Cultura
Bob a Cortina, viaggio in un cantiere abbandonato
L’esplorazione delle rovine recenti ha sempre esercitato un fascino irresistibile: archeologia industriale, resti del brutalismo sovietico, paesaggi post-catastrofi naturali o militari: ci s’imbatte in una grandezza decaduta, in una vanitas architettonica, in nature morte ingegneristiche. Oppure, in grandi enigmi, tra errori e sprechi, deliri di potenza e destinazioni d’uso effimere.
Passate le belle olimpiadi di Cortina, nel cuore delle Dolomiti, senza nemmeno fare apposta, ma “passando di lì”, capita di avventurarsi in uno spettacolo inusuale: lo stato attuale – almeno alla data della mia visita, 4 aprile scorso – del “Cortina Sliding Centre”, erede della pista da bob Eugenio Monti chiusa nel 2008. Il Cortina Sliding Center, chiuso da anni Fortemente voluta da alcuni, osteggiata da altri, oggi si presenta come un corpo morto, la citazione di un glorioso passato molto prossimo (le gare olimpiche si sono svolte in un impianto definito avanguardistico) ma già tramontato, e con il precedente sinistro della pista di Cesana Pariol delle Olimpiadi di Torino, costata una fortuna, chiusa dopo cinque anni, trasformatasi in ecomostro, e in attesa di una costosa demolizione.
A Cortina, scendendo da Pocol, si trova un accesso sorprendentemente libero, non un cartello di divieto, tantomeno una barriera. Arrivati alla stazione di partenza, si può liberamente entrare in un capannone impeccabile dall’aspetto singolare, un rettangolo che termina in un imbuto, ovvero l’avvio per la spinta dei bob.
Il cronometro è ancora acceso e lo spazio è vuoto se non fosse per alcuni bob d’epoca abbandonati – e che forse hanno anche un loro valore. Si è attratti dalla pista, impostata con la pendenza necessaria e prestonascosta dalla galleria in curva.
Si stenta a vedervi correre i bob, perché di ghiaccio non c’è traccia, il percorso è una lunga striscia di cemento. Poco sotto si trova la stazione intermedia, a ridosso della strada pubblica.
Anche qui “ingresso libero”, e un altro cronometro in funzione, un'altra zona di spinta e un ulteriore imbocco nella pista che arriva dall’alto, curva magistralmente e prosegue a valle: s’immagina la velocità raggiunta dalla partenza, ma, in assenza di ghiaccio o anche solo neve, col cemento in evidenza, non si sa cosa potrebbe lanciarsi in questo percorso. Se ci scorresse dell’acqua, sarebbe un magnifico acquapark.
Un abbandono impressionante Almeno servirebbe a qualcosa. Perché l’abbandono è impressionante e pietoso.
Al di là dell’avveniristica e ormai atrofizzata pista, tutto intorno – dalla stazione di partenza alle parti in basso – è un cantiere dove pare ci sia stato un fuggi fuggi. Un teschio con “Danger” è in bella vista su un container davanti al quale, a mo’ di rifiuti, ci sono sedie vecchie e bidoni, Centraline e altre apparecchiature sono gettate alla rinfusa sul ciglio della strada, chiunque potrebbe manomettere interruttori e valvole senza protezione, transenne e materiali sono lì, in attesa che qualcuno faccia qualcosa.
Altra spazzatura è un cartellone che vantava il risultato finale della pista: ah che meraviglia, tutto è pulito, il pubblico fa le fotografie, pare che un tempo Cortina avesse una pista all’altezza della sua fama. Un passato che non è mai esistito, perché al di là della pista poco si è potuto terminare.
Sconfortanti le informazioni dichiarate dal cartellone: 80 milioni circa di costo dell’impianto, che poi sono lievitati di quasi il 30%. Oggi sono incerte le cifre della manutenzione, del costo di gestione, ed è poco chiaro anche chi dovrà farsene carico.
L’ambizione resta quella di dotare le Dolomiti di un impianto che con un sottile strato di ghiaccio dovrebbe garantire il ghiaccio anche con un +15° esterni. Ma se la neve a Pasqua abbondava, il ghiaccio nella pista pareva un ricordo remoto.
E i campionati italiani di skeleton e slittino, previsti a Cortina a metà marzo, non sono stati ospitati. Ci si chiede cosa accadrà di questo impianto, che arriva fino alle case di Cortina.
L’augurio è che sia utile per gli atleti, ma il viaggio nella nuova “Eugenio Monti” è oggi sconcertante, e almeno costituisce un’attrazione in più, perché la sua visita ha un che d’inatteso e, sia pure alla rovescia, di spettacolare. Certamente è una visita istruttiva.
Esiste una parola, un concetto, fin troppo enfatizzato ma asse portante del nostro mondo: “sostenibilità”. Ha un significato preciso, e fa rima con futuro, con logica, con “sound management”.
A Cortina, angolo pista da bob, dobbiamo mandargli un dizionario. The post Bob a Cortina, viaggio in un cantiere abbandonato appeared first on ReWriters.