Cultura
Storia degli ebrei marocchini, dalle origini ad oggi
Tutta la storia degli ebrei marocchini, dalle origini in epoca romana fino ai giorni nostri Alle origini degli ebrei marocchini Non ci sono prove certe e sicure di quando il mondo ebraico abbia fatto per la prima volta la sua comparsa nell’odierno Marocco, tuttavia secondo alcune fonti la prima comunità si sarebbe formata addirittura nel 361 a.C.. Secondo il grande storico Ibn Khaldun, tale comunità si sviluppò soprattutto nel mondo amazigh, tanto che la stragrande maggioranza degli ebrei marocchini deriverebbe proprio dai tanti proseliti che si convertirono prima dell’arrivo di Islam e Cristianesimo.
Se sotto l’Impero romano il mondo ebraico ebbe essenzialmente mano libera per svilupparsi e prosperare, con la proclamazione del Cristianesimo a religione di stato le cose cambiarono profondamente per la comunità, che iniziò a subire discriminazioni ingiustificate. Proprio per questo, dopo un’iniziale diffidenza, gli ebrei marocchini videro con un occhio sempre più benevolo i nuovi conquistatori arabi, i quali gli garantirono sempre pace e tolleranza in cambio della loro obbedienza.
Le persecuzioni sotto gli Almohadi Se con la nascita delle prime due dinastie marocchine (Idrisidi ed Almoravidi) le cose rimasero essenzialmente le stesse, la situazione mutò profondamente con l’arrivo degli Almohadi ed il loro estremo fanatismo; tale dinastia si distinse infatti dalle altre per essere particolarmente legata alla fede ed alla sua applicazione, tanto che il loro nome in arabo è ”al-Muwwahidun”, ovvero “coloro che affermano l’unicità di Dio”. Tale dinastia diede vita ad una lunga serie di conversioni forzate, che però in molti casi si rivelarono solo di facciata, con buona parte dei ebrei che continuò a custodire di nascosto il suo credo e la sua fede; sempre sotto gli Almohadi, agli ebrei venne imposto addirittura un abbigliamento specifico, di modo da renderli facilmente riconoscibili da chiunque.
I Marinidi ed il ritorno della quiete Con la salita al trono della dinastia Marinide, riguadagnarono tutti gli onori che avevano perso durante il dominio Almohade, riottenendo lo status di Dhimmi e riuscendo in breve a ritornare uno dei fattori dominanti dell’economia e del commercio marocchino. Il loro ruolo sotto tale dinastia divenne così centrale che molti di loro divennero addirittura gran visir, cosa che alimentò le maldicenze del resto della popolazione, ma senza che, al contrario dell’Europa, vi fossero attacchi di natura esplicitamente anti-ebraica.
I Wattasidi e l’arrivo degli ebrei andalusi A partire dal 1472 il regno marocchino venne sconvolto da due eventi che avrebbero per sempre trasformato la sua storia: da un lato vi fu la salita al potere della dinastia dei Wattasidi, mentre dall’altro, nel 1492, la Spagna emanò il celebre Decreto di Alhambra. Quest’ultimo ordinava la definitiva espulsione dal regno iberico di tutti gli ebrei e musulmani che non fossero convertiti in modo sincero al Cristianesimo, causando un’immensa migrazione del mondo andaluso verso l’Impero Ottomano, l’Algeria ed il Regno marocchino.
Se da un lato ciò significò nuove ed incredibili entrate per il Regno, dall’altro la grande ricchezza dei nuovi arrivati non fu vista di buon occhio dagli ebrei autoctoni, i quali persero anche diverse delle loro pratiche in favore del nuovo ebraismo sefardita giunto dalla Spagna. Proprio a tale periodo storico si deve la divisione fra i toshavim o bildiyīn, ovvero gli ebrei “autoctoni” ed i megorashim o rūmiyīn, ovvero gli ebrei sefarditi che emigrarono dalla Spagna.
Sa’adiani ed Alawiti Nonostante diverse vicissitudini, si può dire che con le due dinastie successive gli ebrei marocchini vissero una condizione di benessere, diventando in breve tempo il vero trade d’union fra il mondo europeo e quello marocchino, continuando così a mantenere posizioni importanti all’interno del mondo commerciale e diplomatico I veri cambiamenti arrivarono con la colonizzazione francese dell’area, cosa che, sul lungo periodo, allontanerà sempre di più gli ebrei locali dai loro fratelli musulmani. Stravolgimento europeo Il sempre maggior coinvolgimento europeo provo fin da subito a distanziare quanto più possibile gli ebrei ed i musulmani e ciò sia con l’implementazione di leggi pensate ad hoc sia facilitando associazioni culturali come la Alliance Israélite Universelle o altre addirittura di chiara matrice sionista.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nonostante il sultano Mohammed V si oppose direttamente e strenuamente alle iniziative antisemite del Governo di Vichy, le condizioni degli ebrei presenti nel paese andarono a peggiorare e questo facilitò l’attecchimento di diverse associazioni ebraiche americane che giunsero qui a seguito del successo dell’Operazione Torcia. Sionismo e migrazione A partire dalla nascita dello Stato sionista, furono migliaia gli ebrei marocchini che si ritrovarono a lasciare il regno per recarsi in Palestina, scatenando inevitabilmente le ire dei propri vicini, i quali iniziarono a vederli non più come propri fratelli, ma come possibili traditori del mondo arabo-islamico.
Se dal 1956 al 1961 la migrazione in Israele fu addirittura proibita per legge con un corpo di polizia apposito, a partire dalla salita al trono di Hassan II nel 1961 quest’ultima venne addirittura agevolata. Ciò fece sì che dal 1961 al 1964 ben 90’000 ebrei marocchini lasciarono la propria patria in favore di Israele, con altri 80’000 che si aggiunsero nei successivi 3 anni, tanto che nel 1967 rimanevano nel paese solo 60’000 ebrei marocchini.
Da lì in poi il numero si ridusse ogni anno sempre di più, al punto che la maggioranza degli ebrei marocchini odierni vive effettivamente in Israele, con sole poche migliaia ancora oggi fedeli alla loro terra ancestrale. Gli ebrei marocchini in Israele In modo non dissimile a ciò che vissero gli ebrei mizrahim (ovvero gli ebrei del “Medio Oriente”), anche gli ebrei marocchini si ritrovarono paradossalmente più in difficoltà nella nuova terra rispetto che a quella nativa.
Qui infatti subirono un profondo razzismo e discriminazioni, tanto da dar vita nel 1959 alla Rivolta di Wadi Salib, in cui la comunità denunciò apertamente il trattamento di favore dello stato a favore dei “più europei” ashkenaziti. Non è un caso che le Pantere Nere israeliane fossero composte proprio da ebrei marocchini e mizrahim che combattevano contro i cosiddetti “ebrei bianchi” in favore di giustizia ed equità.
Tale razzismo da loro subito ha mostrato i propri effetti nel corso del tempo, portandoli spesso e volentieri ad esacerbare il loro odio anti-arabo per mostrarsi come “più israeliani” nonostante la diversa carnagione e cultura; questo li ha portati negli ultimi decenni, in modo non dissimile dagli italo-americani, a sviluppare posizioni politiche spesso e volentieri legate alla destra o all’ultradestra del paese. Secondo delle recenti statistiche, quasi un milione di ebrei israeliani è marocchino o ha origini marocchine, facendone la seconda comunità seconda solo a quella legata all’Unione sovietica.
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