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Europa. Lo Stato di diritto prossimo a franare?
Con il termine Stato di diritto non si vuole intendere semplicemente un concetto astratto, quasi metafisico, di salvaguardia e rispetto dei diritti e delle libertà dell’uomo. Lo Stato di diritto è invece la rappresentazione pratica di un sistema in netta contrapposizione con le forme di organizzazioni nazionali e sovranazionali in cui non sono garantiti i diritti delle persone, è disatteso il principio del primato della legge e non esiste una chiara suddivisione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.
Ed è per questo che gli elementi fondanti di uno Stato di diritto possono essere individuati nel rispetto dei Diritti fondamentali di ogni cittadino – diritti civili e politici – sanciti da una Costituzione scritta; nel Principio di Legalità al quale deve conformarsi ogni azione di uno Stato; la separazione dei Poteri; l’indipendenza della Magistratura, dalla quale discende la possibilità di controllare la conformità degli atti degli organi dello Stato; ed infine la certezza del Diritto, intesa come chiarezza delle leggi emanate. Quanto ricordato sono i valori ai quali i 27 Stati che compongono la Comunità europea devono uniformarsi.
Invece, come sembra, stiamo assistendo ad una ridefinizione degli equilibri istituzionali di alcuni Stati membri a favore del Potere esecutivo. Gli osservatori che studiano e verificano lo stato di salute delle democrazie, parlano di un assolutismo politico ormai davvero globale.
A darcene notizia è il Centro di ricerca indipendente V – Dem Institute con sede presso l’Università svedese di Göteborg e il cui lavoro consiste unicamente nel misurare la qualità della democrazia nel mondo. Nel Rapporto pubblicato il 17 marzo 2026, già la premessa è alquanto allarmante.
Infatti viene riportato che «nel 2025, quasi un quarto delle nazioni del mondo sta attraversando una fase di arretramento democratico, o di autoritarismo, e sei dei dieci nuovi paesi autoritarizzati identificati nel Rapporto sulla Democrazia del 2026 si trovano in Europa e Nord America. Tra questi figurano paesi grandi e influenti come l’Italia, il Regno Unito e gli Stati Uniti».
Il Rapporto, in sintesi, individua tre chiari modelli nell’attuale tendenza. Il primo è l’arretramento democratico in alcune democrazie tradizionalmente stabili; il secondo consiste in significative battute d’arresto e spesso nel crollo della democrazia in Paesi che si sono democratizzati con successo; il terzo, il crescente consolidamento dell’autocrazia in Stati già autocratici.
Inoltre la ricerca pone in evidenza altri due aspetti che caratterizzano questo scivolamento verso forme estreme di autoritarismo e cioè «la libertà di espressione, aspetto fondamentale della democrazia, mostra il declino più drastico a livello globale ed è il bersaglio più frequente dei leader autoritari negli ultimi 25 anni. Il secondo obiettivo più comune sono gli aspetti liberali della democrazia, come lo stato di diritto e i meccanismi di controllo ed equilibrio che impediscono l’abuso di potere, che si stanno deteriorando in un numero preoccupante di paesi.
Ad esempio, lo stato di diritto si sta deteriorando in 22 paesi, inclusi gli Stati Uniti» [1]. A questo punto la domanda che dobbiamo porci non può non riguardare quanto la UE stia facendo sia nell’individuazione di queste criticità nei singoli Stati membri sia negli interventi che dovrà mettere in campo per frenare l’erosione dello Stato di diritto che, ricordo, è il principio fondante stesso della Comunità.
La risposta, a tutt’oggi, non è ancora nota in quanto la consultazione delle organizzazioni della società civile si è svolta dal 4 dicembre 2025 al 23 gennaio 2026 e si attende la Relazione sullo Stato di diritto 2026. L’obiettivo di questa consultazione è contribuire alla valutazione della Commissione con informazioni sugli sviluppi osservati sul campo negli Stati membri, nonché nei Paesi richiedenti l’adesione all’UE da organizzazioni della società civile, reti e associazioni europee, nonché associazioni di categoria e singole imprese [2].
In questo scenario dominato dal crescente abbandono di molti governi europei delle norme democratiche, c’è un punto comune che li unisce nel sovvertimento dello Stato di diritto e cioè che le loro «riforme» – magari con soluzioni variabili, ma tutte ormai ampiamente sperimentate – mirano in primis a smantellare le garanzie istituzionali e di indipendenza della magistratura, fino a manipolare dall’interno le istituzioni chiave del sistema giudiziario. Ultima in ordine di tempo, per quanto riguarda l’Italia, la riforma della Corte dei Conti «recentemente approvata dal Parlamento (l. 7 gennaio 2026, n.
