Cultura
Giuliana Storino è a Venezia alla Galleria 10 & zero uno con "Canto alla durata"
Fino al 20 Dicembre 2025 Giuliana Storino (Taranto, 1986) è a Venezia alla Galleria 10 & zero uno con una coinvolgente ed emozionante esposizione personale dal titolo Canto alla durata, accompagnata da un testo di Mara Predicatori attraverso cui emerge l’approccio eclettico e visionario con il quale l’artista si esprime. La ricerca di Giuliana Storino, incentrata sull’equilibrio, l’identità e la mutevolezza del tempo, intreccia la biografia personale a riflessioni sul fare arte e sull'esistenza esplorando il limite, la resistenza e il loro rapporto dialettico.
Disegno, scultura, installazione, suono, scrittura e nuovi media si fondono in un vocabolario personale, nutrito da altre discipline quali la scienza, la poesia, la filosofia, la letteratura e le espressioni proverbiali. L’esposizione, un viaggio in tre atti, in questo primo atto a Venezia indaga il tema della durata attraverso la memoria e la trasformazione.
Il titolo riecheggia il poemetto di Peter Handke intitolato Canto alla durata, come chiave di lettura di una serie di nuove opere frutto di oltre due anni di lavoro e ricerca. Sulla soglia tra presenza e assenza, tra arte e vita, tra materialità delle immagini e la loro latenza, Giuliana Storino costruisce il suo affascinante universo, fatto di alcune costanti e da un’immensa varietà di forme e materiali.
In questa sede la memoria dello spazio della Galleria 10 & zero uno, ex-macelleria, e la storia biografica di Giuliana, figlia di un macellaio, si sono incredibilmente intrecciate. Giuliana Storino riflette sul significato assunto dalla creazione artistica e sulle dimensioni dell’esistenza come senso della durata del tempo.
La sua è una ricerca continua e costantemente in ascolto verso ciò che la circonda. L’artista si domanda quale sia il significato dell’opera che conclusa è parte del tempo e dello spazio da lei vissuto nel mondo, e lo è per mezzo di una porzione del suo tempo da lei stessa dedicata alla creazione.
Perché si crea? Per quale motivo l’artista sceglie di restare fedele alla sua opera affidando a ciò che crea la propria vita?
Chi crea sente umanamente la necessità di dover creare come vocazione: si crea perché si deve e non si può fare altrimenti. L’azione come atto creativo è parte della vita dell’artista fino al suo termine, l’opera giunge nei modi più diversi e ti chiede di risponderle subordinando ad essa qualunque altro affetto.
Davanti alle sue opere non assistiamo a una semplice presenza corporea dell’oggetto, ma a una forma in divenire, sospesa fra realtà e possibilità. In questo senso, G. Storino si allinea a quella genealogia artistica che fa del processo e dell’esperienza transitoria il cuore della propria indagine.
L’opera diventa così un “event” più che un monumento, un invito a partecipare, a percepire la complessità delle forze in gioco nel contemporaneo. Storino ci ricorda che l’arte è anche un luogo di coesistenza e contraddizione, un’architettura di pensiero più che una semplice estetica.
Scopriamo l’opera e l’artista Giuliana Storino attraverso le sue parole. Giuliana Storino, Cicàdidi la cadenza della vita - 2024, incisione laser su lastra di acciaio inossidabile - Fotografia di Filippo Molena - https://www.giulianastorino.com/ L’intervista Molti articoli sulla tua personale a Venezia sono già usciti su varie riviste di settore, sei addirittura su una copertina di una rivista storica con l’opera Cavalletto a dondolo, lama a doppio taglio realizzata quest’anno e tra le opere più originali, emblematiche e paradossali della tua produzione.
Un’opera ipnotica parte di una ricerca in corso da tempo e che in questa particolare occasione lega la tua biografia ad una più articolata riflessione sul presente. Come è nata e come si è sviluppata?
