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Società, guerra, controllo: Alex Karp e l’ascesa di Palantir in Europa e negli USA
Sembra ci sia una regola non scritta nel giornalismo USA che si occupa di Silicon Valley: più un miliardario si sforza di sembrare un eccentrico filosofo, più il suo modello di business è intrinsecamente violento. Prendete Alex Karp, CEO di Palantir.
Capelli grigi arruffati, parlantina accelerata a 1.25x, abbigliamento da sci di fondo ostentato nei salotti dell'alta finanza e una scorta fissa di granitici bodyguard. Lo scorso anno si è messo in tasca la miseria di 6,8 miliardi di dollari di azioni, definendo la sua creatura "l'azienda di software più importante al mondo".
Eppure, sfogliando i dossier e le inchieste, emerge un'immagine piuttosto diversa. Come sottolinea un recente e abbastanza inquietante profilo del Guardian, per molti analisti Palantir è semplicemente la scatola nera più spaventosa del pianeta.
Una convergenza tra il Grande Fratello di Orwell e la Skynet di Terminator, trasformata nello strumento di sorveglianza e profilazione definitivo. Il paradosso non è da sottovalutare.
Karp, cresciuto a Philadelphia in un ambiente fieramente progressista da genitori attivisti, anni fa dichiarava che se mai fosse arrivato il fascismo, lui sarebbe stato "il primo o il secondo a finire al muro". Oggi, scorrendo i contratti della sua azienda, sembra proprio l'uomo che sta fornendo i mattoni, il cemento e i sistemi di puntamento algoritmico per edificarlo, quel muro.
Che si tratti di alimentare le deportazioni dell'ICE o le macchine da guerra in mezzo mondo, la sua giustificazione è squisitamente figlia della tech culture post secondo mandato Trump, la stessa ondivaga filosofia di compiacenza del potere venuta fuori con la “masculine energy” di Zuckerberg: a suo dire, il prezzo per fare affari con il governo è farsi piacere l'amministrazione, nonostante tutto. Adesso dallo stesso uomo che si è vantato di chiacchierare con i "veri nazisti" arriva un avvertimento che dalle parti di chi studia e usa l’IA professionalmente era già sussurrato a bassa voce, ma che come spesso fanno questi nuovi magnati tech diventa la “quiet part out loud”.
Perché, se non si è ancora capito, i nuovi oligarchi occidentali vivono in un mondo talmente privo di conseguenze da poter fare discorsi deliranti sull’Anticristo oppure obbligare i propri dipendenti a classi di tai chi di cui loro stessi sono istruttori senza temere alcun ridicolo. In una recente intervista alla CNBC, Karp ha dichiarato che l'intelligenza artificiale minerà l'influenza degli "elettori altamente istruiti, spesso donne", per dare invece più potere agli uomini della classe operaia.
Karp non indora la pillola: questa tecnologia distrugge chi ha una formazione umanistica - storicamente orientato verso il voto democratico - riducendo il peso economico, e spinge chi ha una formazione puramente tecnica. Ma come ha acutamente fatto notare Arwa Mahdawi in un recente editoriale sul Guardian, la vera domanda è un'altra: quella di Karp è un'analisi sociologica o uno spudorato sales pitch rivolto all'estrema destra?
Anche gli analisti finanziari del podcast Slate Money hanno evidenziato come questa narrazione sia disegnata su misura per compiacere l'establishment conservatore: togliere capitale politico al nemico giurato (le donne liberal laureate) per trasferirlo a una demografia che il potere maschile sa gestire molto meglio. Per capire le parole di Karp, bisogna guardare al DNA di Palantir.
L'azienda, nata anche grazie ai fondi della CIA, si vanta di essere fieramente "anti-woke". E sappiamo bene che, nel lessico dei tech-bro della Silicon Valley, l'emancipazione femminile e i diritti sociali/civili (che ripetiamolo ancora, rappresentano un corpus unico, nonostante la propaganda di certa sinistra reazionaria filorussa) sono il peccato originale del "wokismo".
Non è un caso che l'altro co-fondatore, l'eminenza grigia che torna spesso in questi discorsi Peter Thiel, avesse già scritto nel 2009 un saggio in cui lamentava che l'estensione del diritto di voto alle donne avesse di fatto rovinato la "democrazia capitalista". Oggi Karp non fa altro che aggiornare quel manifesto: se il voto alle donne è stato un errore, l'AI è lo strumento ideale per correggere la rotta, marginalizzando economicamente la categoria.
La purga alla NASA e l’attacco alla lanyard class Mentre i signori del silicio elaborano la teoria, l'amministrazione Trump passa alla pratica. Alla NASA, il personale ha ricevuto l'ordine immediato di ripulire i siti web pubblici da ogni menzione che riguardi "specificamente le donne".