1), sotto dettatura del Governo e dopo un iter caratterizzato dalla totale chiusura a proposte di modifica, anche di tipo tecnico, rappresenti una delle misure volte a ridurre i controlli di legalità e lo spazio del potere giudiziario, a vantaggio dell’esecutivo» [3]. L’insofferenza verso i sistemi giudiziari – non dimentichiamo gli slogan della recente consultazione referendaria che vedeva i giudici «nemici del popolo» – e la funzione stessa della giurisdizione, in quanto garanzia imparziale dei diritti e delle libertà, sono parte della retorica e delle dinamiche del populismo attuale, sostenute da aggressive campagne mediatiche contro le decisioni della Magistratura e, a tutto tondo, anche delle loro associazioni.
Esempi concreti a livello europeo, sono offerti da Ungheria e Polonia perché pur nelle loro specificità, offrono molti motivi di riflessione sui rischi esistenziali che corre oggi lo Stato di diritto nell’Unione Europea. A fornire in dettaglio le modalità con le quali quei governi stanno provvedendo, neanche troppo lentamente, a sgretolare lo Stato di diritto, è Mariarosaria Guglielmi presidente dell’associazione Magistrats Européens pour la Démocratie et les Libertés (MEDEL) che raccoglie 25 associazioni di giudici e pubblici ministeri di 17 paesi del Consiglio di Europa.
La giurista, a proposito del sistema polacco, osserva come «il primo passo è stato realizzato con l’intervento finalizzato ad acquisire il controllo politico sulla Corte costituzionale: un’operazione che ha raggiunto l’obiettivo del governo di trasformare l’organo garante dei presidi costituzionali in un alleato fedele dell’esecutivo nell’attuazione del piano finalizzato a scardinarli; la manipolazione dall’interno del sistema giudiziario ha portato alla creazione dei tribunali solo apparentemente stabiliti dalla legge: tribunali di facciata, come le nuove sezioni della Corte suprema e quelli risultati dall’innesto nelle corti ordinarie di “neogiudici”, nominati dal Consiglio superiore (KRS), a sua volta trasformato dalle riforma in longa manus del governo» [4]. Per ciò che riguarda l’Ungheria, Orbàn continua sulla sua strada di sfida aperta e dichiarata all’Unione europea e al suo sistema di valori.
Anche in questo caso il processo di erosione democratica va a colpire direttamente competenze e composizione della Corte Costituzionale in modo da ricondurla sotto il controllo diretto della sfera politica attraverso un sofisticato svuotamento delle sue competenze, con il trasferimento dei relativi poteri a nuovi Uffici creati ad hoc e controllati direttamente da un magistrato eletto dal Parlamento. Ma il prossimo 12 aprile l’Ungheria andrà al voto, e questo voto sarà necessariamente anche un crocevia decisivo per il futuro dell’Unione Europea.
In realtà c’è molta apprensione per l’esito della consultazione perché, come osserva Zsuzsanna Szelényi direttrice della Democracy Institute Leadership Academy presso la Central European University: «Se l’opposizione dovesse conquistare anche una semplice maggioranza, Orbán avrà molti strumenti per rendere quasi impossibile la formazione di un nuovo governo o addirittura la convocazione di un nuovo parlamento: ad esempio potrebbe orchestrare una crisi costituzionale e dichiarare lo stato di emergenza» [5]. Ma il quadro delle attuali criticità per lo Stato di diritto in Europa non può limitarsi solo ai casi, diremo estremi, di Ungheria e Polonia perché anche nei Paesi con una solida e storica reputazione democratica, i sistemi giudiziari indipendenti sono a rischio.
Gli attacchi politici, compresi quelli contro singoli giudici, stanno diventando sempre più frequenti, minando pericolosamente la fiducia del pubblico. Emblematico può essere il caso della Francia la quale, pur non avendo raggiunto un livello allarmante circa lo sgretolamento dello Stato di diritto, molto spesso ha lambito quel limite se non addirittura superato.
Come non ricordare le parole sferzanti del ministro degli Interni Bruno Retailleau del governo presieduto da Michel Barnier, il quale già un paio di anni fa dichiarò che «lo Stato di diritto non è né inviolabile né sacro», precisando anche che «la fonte dello Stato di diritto è il popolo sovrano» [6], in perfetto allineamento con la dottrina del pensiero populista. E sempre in Francia, e questa volta solo un anno addietro, un tribunale di Parigi ha dichiarato Marine Le Pen colpevole di appropriazione indebita, impedendole di candidarsi alle elezioni presidenziali francesi dell’anno successivo.
Per inciso, ricordo che il nostro Codice penale all’articolo 646 oltre a precisare che il reato di appropriazione indebita è perseguibile solo a querela di parte – cioè da chi ha interesse all’accertamento del fatto – prevede la reclusione da 2 a 5 anni e una multa da 1.000 a 3.000 euro. Di fronte a quella che è stata vista solo come una «decisione politica» dalla leader della Destra, poi non ha trovato di meglio che «presentare ricorso, di affermare di essere stata vittima di una “tirannia di giudici” e di un “assassinio politico”.
Il “sistema” le avrebbe sganciato addosso “una bomba atomica”. Il giudice che presiedeva il processo è stato poi minacciato sui social media e il suo indirizzo di casa è stato diffuso» [7].