Cavalletto a dondolo nasce dalla riflessione sulla pittura da cui provengo, e prende forma a partire da un calembour linguistico e concettuale: il cavalletto, strumento canonico dell’atto pittorico, incontra il cavallo a dondolo, icona dell’infanzia e del gioco. Entrambi sono due dispositivi di supporto e figure del tempo, l’uno è il simbolo dell’arte, l’altro del gioco dell’infanzia, caratterizzati dalla memoria corporea.
Tra queste due figure si snoda il percorso della mia vita fino ad oggi. Ho trovato nel dondolo una struttura significante, in grado di sintetizzare la metafora dell’esistenza.
L’onda è l’elemento di raccordo che unisce tutta la mia ricerca, dall’equilibrio alla luce al suono. Il primo esemplare di Cavalletto a dondolo risale al 2018, è stato realizzato in ardesia, ed esposto nella mostra personale L’arabesco del tempo, curata da Giacinto Di Pietrantonio, al Museo Villa Brandolini (TV).
L’ ardesia è una roccia sedimentaria formatasi sul fondo del mare, è depositaria della memoria oscillatoria al punto da trattenere al suo interno l’acqua.Un richiamo alle origini della pittura rupestre e alla scrittura su lavagna, di cui la roccia è il supporto originario. Giuliana Storino, Canto alla durata - Ambientazione - Fotografia di Filippo Molena - https://www.giulianastorino.com All’iniziale movimento oscillatorio si aggiunge nella versione in acciaio realizzata per la mostra, il rischio, determinato dalla presenza delle quattro lame a mezzaluna in acciaio.
Attraverso l’oscillazione autonoma, l’opera instaura un dialogo diretto col visitatore che ha la capacità di ipnotizzarlo e al contempo di immetterlo nella sensazione di pericolo di essere travolto. Credo che proprio in quel momento l’opera riesca a compiere la sua metamorfosi più radicale, diventando un’arma a doppio taglio.
Si stacca dalla radice biografica aprendosi ad una riflessione più ampia che riflette sull’ambivalenza di un sistema che da un lato alimenta e dall’altro annienta, consuma; un sistema che può includere o tagliare fuori. L’opera, può essere letta come una meditazione sulla natura stessa dell’atto creativo e sull’ambiguità.
Il cavalletto, tradizionalmente simbolo di sostegno e stabilità per l’opera pittorica, viene qui “scardinato dall’interno”: trasformato in un cavalletto oscillante, instabile, un dondolo che rimanda a una tensione continua tra equilibrio e squilibrio. Questa vibrazione, questo movimento sospeso, sposta l’attenzione non sull’opera compiuta ma sul luogo primordiale della creazione, sull’origine del gesto artistico.
Hai scelto come titolo della mostra quello del poemetto di Peter Handke. Come ti sei ispirata al suo concetto di - durata - per sviluppare la tua personale riflessione?
È stato lui che ha scelto me! Avevo trascritto nel mio taccuino «Canto alla durata» come possibile titolo della mostra.
Come faccio spesso nel ricercare ho incontrato Peter Handke. La scoperta mi ha ulteriormente convinto a proseguire.
Ho trovato nel concetto di durata un’ ambivalenza che mi interessa molto. La durata emerge dalla tensione tra due dimensioni apparentemente inconciliabili: da un lato l’instabilità e dall’altro la solidità; da una parte il passare e dall’altra il trattenere.
C’è una durata materiale, rintracciabile ad esempio nella scelta dei materiali come l’acciaio, cui contrappongo la sua resistenza alla delicatezza e fragilità della carta. La durata è ciò che si trattiene, che resiste all’istante effimero, proprio per questo, apre alla possibilità di un tempo vissuto più profondamente.
Questo è possibile solo se si sceglie di rintracciare l’anima delle ‘cose’. In questo parallelismo, la riflessione di Handke e le mie intenzioni convergono forse nel delineare una concezione della durata come forma di resistenza.
