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Cinque milioni di attimi
Io una cosa te la chiederei se tornassi un attimo… perché veramente è una cosa che c’ho qua da tanto tempo basterebbe solo un attimo… anzi no due… due attimi anche tre… un milione di attimi. Dai però, ti vorrei dire anche un’altra cosa perciò un milione di attimi non bastano… facciamo due… tre anzi no cinque… cinque milioni di attimi che c’è anche una sorpresa… ma niente di che figurati… un’altra cosa che era rimasta in sospeso… però ecco quella cosa che ti dicevo all’inizio è una cazzata ma te la chiederei lo stesso perché sì, insomma… gli angeli… sì, gli angeli… non è che si stanno rompendo un po’ di questa cosa?… sì, cioè questa cosa che quando uno muore deve andare su a insegnargli quello che faceva sulla terra… perché io me li immagino questi poveri angeli che muore il calciatore e devono palleggiare… muore un attore e devono recitare… muore uno che stava al banco salumi e devono imparare a tagliare il prosciutto a mano… io me li vedo – Chi è che sale oggi ragà?… – Dunque oggi abbiamo un motociclista che ci insegna a fare le curve… – Ancora! almeno che vengano a insegnarci quello che sanno fare bene… ti ci sei schiantato in curva… vabbè! poi abbiamo un pedone e serve un volontario che magari oltre a camminarci insieme con discrezione, gli spieghi meglio le strisce a terra e i colori dei semafori… Ti prego, dimmi che con te non è andata così! dimmi che quando sei andata su buongiorno e buonasera con tutti gli angeli ma senza rompergli le palle… no, perché… quanto l’abbiamo presa per il culo questa roba qua… quante risate… e adesso… no, vero? no, sono sicuro conoscendoti anche perché una che ha avuto una vita come la tua che gli va a insegnare agli angeli? a soffrire? a stare male?… ecco, a proposito, questa è l’altra cosa che ti chiederei… ma secondo te è più stronza la vita o la morte? sì, perché… seguimi… nascere e vivere è un privilegio per pochi, nascere e vivere da umani è un privilegio per pochissimi, anche se noi non lo sappiamo… se per esempio una mosca ci invidia o magari ci vede come degli sfigati e pensa che è stata super fortunata a nascere mosca… vabbè! comunque non è questo… il punto è… mi dai un privilegio, o presunto tale sempre secondo la mosca, e poi… da un certo momento in poi mi fai soffrire… che vabbè! capita… ma non così con quell’accanimento sadico tipo uno spiedo che quando giri e ti allontani dalla fiamma e ti sembra di avere un po’ di sollievo, che cominci ad avere anche qualche speranza… in realtà comincia a bruciarti l’altro lato e così di continuo e lentamente… che questa è la cosa più cattiva… anzi no, proprio stronza… e poi a completare l’opera ci pensa la stronzaggine della morte che un bel giorno arriva… e questa è un’altra cosa che mi fa incazzare, non sapere la data della mia morte… vabbè! ma questa è una cosa mia… arriva la morte e che fa? ti restituisce un’espressione serena dolce distesa perché io adesso te lo dico e mi vergogno ma quando mi hai chiesto con quel viso scavato e la voce flebile… – come mi vedi?
Avrei dovuto dirtelo in onore di quella franchezza che abbiamo sempre avuto… che ti vedevo male… e invece… – tutto sommato ti trovo bene! è partito il mio risponditore automatico mentre lo stomaco si attorcigliava… ancora mi pento… ma la verità è che di fronte al male e al dolore degli altri non potendo capire, li deviamo e li allontaniamo con delle frasi del cazzo… tutto sommato ti trovo bene! Mi prenderei a schiaffi… e invece… nel tuo ultimo fotogramma terreno sei tornata la stessa che eri e quasi eravamo tutti contenti e sollevati nel rivederti così… lo capisci adesso perché è stronza anche la morte? perché dopo tante angustie, dovresti tornare su e far vedere a tutti come ti ha ridotto la vita, così che qualcuno… chi sta in alto, possa anche dirle – oh! datti una calmata!
Invece no, arrivi su con un viso rilassato… che allora gli angeli pensano – quindi non si sta poi così malaccio sotto! e anche chi sta più su ti guarda e ti dice – tutto sommato ti trovo bene! Due stronze… la vita e la morte… due stronze… due stronze che si coprono e si proteggono a vicenda per continuare a ingannarci con la storiella che vivere è un dono e che tanto dopo c’è un paradiso che ci aspetta facendoci dimenticare sempre quanto a volte lo spazio tra l’una e l’altra è pieno di dolori e di amarezze… Quanti attimi restano di quei cinque milioni?
Pochissimi immagino… e allora la sorpresa che ti avevo promesso… quel giorno, sempre lo stesso, sì quello di… tutto sommato ti trovo bene! …abbiamo fatto una di quelle cose che ci piacevano tanto, riprendere le vecchie foto, quelle di carta e raccontarcele come se non le avessimo mai viste… perché… non c’è niente da fare, quando le cose non vanno, la mente come fa un cane con l’osso torna sempre dove ha nascosto i momenti belli e spensierati per riassaporarli un po’ e… Ti ricordi che ne abbiamo tirate fuori tante? e di tutte abbiamo rievocato luoghi circostanze e interpreti… e poi… c’era quella in cui eravamo io e te… nella quale sembrava che tu stessi cantando qualcosa e allora hai cominciato a fare una musica incomprensibile con la bocca chiusa e io ti ho guardato, senza seguirti perché non capivo che motivo fosse e poi un giorno… e questa è la sorpresa… all’improvviso… quando non c’eri già più… come per magia… mi è tornata in mente nota per nota, parola per parola… come se l’avessimo cantata sempre insieme… invece no… La vita prima di essere stronza è proprio strana… ancora un attimo… un attimo solo… cantiamola una volta insieme… giusto l’inizio… ninna nanna, ninna oh, questo bimbo a chi lo do?… Vincenzo Mambella The post Cinque milioni di attimi appeared first on Mentinfuga.