indipendenti è stato invece quello di fare il possibile per consentire a chiunque di sapere cosa stava realmente accadendo”.

In questo contesto informare ha voluto dire, ad esempio, “raccontare quante opere pianificate erano davvero legate alle olimpiadi invernali, con quali costi sarebbero state realizzate, smontare l’uso ipocrita della parola sostenibilità (ripetuta 96 volte nel dossier di candidatura), svelare i giochi di prestigio utilizzati per accelerare i lavori e per immettere ulteriore denaro pubblico sulle voci mancanti, interrogarsi sull’impatto ambientale dei lavori e andare alla ricerca dei veri piani per l’eredità olimpica”. Oltre ai dati ci sono infatti anche i molti “non dati”, ossia numeri e informazioni assenti o mai resi pubblici:

“Abbiamo scoperto documenti e rendicontazioni che non erano mai stati prodotti, come la prima relazione al parlamento del Consiglio olimpico. Non solo: persino organismi, come il Forum sull’eredità olimpica, non erano mai stati costituiti”, continua Ciccarello.

“È finito a essere chiaro che, come spesso avviene per i grandi eventi e le grandi opere, anche nel racconto pubblico sui Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina la trasparenza sia stata la vittima sacrificale della retorica del successo. Nessuna verità e nessun “signore del no” doveva permettersi di oscurare la grandezza di ciò che si stava costruendo”.

Il lavoro d’inchiesta si è reso poi possibile “utilizzando, oltre i dati resi disponibili da Simico, lo strumento dell’accesso civico, compulsando pile di documenti, andando sul campo, visitando i luoghi degli impianti, ascoltando le comunità coinvolte e collaborando attivamente con la rete Open Olympics, al cui lavoro di monitoraggio civico dobbiamo moltissimo. In fondo, non abbiamo fatto nulla di più di ciò che deve fare l’informazione, e che anche (pochi) altri bravi colleghi hanno fatto: non celebrare, ma rendere visibile ciò che altrimenti resterebbe nascosto” conclude Ciccarello.

Per tornare alla campagna Open Olympics: “L’azione della rete non si esaurisce con la chiusura dei Giochi”, sottolinea Ferrante.

“Proseguiremo fino all’ultima opera, anche considerando che il portale Simico già oggi segna il 2033 come chiusura dell’ultimo cantiere. Monitorare una gestione straordinaria della spesa pubblica, specie quando i fari saranno puntati altrove, sarà ancora più necessario”.

Il lavoro guarda anche oltre i confini nazionali, anche tenendo in conto che, come precisato da Andy Bull sul Guardian, “tre delle ultime sei edizioni dei Giochi Olimpici (Sochi, Rio e Tokyo) sono state colpite da vasti scandali di corruzione". In un periodo in cui il consenso pubblico verso tali eventi è in calo a causa dell'incertezza sui costi (come dimostrato dai ritiri delle candidature di Cracovia, Oslo, Stoccolma, Innsbruck, Sion e Calgary per le edizioni 2022 e 2026) il progetto Open Olympics emerge come una misura radicale per affrontare queste criticità strutturali”.

A riguardo:“Già siamo in dialogo con realtà civiche transalpine impegnate nel monitoraggio dei XXVI Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali del 2030 sulle Alpi francesi”, dettaglia Ferrante. “L’obiettivo condiviso è infatti affermare un principio semplice e radicale:

In occasione dei grandi eventi, non deve essere spostata una pietra né assunta alcuna decisione su opere e interventi senza trasparenza fin dall’inizio, già nella fase di formazione delle scelte”, chiosa l’attivista di Libera. “Questa vuole essere, a tutti gli effetti, la vera legacy civica di Open Olympics 2026 ed è una chiara richiesta che orientiamo al Comitato Olimpico Internazionale-CIO.

Accountability e trasparenza non possono rimanere principi sulla carta: devono diventare atti concreti. Ossia dati aperti, completi, continuamente aggiornati e disponibili a chiunque”.  

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