Tutto questo trova ulteriore legame di appartenenza con la città di Venezia, che ha basato la sua identità sul concetto di instabilità, legato proprio all'elemento acqua, il cui rapporto è stato sia una risorsa che una sfida continua. La convivenza millenaria della città lagunare con questo tipo di ambiente, ha reso Venezia un esempio emblematico di convivenza e resistenza tra uomo e natura a lungo termine.
Giuliana Storino, Cicàdidi la cadenza della vita, 2024, incisione laser su lastra di acciaio inossidabile - Fotografia di Filippo Molena - https://www.giulianastorino.com/ Come si è ampliato il progetto in questi oltre due anni di lavoro e ricerca? Hai in programma di procedere ulteriormente questo percorso in future esposizioni?
Il progetto è un viaggio che ho disegnato in tre atti e l'adrenalina è così tanta che sto lavorando anche alla ricerca di spazi per le successive esposizioni. Attendo proposte interessanti e penso anche oltre Europa.
È stata una grande sfida, il risultato di un lento processo di studio per opere che necessitano di tempi lunghi e passaggi tecnici che oltre alla saldatura e lucidatura, hanno necessitato di componenti elettroniche e sistemi studiati su misura. Il percorso è fatto di tanti tentativi e prove continue che vanno dal prototipo, a modelli, a stampe 3D e di investimenti economici che non portano mai a risultati immediati.
All’inizio ho ricevuto tantissimi no. Tutte le aziende a cui sottoponevo il progetto mi invitavano ad abbandonare l’idea, data la complessità e i costi per opere difficili anche da trasportare e installare.
Per fortuna la mia testardaggine non mi ha mai abbandonato e l’incontro con l’azienda AL. PE.
T. è stato fondamentale. È grazie alla contaminazione dell’arte con la scienza, la tecnologia e il lavoro incessante di tecnici e ingegneri, che oggi tutto questo si è reso possibile.
Un ringraziamento singolare va a loro: Michele Bertoldo project manager e direttore di produzione, Marco Comparin per la progettazione elettronica e stampa 3D, coordinamento di Anna Pesarin, prototipazione 3D e rendering di Jacopo De Benedictis, Ziming Yang.
Ringrazio l’entomologo Francesco Poggi e il sostegno e l’amicizia di Gabriele Tin e Marileda Maggi. Queste e molte altre sono persone che non si sono mai fermate, anche quando tutto sembrava improbabile, hanno continuato a crederci e a lavorare per me.
Giuliana Storino, Cavalletto a dondolo lama doppio taglio, 2025, acciaio - Fotografia di Filippo Molena - https://www.giulianastorino.com Cavalletto a dondolo lama doppio taglio, in acciaio, è un messaggio poetico e politico, un linguaggio scultoreo essenziale e potente, metafora di una contemporaneità gravata dall’instabilità: la culla e le lame. Nella sua forma essenziale, l’opera racchiude una complessità di elementi atti a rivelare il legame profondo tra la vita e l’arte.
Il dondolio unisce questi due opposti: la culla si trasforma in uno spazio instabile, sottoposto a rischio, e la lama strumento di taglio è anche il motore della trasformazione continua, che attiva e determina il movimento. Il mio intento era quello di mettere in atto la tensione esistente tra le polarità opposte e inestricabili dell’uomo: la solidità e la precarietà, la protezione e la violenza, la tenerezza e la ferocia, il rispetto e la prevaricazione.
Ogni giorno pendoliamo tra questi estremi nel tentativo di trovare un equilibrio, che dura una vita intera. Ho esplorato queste tensioni a partire dall’equilibrio, elemento centrale della mia ricerca, riflettendo sul dondolio come metafora dell'esistenza, e sull’oscillazione tra presenza e assenza, costruzione e distruzione.
