Cultura
L’alunno come eroe dell’umanità: il potere della Parola e della Cura in classe. Parte I
La «quiete della non speranza»: un mondo svuotato di senso L’esordio di Conversazione in Sicilia è una diagnosi dell’anima. Vittorini ci scaglia immediatamente nel cuore di un sentimento plumbeo, quella «quiete della non speranza» che avvolge Silvestro.
Si tratta di un vuoto pneumatico dove la realtà circostante smette di vibrare, diventando un fondale estraneo e asettico. È la cronaca di un’esistenza che ha perso il ritmo della partecipazione, riducendosi a un’inerzia che consuma i giorni senza lasciar traccia.
Questo era terribile: la quiete della non speranza[1]. In questo torpore, ogni stimolo esterno scivola via senza graffiare la coscienza:
Vedevo manifesti di giornali squillanti e chinavo il capo; vedevo amici, per un’ora, due ore, e stavo con loro senza dire una parola, chinavo il capo; e avevo una ragazza o moglie che mi aspettava ma neanche con lei dicevo una parola, anche con lei chinavo il capo[2]. Il capo chino: tra alienazione e routine scolastica Questo «stato di indifferenza», come evidenziato dalla critica, è un’immagine che riverbera con forza nelle aule scolastiche contemporanee.
Molti studenti abitano i banchi come Silvestro abita le strade, presenti fisicamente, ma assenti nello spirito. Sono i ragazzi che chinano il capo non per umiltà, ma per una sorta di autodifesa dal mondo, per non esporsi a un sistema che percepiscono come un manifesto squillante ma privo di significato reale.
La scuola inclusiva ha il compito etico di incrinare questo guscio di alienazione, trasformando il silenzio dell’esclusione in una nuova capacità di darsi voce. L’abitudine diventa allora la tomba dell’entusiasmo.
Come suggerisce lincipit della poesia Muere lentamente della scrittrice e poetessa brasiliana Martha Medeiros: Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine.
Se l’esperienza educativa si trasforma in una sequenza meccanica di verifiche e adempimenti burocratici, il rischio è quello di una morte lenta della curiosità, spegnendo quella luce negli occhi che è l’unico vero motore dell’apprendimento. La sterilità del mondo e la missione educativa Quando la scuola smette di essere un laboratorio di libertà, finisce per riflettere la stanchezza di un mondo che ha smarrito la forza dei desideri.
L’apatia di Silvestro non è un fatto isolato, ma il sintomo di una realtà inaridita. Anche Leopardi, nelle riflessioni dello Zibaldone, coglieva questo rischio quando scriveva che l’uomo stupisce stupidamente della sua sterilità e della sua immobilità e freddezza.
Egli è divenuto incapace di tutto, inutile a sé e agli altri, di capacissimo ch’egli era. La vita è finita quando l’amor proprio ha perduto il suo ressort[3].
Un sistema educativo che si limita alla trasmissione fredda di nozioni, ignorando la dimensione affettiva e relazionale, perde il suo ressort, la sua spinta vitale. La sfida per la pedagogia oggi non è solo istruire, ma alimentare l’umanità dei discenti, impedendo che la routine soffochi la scoperta e che la sterilità emotiva diventi la norma.
Una chiamata inattesa: il risveglio attraverso i piccoli gesti Il mutamento inizia con una crepa. Nel caso di Silvestro, la scossa arriva dalla lettera del padre, Costantino, una figura ambivalente che, pur nella sua fragilità egoistica, funge da innesco morale:
Mio caro ragazzo, tu sai e tutti voi sapete che sono stato sempre un buon padre, e per la mamma vostra un buon marito […] Però vi prego, ora che vostra madre è sola andate là qualche volta a trovare. Tu, Silvestro, avevi quindici anni quando ci hai lasciati e d’allora, ciao, non ti sei fatto più vedere.
Perché l’otto dicembre, invece di mandarle la solita cartolina di auguri per l’onomastico, non prendi il treno e vai giù e le fai una visita?. Questa richiesta, apparentemente banale, obbliga Silvestro a sollevare lo sguardo.
Nel contesto scolastico, ciò rappresenta il potere dei gesti minimi come una parola di stima, un’ora di ascolto vero, un segnale di fiducia inatteso da parte di un docente. L’inclusione si fa con l’autenticità di queste attenzioni che restituiscono allo studente la dignità di protagonista.
Rispondere a una chiamata, uscire dall’apatia per rimettersi in viaggio, è il cuore di ogni autentico riscatto educativo. La scuola inclusiva diventa così il luogo dove la «quiete della non speranza» viene finalmente interrotta dal rumore rassicurante della relazione umana. (continua) Note [1] E. Vittorini, Conversazione in Sicilia, Einaudi, Torino 1966, p.
4. [2] Ibid. [3] G. Leopardi, Zibaldone di pensieri, in Letteratura Italiana, Einaudi, Torino 2000, p. 2649. Bibliografia E. Vittorini, Conversazione in Sicilia, Einaudi, Torino 1966 G. Leopardi, Zibaldone di pensieri, in Letteratura Italiana, Einaudi, Torino 2000. L'articolo L’alunno come eroe dell’umanità: il potere della Parola e della Cura in classe.
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