Via termini come "donne nella leadership" o "giustizia ambientale". Ironicamente a guidare questa purga è Janet Petro, la prima donna a servire come amministratore della NASA.
Ennesimo esempio di donna in ruolo di potere messa da uomini per tutelare i loro interessi (fenomeno che già vediamo in Italia, ma anche in Germania con l’AFD e Giappone con il nuovo Primo Ministro, donna ultra conservatrice). Volto perfettamente auto assolutorio del nuovo paternalismo autoritario intriso di cultura redpill.
Nel recente documentario sulla manosfera del giornalista britannico Louis Theroux, ad esempio, l’attivista di estrema destra Myron Gaines (pseudonimo di Amrou Fudl) dichiarava più o meno che lui non è un misogino, che ama le donne, e per questo deve prendere decisioni al posto loro, in modo da proteggerle dai loro stessi errori. Epstein Files: l’ascesa delle destre e la cabina di regia per manipolare l’opinione pubblica online Ma come dicevo non sono solo le donne il bersaglio della nuova oligarchia, in un recente saggio per The Spectator, Louis Mosley, CEO di Palantir nel Regno Unito, ha spiegato che l'AI spazzerà via la "lanyard class" (la classe dei cordini porta badge), ovvero quei professionisti e burocrati che oggi fanno da filtro critico nelle istituzioni.
Mosley sostiene che l'AI agirà come un "esercito infinito di api operaie amministrative", rendendo inutile la mediazione umana. Non è un obiettivo dichiarato e Karp non ha espresso esplicitamente l’idea di applicare l’IA in quella direzione, ma visto il contesto politico in cui la cultura tech si è sviluppata negli ultimi anni, e viste le posizioni relative alle culture war esposte in precedenza, è legittimo pensare che da qualche parte nelle stanze dei bottoni si stia pensando di usarla per smantellare lo Stato dall'interno e depotenziare il voto progressista, ostacolando e depotenziando proprio quelle competenze umanistiche e analitiche che si frappongono tra l'efficienza degli algoritmi e l'applicazione pura del potere.
Di fronte alle critiche, Karp stesso ammette che queste tecnologie sono "socialmente pericolose". Eppure, la sua giustificazione sembra uscita dal Patriot Act post-11 settembre: se non lo facciamo noi, lo faranno i nostri nemici.
Karp ci dice candidamente che, per mantenere la "capacità di essere americani", gli Stati Uniti devono essere disposti a distruggere il tessuto stesso della loro società. Il business dei crimini di guerra Ma la visione di Palantir non si ferma alla guerra culturale.
Al DealBook Summit del New York Times, Karp ha alzato l'asticella, teorizzando che legalizzare i crimini di guerra sarebbe un ottimo affare per la sua azienda. Commentando i letali raid americani contro imbarcazioni civili nei Caraibi, Karp si è detto "totalmente favorevole" a renderli costituzionali.
Un recente e dettagliato rapporto del Brennan Center for Justice spiega perfettamente questo meccanismo: l'integrazione dell'AI in ambito militare riduce le vite umane a semplici "blip e punti dati su uno schermo", desensibilizzando i soldati all'atto di uccidere. Per Karp, questa non è una tragedia, ma un'opportunità.
Citando lo studioso Samuel Huntington, ha ricordato che l'Occidente non domina per le sue idee, ma per la sua "superiorità nell'applicare la violenza organizzata". Cosa succede, però, quando la "precisione" infallibile venduta da Karp si scontra con il mondo reale?.
In Iran, un missile Tomahawk ha centrato in pieno una scuola elementare a Minab, uccidendo almeno 175 persone, in maggioranza bambine. Le immagini satellitari delle fosse comuni spazzano via in un istante tutta la vuota retorica sull'efficienza chirurgica dei droni.
Il Pentagono sta indagando sul ruolo del modello Claude (di Anthropic) e del sistema Maven di Palantir nell'identificazione del bersaglio. Come ho già scritto, il Maven Smart System è capace di sfornare fino a 1.000 raccomandazioni di targeting all'ora, accorciando drasticamente la cosiddetta "kill chain".
Come l’IA sta riscrivendo le regole della guerra Nel caso della scuola, pare che l'AI abbia incrociato dati obsoleti della DIA statunitense risalenti a quando l'edificio faceva parte di una base militare. Per l'algoritmo sarebbe stato un bersaglio legittimo.
È come una di quelle allucinazioni che a volte i chatbot vi danno perché dimenticano la data del giorno in cui si trovano. Solo che stavolta invece di una risposta sbagliata sono morte delle bambine.
L’impatto europeo Ma se pensate che Karp e quelli come lui siano un problema solo per il suo conservatorismo algoritmico negli USA, ho una pessima notizia. Mentre guardiamo cosa combina Trump oltreoceano e in medio oriente, in Europa stiamo consegnando le chiavi di casa alla stessa azienda.
