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Migrazioni, l’Europa svolta a destra

Venerdì 10 aprile 2026 ore 08:46 Fonte: MicroMega
Migrazioni, l’Europa svolta a destra
MicroMega

Sul sito dell’European People’s Party (Epp), la parola “sicurezza” ricorre frequentemente, spesso accostata ai valori democratici europei e a slogan come “divisi ma uniti”. Una formula che riflette la natura del gruppo partitico europeo: composto da anime diverse per storia e collocazione politica, ma accomunati da una matrice generalmente conservatrice.

L’Epp rappresenta tradizionalmente l’area della democrazia cristiana, del centrodestra e del conservatorismo liberale, e attualmente costituisce il partito di maggioranza europea. Negli ultimi mesi, tuttavia, il suo raggio d’azione si è progressivamente ampliato, soprattutto su alcune tematiche, aprendo le porte a collaborazioni con partiti piú radicali, che si collocano al di fuori del suo perimetro ideologico tradizionale.

È questo il caso del voto sulla cosiddetta EU Return Regulation, una proposta di ridefinizione del sistema europeo dei rimpatri. Il provvedimento, discusso per mesi e criticato da numerose organizzazioni non governative, è stato approvato dal parlamento europeo, il 26 marzo con 389 voti favorevoli su 627.

Raggiungere una maggioranza così ampia richiede una collaborazione trasversale. Secondo quanto riportato da Euronews, nel voto finale l’Epp si è allineato anche con gruppi di estrema destra per completare l’approvazione, nonostante le polemiche emerse durante la fase di redazione del testo.

In questo processo hanno giocato un ruolo anche forme di coordinamento informale tra gruppi politici e il contributo, seppur non uniforme, di forze politiche più moderate. Molti osservatori vedono in questa scelta un segnale chiaro: la narrazione europea sulle migrazioni sta assumendo un volto sempre più securitario.

Cosa prevede il regolamento In generale, il provvedimento mira a creare un sistema europeo congiunto per gestire deportazioni e ritorni forzati in maniera più efficace, partendo dal dato che oggi solo il 20% delle espulsioni sancite nell’Unione europea viene effettivamente eseguito. Nel testo, i sostenitori di una linea dura sui migranti, definiscono gli strumenti attuali inefficaci, e si insiste sull’associazione tra migrazione, criminalità e sicurezza.

Secondo il testo, il sistema verrebbe reso più efficace attraverso norme più rigorose, tecniche di sorveglianza, l’istituzione di hub di ritorno in paesi terzi con i quali sono attivate partnership, e nei quali verrebbero trattenuti coloro che sono arrivati illegalmente e ai quali è stata rifiutata la domanda di asilo. Questo avviene in seguito a una riforma della definizione dei paesi considerati sicuri e un processo che per alcuni commentatori, come la giornalista Annalisa Camilli, ha definito l´erosione del diritto d’asilo europeo.

Secondo diverse organizzazioni non governative, tra cui Amnesty International, la proposta introduce misure coercitive, punitive e potenzialmente traumatiche, lesive dei diritti fondamentali. Per questo motivo, centinaia di ong, riunite in una protesta congiunta, hanno espresso preoccupazione per il rischio che alcune disposizioni possano portare a pratiche simili a quelle adottate negli Stati Uniti dall’agenzia Ice nel contesto delle politiche migratorie, spesso oggetto di controversie non solo per i metodi violenti, ma anche per le modalità operative, l’arbitrarietà delle decisioni e l’impatto sui diritti delle persone coinvolte.

Una retorica che si consolida Questo tipo di approccio si inserisce in un’evoluzione più ampia del dibattito europeo. La retorica della sicurezza, dello scontro sociale e del rischio associato alle migrazioni si accompagna spesso a una ridotta attenzione per le barriere strutturali che incidono su questioni come la regolarizzazione, l’accesso all’asilo, la cittadinanza e i processi di integrazione.

In un numero crescente di iniziative europee promosse da partiti critici sull’immigrazione, si sottolinea la necessità di adattare gli strumenti legislativi a uno scenario più “pragmatico” e di riequilibrare i diritti con la capacità di intervento degli Stati, mettendo in discussione quella che viene percepita come un’interpretazione eccessiva delle garanzie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La logica securitaria viene quindi usata come leva per la rimozione di diritti, in cui il rispetto del presunto ordine pubblico tende a prevalere su forme di tutela democratiche.