Giuliana Storino, Cavalletto a dondolo lama doppio taglio (Particolare), 2025, acciaio - Fotografia di Filippo Molena - https://www.giulianastorino.com Nel contesto dell'opera, le lame mezzaluna a doppio taglio non sono solo elementi formali, ma simboli carichi di significato: connettono la manualità radicata nel lavoro di macellaio svolto da mio padre con la dimensione artistica contemporanea, fungendo da innesto dissonante che riflette sul tempo, sulla durata, sull’instabilità e sull’atto creativo. Le lame rappresentano così la tensione tra tradizione e innovazione, stabilità e oscillazione, materia e pensiero, diventando vera e propria immagine poetica del doppio taglio che attraversa la vita e l’arte.
In tal senso la culla e la lama non si escludono, ma coesistono, coabitano definendosi a vicenda in un confronto che diventa immagine della vita stessa. La culla si trasforma in arma e suggella l'ambiguità dell’esistenza stessa.
Il movimento invece introduce un profondo senso di instabilità, tra azione e lesione, tra volontà di controllo e caduta. In questo spazio sospeso tra fisico e il virtuale, tra materia e meccanismo, si crea uno spazio di riflessione anche sul tempo, che consiste nel vivere quell’istante di massima tensione, dove la delicatezza si confronta costantemente con la minaccia di cadere.
È anche un autoritratto che rispecchia la condizione dell’arte e della vita, nel contesto politico e sociale in cui viviamo. Giuliana Storino, Cavalletto a dondolo, 2025, rilievografia su carta fatta a mano - Fotografia di Filippo Molena - https://www.giulianastorino.com Tutta la mostra è fortemente caratterizzata dal tema del doppio, doppie lame, doppio taglio, doppia lettura dell’oscillazione del dondolo con l’evocazione della ghigliottina.
Questi aspetti si confrontano con la tensione e la violenza contemporanea? Vivo in un tempo segnato dalla proliferazione incontrollata di immagini e dalla velocità compulsiva della visione.
Siamo sottoposti a una percezione intermittente del mondo e delle cose, costantemente frammentato dove tutto si riduce a micro-attimi di algoritmi. L’immagine che ho è quella di un enorme tritacarne.
È un subire quotidiano ormai quasi anestetizzato da un corpo che per necessità si adegua. La violenza non è solo un evento esterno; può esistere anche come forza interna, silenziosa e latente.
La doppia natura dell’opera ci pone davanti all’impossibilità dell’assoluto: la tenerezza non è mai innocua, la ferocia non è mai priva di senso, la lama taglia e al contempo il taglio genera. Il titolo stesso, con il riferimento al “doppio taglio”, evoca una realtà che non è mai univoca, ma sempre proiettata tra possibilità opposte.
Le lame si prestano a un doppia lettura, quella di strumento concreto, e dall'altro della precarietà di un processo artistico che sfida la sua stessa essenza sublimandola. La lama doppia in acciaio, simile alla lama della ghigliottina, non solo rappresenta un dispositivo fisico ma diventa emblematico dell'ambivalenza del gesto artistico, sospeso tra la sua possibilità di generare e al contempo di annientare.
La ghigliottina, si ritrova idealmente nell'instabilità e anche nell’idea di taglio speculativo a cui l'opera rimanda, per riflettere sul nostro tempo. Credo che la potenza di un’opera stia nella sua capacità di scardinare le definizioni, aprendo una riflessione sul presente.
Giuliana Storino, Cicàdidi la cadenza della vita, 2025, rilievografia su carta fatta a mano - Fotografia di Filippo Molena - https://www.giulianastorino.com/ Con l'opera Cicàdidi la cadenza della vita, installata nella cella frigorifera della ex-macelleria, richiami anche l’inflessione linguistica. C’è un legame tra quest’opera e il paesaggio sonoro veneziano e la natura lagunare?
