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Pochi soldi e nessun diritto, rider in piazza con la Cgil. La procura riconosce lo sfruttamento, il governo resta in silenzio

Domenica 15 marzo 2026 ore 15:55 Fonte: Strisciarossa
Pochi soldi e nessun diritto, rider in piazza con la Cgil. La procura riconosce lo sfruttamento, il governo resta in silenzio
Strisciarossa

Ci portano la cena a casa, la spesa, tutto quello di cui, noi consumatori pigri e viziati, riteniamo aver bisogno. Sono i rider, l’ultimo miglio delle piattaforme digitali.

Un universo di donne e soprattutto uomini che non fanno, per la maggior parte, questo lavoro per integrare altre fonti di reddito o, come in parte era agli albori del fenomeno, per sostenersi agli studi o integrare i trasferimenti economici di “mamma e papà”. I rider attuali sono veri e propri “cottimisti della pedalata”, sempre più soggetti svantaggiati (ex carcerati, ex disoccupati di lunga durata) e soprattutto migranti (pakistani, indiani, sud americani, nord africani) che hanno in questo lavoro la loro unica fonte di sussistenza (e di invio di denaro a famiglie lontane).

Lavorano per pochi euro (2-3) a consegna, devono provvedere ai loro mezzi di locomozione, i loro tempi di attesa (sotto il sole o la pioggia) non sono remunerati e non hanno ferie, diritto alla malattia, tutele in caso di infortunio. Sono del resto, formalmente, lavoratori autonomi, inseriti in contesti dove l’account conta più di tutto (e infatti vi è dietro un vero e proprio “commercio”), dove si ambisce ad averne più di uno e guai a vederselo “bloccare”.

Come anni fa i lavoratori dei call center, oggi i rider sono diventati l’emblema del lavoro digitale che disumanizza e sfrutta, dove la prestazione è sottoposta al controllo organizzativo, ai tempi, alla valutazione e alla sorveglianza di algoritmi che premiano esclusivamente chi “fatica di più”, chi non rifiuta anche la consegna (per tempi di percorrenza e costi) più anti-economica. Da tempo questa condizione è denunciata dal sindacato: dossier, testimonianze, decine di vertenze individuali, da Firenze a Palermo, da Milano a Roma, sono lì a testimoniarlo.

Nidil Cgil, ma anche le varie esperienze di “casa rider” e finanche diverse iniziative portate avanti anche da Cisl e Uil hanno prodotto una mole di evidenze che basta un rapido giro su internet per rendercene conto. Riconosciuto il reato di sfruttamento A fare la differenza però in questa vertenza, che ha avuto sabato 14 – giornata nazionale di mobilitazione indetta dalla CGIL – una visibilità nuova, con centinaia di rider in manifestazione in oltre 30 piazze del paese sono stati due eventi, significativi e tra loro intrecciati e che hanno alle spalle un antefatto che, se non spiegato, rischia di non far comprendere la portata più generale di quanto sta avvenendo.

L’evento: poche settimane fa, la procura di Milano ed un giudice autonomo ed indipendente (a proposito delle ragioni per votare NO il prossimo 22 e 23 marzo) cioè un PM non condizionabile dal potere economico e mediatico di grandi multinazionali, ha deciso di verificare le testimonianze di decine e decine di lavoratori e ha ritenuto che i dipendenti di due delle 3 grandi piattaforme di food delivery, altro non siano che vittime di uno specifico reato: quello previsto dall’articolo 603 bis del Codice Penale ovvero sia il reato di sfruttamento. Una fattispecie di reato, introdotta nella versione attuale dalle legge 199/2016 fortemente voluta dal sindacato per contrastare lo sfruttamento in particolare in agricoltura ed in edilizia, che ha indicatori di rilevazione chiari (salari sotto la soglia minima, reiterate violazioni in materia di orari o sicurezza del lavoro, approfittamento dello stato di bisogno delle vittime ecc.) e che permette al Tribunale di nominare un commissario giudiziario, con il preciso compito di rimuovere le condizioni del reato.

Cioè far uscire questi lavoratori dalla condizione di sfruttamento. Dopo i grandi nomi della moda e della logistica, finisce quindi sotto il “maglio” della nuova norma il gotha delle multinazionali del food delivery.

