Cultura
Nel laboratorio della felicità: viaggio esclusivo in Bhutan
La ricerca della Felicità Interna Lorda (FIL) in Bhutan rappresenta un esperimento sociale e politico unico al mondo, che si distanzia radicalmente dai modelli di sviluppo tradizionali, i quali pongono la crescita economica come unico parametro di successo. In un mondo dominato dal Prodotto Interno Lordo, il Bhutan ha scelto una strada impervia e affascinante, che ho avuto il raro privilegio di osservare da vicino.
Sono infatti riuscito a varcare la soglia del leggendario Centro per gli Studi sul Bhutan e sulla Felicità Interna Lorda (CBS), noto anche come Istituto della Felicità, un luogo dove la filosofia orientale incontra la statistica moderna. Qui, tra uffici che respirano un’atmosfera di calma e dedizione, ho avuto l’opportunità di intervistare il Direttore, figura chiave nel tradurre la visione reale in politiche concrete per il popolo bhutanese.
Dalle parole del Direttore e dei suoi collaboratori emerge chiaramente che la FIL non è affatto una vaga astrazione filosofica o un ideale poetico, ma una vera e propria pratica amministrativa rigorosa. Ciò che il mondo esterno spesso percepisce come una curiosità culturale è in realtà un sistema di governance complesso e strutturato.
Il Direttore mi ha spiegato che il “cuore pulsante” di questo sistema è lo strumento di screening della FIL, un protocollo di valutazione che ha richiesto quasi due decenni di affinamento. Ogni nuova politica pubblica proposta in Bhutan deve essere sottoposta a questo scrutinio prima di poter essere approvata.
Una commissione dedicata analizza i progetti sulla base di una serie di indicatori multidisciplinari; ogni membro assegna un punteggio e, solo se la politica supera una determinata soglia, può procedere verso il Parlamento. Se il punteggio è insufficiente, il progetto viene restituito all’ente proponente con raccomandazioni specifiche su come migliorarlo.
Questo rigore ha portato a decisioni storiche, come la scelta del Bhutan di non aderire immediatamente all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), per il timore che un’apertura indiscriminata potesse alimentare un consumismo sfrenato a discapito dell’ambiente. Uno dei temi più ricorrenti durante l’intervista con il Direttore riguarda la discrepanza tra le rilevazioni interne del Bhutan e le classifiche internazionali, come il World Happiness Report.
Il Direttore ha sottolineato con forza come le metodologie occidentali siano spesso troppo semplicistiche, basandosi su una singola domanda che chiede ai cittadini di dare un voto alla propria vita su una scala da zero a dieci. Secondo i ricercatori del CBS, questo approccio è influenzato da una prospettiva eurocentrica, che non riesce a cogliere la profondità del benessere umano.
Il Bhutan utilizza invece un sistema che comprende 9 domini, 33 indicatori e 72 variabili, coprendo aspetti che vanno dall’uso del tempo alla vitalità della comunità, fino alla salute psicologica e alla resilienza culturale. Un esempio emblematico si è verificato nel 2015, quando un sondaggio della Gallup, società di analisi specializzata nello stilare il World Happiness Report, attribuì al Bhutan un punteggio di circa 5,05, mentre il sondaggio nazionale riportò una media superiore a 6.
Il Direttore ha spiegato che le barriere linguistiche e culturali giocano un ruolo cruciale: in molti villaggi remoti, dare un numero alla propria felicità è visto con perplessità, poiché non esiste una traduzione diretta di tale astrazione numerica nei dialetti locali. Il futuro della FIL passa anche attraverso la sua capacità di coinvolgere le nuove generazioni, un punto su cui l’Istituto della Felicità sta investendo enormi energie.
Nonostante l’influenza dei social media e della globalizzazione, i giovani bhutanesi mostrano un forte legame con questi valori, poiché la FIL è integrata nel curriculum scolastico nazionale. Il Direttore mi ha raccontato che sono stati avviati studi specifici anche per le comunità monastiche e per i giovani delle aree più isolate, per garantire che nessuno venga escluso dal monitoraggio del benessere.
Per mantenere questo legame, il CBS sta lavorando per semplificare il complesso sistema di indicatori, rendendolo più accessibile al grande pubblico. L’influenza del sistema di valutazione della felicità del Bhutan sta varcando i confini nazionali, attirando l’attenzione di organizzazioni internazionali e aziende globali.
Durante i nostri dialoghi si è parlato anche dei rapporti esistenti fra il Bhutan e l'Italia. Il Direttore ha menzionato collaborazioni con realtà italiane, citando esplicitamente marchi come Davines, nel settore della cosmetica e del wellness, interessati a integrare i principi della FIL nel proprio modello di business.
Esiste persino l’ambizione di creare una certificazione FIL per le imprese mondiali, che incoraggi le aziende a operare in modo più consapevole e sostenibile. Il Bhutan ha anche fornito consulenza tecnica per progetti pilota in Brasile, nelle isole Fernando de Noronha, il primo territorio brasiliano ad avere concretamente implementato il FIL con un progetto iniziato nel 2025 in collaborazione con il CBS dimostrando che, sebbene il modello richieda adattamenti, la necessità di bilanciare crescita materiale e benessere spirituale è universale.
Questa spinta verso la misurazione di ciò che rende la vita degna di essere vissuta sta trovando un'eco significativa anche nel contesto legislativo italiano, dove si lavora per integrare la gentilezza come vera e propria infrastruttura sociale nelle politiche pubbliche. L'obiettivo è far conoscere sempre di più questo valore come nuovo rilevatore del benessere nazionale, inserendolo tra gli indicatori che misurano la qualità della vita oltre il PIL per promuovere ambienti lavorativi e scolastici più inclusivi.
Questa proposta mira a costruire un sistema in cui fiducia e cooperazione siano obiettivi espliciti della strategia nazionale, rendendo la crescita economica e la qualità delle relazioni umane due facce della stessa medaglia. Lasciando l’Istituto della Felicità, resta la sensazione che il Bhutan non stia solo cercando di preservare la propria serenità, ma stia offrendo al mondo intero una bussola alternativa per navigare le complessità del XXI secolo, trasformando l’economia da fine ultimo a semplice strumento al servizio dell’essere umano.
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