Credo che Venezia abbia costruito la sua identità sul concetto di instabilità, dato proprio all'elemento acqua, il cui rapporto è stato una risorsa e una sfida continua. La convivenza millenaria della città lagunare con questo tipo di ambiente, ha reso Venezia un esempio emblematico di resistenza tra uomo e natura a lungo termine.
La vicinanza all'acqua influenza i suoni locali principalmente attraverso le caratteristiche fisiche dell'ambiente acquatico che modificano la propagazione del suono. In particolare, l'acqua è un mezzo molto più denso e meno comprimibile dell'aria, quindi il suono viaggia al suo interno molto più velocemente rispetto all'aria.
Tutto questo contribuisce a una cadenza particolare del parlato dei veneziani e a caratteristiche fonetiche uniche delle lingue di queste zone, come nel caso della dolcezza o regressione della "r" molto simile a quella rintracciabile a Marghera. Giuliana Storino, Cicàdidi la cadenza della vita - Installazione nella cella frigorifera, 2024, incisione laser su lastra di acciaio inossidabile - Fotografia di Filippo Molena - https://www.giulianastorino.com/ Sono convinta del fatto che la presenza dell’acqua e la vita lagunare abbiano indirettamente contribuito a definire la specificità fonetica e ritmica del veneziano, dove la regressione della "r" di cui sono profondamente innamorata sia una componente rappresentativa della sua identità sonora e culturale, riflettendo la relazione intima tra ambiente e linguaggio.
Ed è proprio la cadenza a tornare nel mio lavoro con l'opera: Cicàdidi la cadenza della vita, installata nella cella frigorifera della ex-macelleria.
L’energia acustica delle differenti intensità e vibrazioni del cicalio, è stata convertita in energia luminosa grazie al disegno e taglio laser, nel tentativo di formalizzare un processo capace di catturarne la forma e rivelarne il suo aspetto. L’opera attraversa i due stadi ripercorrendo l’intero ciclo vitale delle cicale, nelle sue fasi ‘le mute’, il passaggio dal buio alla luce, dal silenzio al canto.
Nel sottosuolo allo stadio di ninfa, le cicale vivono in completo silenzio e al buio, preparandosi per il periodo più breve, quello luminoso, consacrato al canto, unico scopo di vita. Giuliana Storino, Sogni d'acciaio (Particolare) 2025, Incisione laser su lastra di acciaio inossidabile - Fotografia di Filippo Molena https://www.giulianastorino.com/ Le tue opere esprimono equilibrio, paura, morte, dolore, ricordo, sogno.
Ho trovato bellissima Sogni d’acciaio dove hai trasformato un ricordo d’infanzia in una lastra incisa. Scrivo con l’acciaio una poetica dove la materia riflette con lucidità dell’essere artista oggi.
Sogni d’acciaio è un’emersione del rapporto tra forma e pensiero, nel suo rigore materiale di quel tempo che non si consuma, ma si trasforma: come se l’acciaio stesso potesse “sognare” la propria metamorfosi. L’opera parte da un ricordo d’infanzia e trasforma il foglio di carta utilizzato in macelleria per avvolgere le carni, in due lastre di acciaio modellate a mano.
Entrambe appese ai ganci da macelleria, riproducono l’effetto visivo delle pieghe naturali del foglio e recano la scritta incisa a laser: Sogni d’acciaio.
È nata durante una conversazione telefonica con Amalia Di Lanno, che nell’augurarmi la buona notte, mi disse: Sogni d’acciaio!
Giuliana Storino, Sogni d'acciaio, 2025 - Incisione laser su lastra di acciaio inossidabile - Fotografia di Filippo Molena https://www.giulianastorino.com/ Iniziai a riflettere a partire dal significato dell’espressione più utilizzata Sogni d’oro, dal valore simbolico che l’oro ha assunto nella cultura, come simbolo di perfezione e valore spirituale, al suo rapporto con l’arte e con il cinema. Al valore estetico, materiale e spirituale attribuito all’oro, ho sostituito la resistenza dell’acciaio.
