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Georgia, così il governo sta smantellando opposizione e università

Martedì 7 aprile 2026 ore 09:41 Fonte: Valigia Blu
Georgia, così il governo sta smantellando opposizione e università
Valigia Blu

Mentre decine di migliaia di persone hanno commemorato nella capitale Tbilisi il patriarca della Chiesa ortodossa georgiana, Ilia II, una importante figura religiosa deceduta lo scorso 17 marzo, la svolta autoritaria in corso da tempo in Georgia prosegue. Sotto attacco, oltre a figure più o meno importanti dell’opposizione, giornalisti e semplici cittadini, adesso è anche il sistema educativo: un film già visto in altri regimi autoritari nel mondo, come Ungheria, Russia e Turchia.

Di cosa parliamo in questo articolo: La morte del patriarca e l’opposizione sotto attacco Università sotto attacco, un copione che si ripete Le proteste non si fermano La morte del patriarca e l’opposizione sotto attacco Il weekend del 21-22 marzo è stato un momento di lutto collettivo per la Georgia.

La morte del 93enne leader della Chiesa ortodossa georgiana ha riempito le strade di decine di migliaia di persone desiderose di dare l’ultimo saluto a quello che era, senza alcun dubbio, il personaggio pubblico più amato nel paese. Il catholicos, alla guida dell’istituzione religiosa dal lontano 1977, ha rappresentato una figura di continuità mentre la Georgia passava dal dominio sovietico ai difficili primi anni dell’indipendenza, caratterizzati da guerre intestine e povertà.

La sua popolarità  spiega perché alcune delle sue idee ultraconservatrici su questioni quali aborto, omosessualità (definita da Ilia II “una malattia”) e la difesa dei cosiddetti valori tradizionali abbiano influenzato il dibattito politico. Tens of thousands of Georgians have turned out to pay their final respects to Patriarch Ilia II.

The late Patriarch is being laid to rest in Tbilisi’s Sioni Cathedral, after passing away earlier this week following almost 50 years as the head of the Georgian Orthodox Church. [image or embed] — OC Media (@ocmedia.bsky.social) 22 marzo 2026 alle ore 15:36 Il risveglio da un momento di relativa unione è stato piuttosto brusco ed emblematico della situazione in Georgia. Martedì 24 marzo, infatti, la politica di opposizione Elene Khoshtaria è stata condannata a un anno e mezzo di detenzione per aver vandalizzato, lo scorso settembre, un manifesto elettorale del partito di governo Sogno Georgiano scrivendoci “Sogno Russo”.

La persecuzione e le condanne nei confronti degli esponenti dell’opposizione non sono certo una novità. A febbraio, la corte giudiziaria di Tbilisi aveva aperto un processo nei confronti di otto figure di spicco (tra cui l’ex-presidente Mikheil Saakashvili e i leader di tre forze di minoranza) con l’accusa di sabotaggio.

Gli imputati, cioè, avrebbero fatto circolare all’estero informazioni sensibili sulla sicurezza e l’economia interne, col risultato di un’ondata di sanzioni a danno della Georgia. In effetti, sulla scorta dei brogli e irregolarità con cui il partito in carica si è assicurato nuovamente la guida del paese nell’ottobre 2024, nonché della dura repressione delle proteste che si sono scatenate attorno al responso delle urne (oltre 400 le persone colpite, fra politici, giornalisti e manifestanti), gli Stati Uniti e numerosi Stati europei hanno imposto restrizioni a oltre 200 esponenti di Sogno Georgiano.

Una modalità d’azione che, tuttavia, non riguarda certo la sola Georgia, né pare necessitare della complicità attiva di persone interne al paese colpito da sanzioni. Secondo i critici, il processo non è altro che un modo per mettere a tacere il dissenso e consolidare la “cattura autoritaria” dello stato da parte delle forze di governo.

Diverse delle figure che si sono ritrovate alla sbarra degli imputati erano da poco uscite da un regime di detenzione preventiva, per via del loro rifiuto di testimoniare presso una commissione parlamentare che Sogno Georgiano aveva messo in piedi nella prima parte del 2025 per screditare definitivamente membri della precedente amministrazione presidenziale (2004-2013) del già citato Saakashvili. Inoltre, mentre tra un disegno di legge e l’altro viene picconata la possibilità da parte di entità politiche o di varia natura di ricevere fondi dall’estero, l’esecutivo ha proposto ufficialmente di criminalizzare (con pene fino a tre anni di prigione) chi si rifiuta di riconoscere la legittimità della nuova composizione istituzionale.