Si riconosce la bontà delle denunce della CGIL e si apre quindi la “finestra”, finalmente, di una possibile contrattazione collettiva che riconosca ai circa 60 mila rider, diritti e tutele. Banalmente il riconoscimento che in realtà sono dei lavoratori dipendenti (altro che autonomi), del tutto incapaci di determinare la propria prestazione e quindi etero diretti ed organizzati dal “datore-piattaforma”.

E quindi hanno diritto all’applicazione di un Contratto collettivo, in particolare quello della logistica, quello già applicato dalla terza grande azienda del settore che, da tempo, ha scelto di inquadrare i propri rider come dipendenti: ossia Just Eat (io personalmente per questo uso solo la loro app). Sfruttati alla luce del sole Ma il secondo fatto fondamentale che caratterizza questa vertenza è che a differenza di altre indagini della procura di Milano, di altre inchieste connesse al reato di sfruttamento lavorativo qui non siamo alle prese con lavoratori a nero, con operai cinesi senza contratto collettivo che dormono e lavorano in oscuri opifici pratesi: qui siamo di fronte a lavoratori formalmente conosciuti, riconosciuti come lavoratori autonomi ed inquadrati da uno specifico CCNL: quello sottoscritto da Assodelivery e UGL che ha legalizzato questo ibrido, ha riconosciuto la validità del cottimo, ha fornito uno schermo a quello che poi si è riconosciuto come “mero sfruttamento”.

E questo è l’antefatto: la pandemia ha dato un forte impulso al commercio elettronico e alla “domiciliazione del consumo” come dicono i sociologi più attenti, a partire da quello gastronomico, venendo incontro anche a cambiamenti negli stili di vita evidenti ed oggettivi. Lo stesso numero dei rider (i “vecchi fattorini”) in due anni (2019-2021) raddoppiarono raggiungendo ad un certo punto la cifra di circa 100 mila unità.

Allora il Governo (Ministro del Lavoro, Andrea Orlando) decise di aprire un tavolo specifico, volto a riconoscere specificità del settore, flessibilità necessarie ma anche diritti e tutele e quindi o uno specifico CCNL o l’adeguamento dei CCNL vigenti (in particolare, appunto quello della logistica, dei corrieri, ecc.) al fine di garantire non solo salari equi ma anche tutti quei diritti – banalmente dalla malattia quando si ha l’influenza alla cassa integrazione quando vi è l’allerta meteo fino alle ferie, magari per ritornare nei propri paesi di origine – che ne avrebbero garantito dignità e finanche sostenibilità. Il tavolo però durò poco: due delle tre grandi aziende lavorarono sin da subito per dividere il sindacato e, al contempo, impedire la sindacalizzazione dei propri ciclo fattorini; l’UGL si fece parte attiva e complice, giungendo a sottoscrivere un CCNL che oggi possiamo tranquillamente definire se non “pirata” sicuramente non in grado di garantire un trattamento minimo dignitoso come recita l’articolo 36 della Costituzione.

La vertenza dei rider, per cui oggi, si potrebbe aprire finalmente una pagina positiva con il riconoscimento del CCNL della logistica – che a questo punto allineerebbe tutti gli operatori del settore smettendo anche di fare dumping all’unico soggetto che alla fine accettò la proposta di applicare il CCNL logistica (la Just Eat già ricordata) – è quindi una vertenza paradigmatica. Perché parla di lavoro sfruttato, ma anche della responsabilità dei grandi player dell’alimentare (Mc Donald’s, Burger King, ecc.) che ne hanno beneficiato e finanche della nostra (in)sensibilità di consumatori.

Ma parla anche di cosa voglia dire promuovere e tutelare una contrattazione collettiva di qualità e non una contrattazione collettiva funzionale al dumping, alla compressione di salari e diritti. Parla anche (e la dice lunga) di quale idea di lavoro e sviluppo abbia questo Governo e questo Ministro del Lavoro che, come avranno notato i lettori di “strisciarossa”, in tutte queste settimane non ha proferito una parola sui rider.

Come se una delle più grandi inchieste sullo sfruttamento lavorativo nelle nostre città, la tenuta o meno di una buona contrattazione collettiva, la libertà di organizzarsi veramente in modo libero in questo o quel sindacato non siano temi interessanti per un Ministro del Lavoro… L'articolo Pochi soldi e nessun diritto, rider in piazza con la Cgil. La procura riconosce lo sfruttamento, il governo resta in silenzio proviene da Strisciarossa.

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