Crediamo che il nostro rigido GDPR ci renda immuni allo strapotere della Silicon Valley, e in parte è vero (motivo per cui i tech bro partecipano attivamente a tutti i progetti di smantellamento della EU, come testimoniano anche gli Epstein Files) ma spulciando gli appalti pubblici si scopre che l'infiltrazione è già a uno stadio avanzato. Il caso più lampante è nel Regno Unito.
Il governo ha affidato a Palantir un contratto da 330 milioni di sterline per l'NHS, mettendo nelle sue mani il più grande database di cartelle cliniche d'Europa. Entrata a prezzo di saldo durante il Covid, ora ha monopolizzato l'intera infrastruttura.
Il vero terrore dei pazienti è il mission creep: usare i dati sanitari centralizzati per scovare e deportare immigrati irregolari, replicando esattamente il modello sviluppato per l'ICE negli Stati Uniti. Non va meglio sul fronte dell'ordine pubblico.
In Germania, i software di Palantir sono già usati in Assia e Nord Reno-Westfalia, e recentemente sono stati approvati anche dal Baden-Württemberg. Il problema democratico qui è ancora più diretto che in UK: la predictive policing incrocia montagne di dati per segnalare "potenziali" criminali prima che agiscano.
Un approccio in stile Minority Report che smonta la presunzione d'innocenza e sostituisce il faticoso lavoro investigativo con un riconoscimento pattern. L'espansione tocca tutti.
I servizi segreti francesi usano le soluzioni di Alex Karp da anni. In Italia la cosa passa incredibilmente sotto silenzio, eppure recenti atti parlamentari confermano che anche settori della nostra Pubblica Amministrazione si rivolgono a queste piattaforme per l'analisi dei dati.
Stiamo usando denaro pubblico - probabilmente persino fondi europei - per finanziare l'infrastruttura del capitalismo della sorveglianza d'oltreoceano. Anticristo, Palantir, difesa e affari: la visita di Thiel a Roma è un problema democratico Non solo privacy: storia dello spionaggio e backdoor Quindi dicevamo il GDPR?
Il nostro famoso scudo per la privacy ha una falla strutturale gigantesca: le eccezioni per "sicurezza nazionale" e "prevenzione dei reati". È in questa immensa zona grigia che Palantir prospera, riassemblando dati frammentati per creare profili di massa.
Non è la prima volta che succede qualcosa di simile. Ricordiamo che tra i ‘70 e gli ‘80 Robert Maxwell, padre della famigerata Gyslaine (complice condannata di Jeffrey Epstein), diventò partner di una azienda chiamata Inslaw, produttrice un software che qualcuno considera l’antenato di Palantir, Promis, un sistema di analisi dati rivoluzionario per l’epoca che era uno strumento preziosissimo per le intelligence del periodo.
Maxwell vendette il software a decine di agenzie di intelligence mondiali inserendo al suo interno una backdoor che gli permetteva di accedere alle informazioni trattate da chi lo utilizzava, diventando uno dei più grossi leak documentati nella storia dello spionaggio. Su Maxwell se ne sono dette molte, che collaborasse sia con l’MI6, la CIA e ovviamente il Mossad, qualcuno addirittura lo pone in relazione con l’allora KGB.
Il suo ruolo non è mai stato chiarito del tutto ma qualcuno ha definito la faccenda Promis “più sporca del Watergate”. Maxwell morì in circostanze non chiarissime e gli vennero concessi i funerali di stato in Israele, durante i quali l’allora premier Yitzhak Shamir dichiarò “Ha fatto per Israele più di quanto si possa dire oggi”.
Siamo di fronte quindi, ragionevolmente, a un nuovo potenziale rischio non solo per la privacy con tutti i connotati di una Cambridge Analytica su scala globale, ma per la sicurezza nazionale. Specie in un contesto dove l’Italia è da diversi reportage inquadrata come attore dell’asse Washington-Mosca (ma a questo punto qualcuno potrebbe suggerire di inserire anche Tel-Aviv) per smantellare o quantomeno depotenziare l’EU.
È l’ennesimo tassello di quella idea di società che viene fuori ascoltando i discorsi di tutti i nuovi tecno feudatari. Noi accettiamo passivamente l’inevitabilità percepita di dover cedere i nostri diritti in nome dell'efficienza, creando fondamentalmente un Cavallo di Troia, sia metaforico che tecnico, che permetterà al più grosso progetto di controllo sociale e sorveglianza mai visto di crescere in maniera esponenziale, guidato da una tecnologia che passivamente toglie valore al lavoro per spostarlo verso i padroni.
Gente che, a questo punto sembra piuttosto chiaro, vede i nostri diritti come un intralcio e il progresso sociale come un ostacolo al loro progetto di mondo. Immagine in anteprima:
Dario De Leonardis