Università sotto attacco, un copione che si ripete Il 2026 si è aperto in Georgia anche all’insegna di una discussa riforma dell’istruzione che cambierà tanto il sistema scolastico quanto quello universitario. Uno degli aspetti più controversi riguarda i libri di testo.

Se finora le scuole potevano scegliere tra diversi manuali approvati dal ministero dell’Istruzione, nel nuovo modello sarà lo Stato stesso a produrli attraverso esperti selezionati, imponendo il principio di “un solo libro per tutte le scuole”. Il ministero intende riscrivere tutti i manuali nell’arco di pochi anni, assumendosi direttamente la responsabilità dei contenuti.

A ciò si aggiungono altre misure: l’ingresso a scuola limitato ai bambini che abbiano compiuto sei anni, il ritorno delle divise scolastiche per i primi anni, il divieto di utilizzo dei telefoni durante le lezioni e la trasformazione del dodicesimo anno (l’ultimo anno delle superiori) in un percorso facoltativo. La guerra del governo georgiano contro l’università Parallelamente, la riforma mira a rafforzare l’educazione con la partecipazione della già menzionata Chiesa ortodossa georgiana e dei ministeri dell’Interno e della Difesa, includendo programmi di educazione patriottica e lezioni di impronta militare.

E sono soprattutto le università del paese a finire sotto attacco. In primo luogo, alle università pubbliche è stato vietato di accettare studenti stranieri a partire dal prossimo anno accademico.

La mossa ha un intento preciso: nell’ultimo ventennio gli atenei georgiani avevano attratto un numero significativo di studenti di medicina stranieri (in particolare, provenienti da nazioni molto popolose quali India e Nigeria) che da tempo costituivano la maggioranza degli iscritti a tali facoltà. Per le università ciò rappresentava una fonte di guadagno esterna e non controllabile dallo Stato che scomparirà Inoltre, in base al principio “una città, una facoltà” verranno cancellati tutti i programmi di studio duplicati (o percepiti in quanto tali dal ministero) nella stessa città.

Al momento ciò ha portato all’effetto di colpire un importante centro di ricerca, l’Università statale Ilia di Tbilisi che dal prossimo anno perderà il 92% dei corsi in campo umanistico e nelle scienze sociali o naturali. Come spiega a Valigia Blu Tamar Tolordava, professore di Scienza Politica nell’ateneo, questa riforma “segue perfettamente il manuale del sistema autoritario che abbiamo visto in Ungheria con la Central European University.

Sogno Georgiano non ha inventato niente. Hanno anche adattato la legge sugli agenti stranieri e quella sulla cosiddetta propaganda LGBT dalla Russia”.

“L’idea stessa di università non concerne solo l’insegnamento e la ricerca, ma soprattutto la missione di contribuire e creare qualcosa per la società”, conclude Tolordava. “Tutto ciò, inclusa la stessa università, sparirà”.

Le proteste non si fermano Da tre anni su Valigia Blu scriviamo della deriva autoritaria in corso in Georgia. Nel marzo 2023 Sogno Georgiano era stato costretto a ritirare un disegno di legge “sugli agenti stranieri” di fronte alla forza con cui decine di migliaia di cittadini avevano manifestato.

Dodici mesi dopo, però, il partito al governo era riuscito a far approvare questa legislazione reprimendo violentemente le proteste che si erano protratte per oltre novanta giorni. E Sogno Georgiano è andato oltre approvando una riforma contro la cosiddetta propaganda LGBT nel settembre 2024, vincendo le elezioni nell’ottobre di quell’anno anche grazie ai brogli segnalati da osservatori locali e internazionali.

Infine, la repressione violenta delle proteste tra novembre 2024 e febbraio 2025 e una serie di leggi che hanno fatto desistere molti cittadini dallo scendere in piazza. Nel frattempo, la persecuzione dell’opposizione, arresti, leggi contro il diritto di manifestare e appunto la discussa riforma dell’istruzione.

Tutto questo ha portato all’allontanamento di una prospettiva di integrazione europea, obiettivo di politica estera indicato nell’articolo 78 della Costituzione visto favorevolmente da gran parte dei cittadini. Nonostante tutto ciò, parte della popolazione scende in piazza quotidianamente da quasi 500 giorni a manifestare, ma con poche speranze di cambiare quello che pare un film già visto.

People in Georgia continue to protest against the Georgian Dream government. Day 487 #GeorgiaProtests [image or embed] — Publika.ge (@publikage.bsky.social) 28 marzo 2026 alle ore 18:37 Immagine in anteprima: frame video Publika.ge via bluesky 

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