Il quadro generale nel quale stiamo vivendo è più che allarmante ed anche l’Italia è purtroppo in cima alla lista dei Paesi europei, diciamo più intraprendenti, nello smantellamento dello Stato di diritto. Ė quanto risulta dal monumentale Report 2026, ben 840 pagine, presentato dalla ONG Civil Liberties Union for Europe (LIBERTIES), nata in Germania nel 2017 e composta da una rete di 40 organizzazioni per i diritti umani, che pone sotto la lente di ingrandimento la grave e deliberata erosione dello Stato di diritto in 5 Paesi – Bulgaria, Croazia, Ungheria, Slovacchia, Italia – nonché il progressivo scivolamento verso forme di autoritarismo di altri Stati europei storicamente con democrazie solide.
Nel capitolo dedicato all’Italia, frutto dell’elaborazione dei dati forniti dalle Associazioni Italian Coalition for Civil Liberties and Rights (CILD), Antigone, Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa (OBCT), oltre a STRAtegic LItigation (STRALI), il nostro Paese è classificato fra quelli «demolitori» sistematici dello Stato di diritto. L’analisi ha registrato pressioni crescenti sull’equilibrio tra poteri, in particolare tentativi di maggiore controllo politico su istituzioni e contrappesi democratici.
Ad esempio, sulla giustizia «persistono criticità strutturali nel sistema giudiziario, con riforme controverse e tensioni tra politica e magistratura. Il clima politico sempre più polarizzato rischia di minare la fiducia pubblica nell’indipendenza della giustizia».
Su corruzione e trasparenza «Progressi limitati: restano irrisolte questioni chiave come regolazione del lobbying e contrasto alla corruzione nei vertici. Le raccomandazioni europee vengono spesso ignorate, segno di debole implementazione delle riforme».
Sulla libertà di stampa «crescono le preoccupazioni per interferenze politiche nei media pubblici e pressioni sull’informazione. Si registra un contesto più difficile per i giornalisti, con rischi per pluralismo e indipendenza editoriale».
Non manca una critica anche allo Spazio civico e ai diritti. «Misure come il “decreto sicurezza” e restrizioni alle proteste indicano una compressione dello spazio civico. Si osserva una tendenza più ampia a limitare libertà di espressione e diritti fondamentali, anche in linea con altri report internazionali» [8].
Tutto ciò si commenta da solo, ma è innegabile che molti segnali provenienti non solo dall’Italia di una grave e intenzionale erosione dello Stato di diritto, sono stati troppe volte ignorati dalla Commissione Europea, la quale ha dimostrato di non aver avuto la capacità di individuarne la pericolosità e, ancora più desolante, di voler evitare attriti politici con alcuni Stati membri, ora ormai troppi. Serve una maggiore e più incisiva volontà politica della UE nel frenare questa ormai dilagante forza reazionaria, impedendo comportamenti proprio come quelli dell’Italia che, come notato dall’Agenzia dei Giornali Diocesani, di chiara ispirazione cattolica, «cerca di stare [nella UE] tenendo il piede in due scarpe, oscillando tra una sponda e l’altra dell’Atlantico, invocando flessibilità a non finire e variando le alleanze, finendo per scegliere regolarmente quelle meno presentabili» [9].
Stefano Ferrarese [1] https://www.v-dem.net/news/press-release-democratic-backsliding-reaches-western-democracies-with-us-decline-unprecedented/, 17 marzo 2026 [2] https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/policies/justice-and-fundamental-rights/upholding-rule-law/rule-law/annual-rule-law-cycle/2026-rule-law-report_it, 31 marzo 2026 [3] Andrea Carapellucci, magistrato Contabile, https://www.questionegiustizia.it/articolo/la-riforma-della-corte-dei-conti-nella-crisi-dell-amministrazione, 25 febbraio 2026 [4] Mariarosaria Guglielmi, https://www.libertaegiustizia.it/2025/12/05/le-democrazie-illiberali-e-lattacco-alla-giustizia/, 5 dicembre 2025 ⌈5⌉ Andrea Gaiardoni, https://ilbolive.unipd.it/it/news/societa/elezioni-rischio-ungheria-orban-svantaggio, 30 marzo 2026 [6] Margaux Duguet, https://www.franceinfo.fr/politique/gouvernement-de-michel-barnier/l-etat-de-droit-ca-n-est-pas-intangible-ni-sacre-pourquoi-les-propos-du-ministre-de-l-interieur-bruno-retailleau-font-polemique_6810349.html, 30 settembre 2024 [7] Jon Henley, Angela Giuffrida, Deborah Cole, Jakub Krupa, https://www.theguardian.com/world/ng-interactive/2026/mar/30/leaders-seeking-undermine-rule-of-law-europe, 30 marzo 2026 [8] https://www.liberties.eu/f/wtaqoq, pag.424 e ss, 26 marzo 20226 [9] https://laguida.it/2026/03/30/unione-europea-patria-del-diritto-e-del-rovescio/, 30 marzo 2026 The post Europa. Lo Stato di diritto prossimo a franare? appeared first on Mentinfuga.