Alcune organizzazioni hanno collegato questo sviluppo al concetto di crimmigration, definito come la sovrapposizione tra politiche migratorie e politiche penali. La Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants (Picum), per esempio, sostiene che l’uso di una narrazione che associa migrazione e criminalità rischia di giustificare misure repressive nei confronti dei migranti e di alimentare un binomio che comporta la punizione di persone per lo status di migrante piuttosto che per atti effettivamente criminali.

Un percorso ancora aperto Il voto del parlamento europeo segna l’inizio di un processo: il testo dovrà ora essere negoziato con il Consiglio dell’Unione europea, e da questo confronto emergerà la versione definitiva del regolamento. Nel frattempo, restano aperte diverse questioni delicate.

Tra queste il rispetto del principio di non-refoulement, che vieta il trasferimento di persone verso paesi in cui potrebbero subire persecuzioni o gravi violazioni dei diritti umani. Sebbene il principio venga formalmente citato in alcuni passaggi, la menzione appare superficiale, e molte organizzazioni temono che le misure previste possano comprometterlo nella pratica.

Preoccupazioni simili riguardano le partnership con paesi terzi, con uno sguardo già rivolto alle collaborazioni già avviate e considerate controverse con paesi come Libia e Tunisia, dove le condizioni nei centri di detenzione sono critiche e le violazioni documentate dei diritti fondamentali non lasciano spazio a interpretazioni. Regolamentare ulteriormente accordi di questo tipo rischierebbe di rafforzare tali collaborazioni a scapito della sicurezza e dei diritti delle persone coinvolte, creando una situazione in cui, grazie a una cooperazione strategica, l’Europa finirebbe per “appaltare” la sicurezza delle detenzioni di individui in situazioni non certificate.

Infatti, la versione approvata dal parlamento ha introdotto una disposizione che permette colloqui con “enti terzi non riconosciuti” ai fini del rimpatrio, aprendo la strada a possibili collaborazioni con regimi non democratici per il ritorno delle persone. Come ha dichiarato l’eurodeputata verde Mélissa Camara a Euro News:

“Il testo adottato dà il via libera alla cooperazione con i talebani per consentire il rimpatrio forzato di cittadini afghani. È un totale rinnegamento dei valori dell’Ue”.

Secondo analisi dell´Ecre (European Council on Refugee and Exil), un sistema d’asilo credibile e uniforme resta il pilastro fondamentale di qualsiasi politica migratoria efficace. Le domande di protezione devono essere valutate in modo rigoroso, equo e coerente tra gli Stati membri; analogamente, le procedure di rimpatrio devono rispettare criteri di equità.

Un approccio percepito come punitivo può avere l’effetto opposto: meno collaborazione, minor rispetto delle decisioni e ridotta efficacia complessiva. “Quando le persone percepiscono il rimpatrio come ingiusto o improvviso, la loro disponibilità a conformarsi diminuisce, rendendo il sistema meno credibile e meno sicuro”.

Eppure, il quadro attuale sembra andare in direzione opposta. Il dibattito europeo appare sempre più orientato verso una lettura securitaria delle migrazioni, in cui la riduzione delle garanzie viene giustificata in nome dell’efficacia e della gestione dei flussi.

Conclude Camara: “Resterà impresso nella storia che la cosiddetta destra tradizionale ha collaborato con l’estrema destra alla stesura del testo”.

In questo contesto, il voto sulla Return Regulation va letto come un segnale politico forte: un parlamento diviso su molti temi, ma che su altri, come la gestione delle migrazioni, sembra trovare nuove forme di convergenza, “divisi ma uniti” anche tra forze che formalmente continuano a definirsi distanti. CREDITI FOTO:

La Life Support, nave umanitaria di Emergency, soccorre 198 persone, tra cui 21 donne e 14 bambini e bambine (compresi 8 minori stranieri non accompagnati), in acque internazionali davanti alla Libia, Mediterraneo Centrale, 5 aprile 2024. ANSA/CECILIA FERRARA L'articolo Migrazioni, l’Europa svolta a destra proviene da MicroMega.

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