Affiorò il ricordo, l’immagine del foglio da macellaio su cui visualizzai la scrittura impressa. Feci un primo disegno.
Anche in questo caso il ritorno al concetto di resistenza e durata avviene attraverso l’esplorazione del confine tra sogno e realtà. È un augurio ma anche una dichiarazione della forza d’animo impiegata ogni giorno, nel lottare e resistere per realizzare i propri sogni.
L'acciaio nei sogni rappresenta spesso la forza interiore e la resilienza di una persona, indicando la capacità di affrontare e superare difficoltà o ostacoli. Giuliana Storino - Ritratto Fotografico di Filippo Molena Chi è Giuliana Storino Giuliana Storino (Manduria, Taranto 1986), vive a Milano e lavora ovunque.
Insegna Anatomia artistica, Illustrazione scientifica e Tecniche extramediali all'Accademia di Belle Arti di Brera. Nella sua vasta produzione artistica adotta un approccio interdisciplinare ed eterogeneo.
Disegno, suono, installazioni, sculture ed elaborazioni digitali si fondono in un vocabolario personale, nutrito da discipline quali la scienza, la poesia, la filosofia, la letteratura, espressioni proverbiali, con le quali esamina i processi e le relazioni tra corpo e spazio, natura e tecnologia. Dall'esplorazione del mondo naturale, da cui si emerge sin dagli inizi una sensibilità ecologica, la sua ricerca si amplia a temi come l’equilibrio, la resistenza, la memoria e la trasformazione indaga le relazioni tra fragilità e temporalità, visibilità e invisibilità.
Attinge ad una molteplicità di linguaggi e ottiene collaborazioni con istituzioni e con le aziende. In mostra alla galleria 10&zerouno l’artista presenta una selezione di 5 opere, che attraversano la storia dello spazio espositivo e la sua familiare storia biografica, con accenni all’infanzia che riemerge dal ricordo personale.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto diversi premi e preso parte a numerose esposizioni e residenze internazionali. Nel 2025, il suo lavoro è stato selezionato e premiato per rappresentare l'Italia all'Harbin International Ice and Snow Sculpture Festival, ricevendo due prestigiosi premi sia dalla giuria che dal pubblico.
Le sue opere si trovano in Collezioni di numerose istituzioni e Fondazioni pubbliche e private in Italia e all'estero, tra cui: Küçükçekmece Municipal Gallery a Istanbul;
Qingdao Sculpture Art Museum in Cina; National Academy of Painting and Engraving di Yinchuan, Cina;
Merate Astronomical Observatory – INAF; e Fondazione OELLE Mediterraneo Antico ETS. Ha esposto in spazi istituzionali e indipendenti in Italia e all'estero, partecipando a residenze d'artista e progetti sperimentali.
Tra i riconoscimenti recenti è vincitrice del Premio CREA Cantieri (2024) per Venezia–Land Art. Il suo lavoro è stato presentato alla Quadriennale di Roma durante Panorama Studio Visit (2023), a cura di Lorenzo Madaro.
Giuliana Storino - Canto alla durata Galleria 10 & zero uno Castello 1830, Via Garibaldi, 30122 Venezia APERTURE: L’esposizione sarà visibile fino al 20 Dicembre 2025 ORARI:
Martedì – Sabato, 12:00 – 19:30, e su appuntamento INFORMAZIONI: info@10zerouno.com – press@10zerouno.com – (0039) 3294089647 Immagine in evidenza: Giuliana Storino, Cicàdidi la cadenza della vita, 2024, incisione laser su lastra di acciaio inossidabile - Fotografia di Filippo Molena La pubblicazione delle immagini fotografiche di questo articolo scritto per la testata giornalistica digitale ReWriters, è stata autorizzata dall’Artista Giuliana Storino.
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