Politica
Difendiamo il Giorno della memoria dalle manipolazioni di destra e di sinistra
È tornata la guerra in Europa, a Gaza si è materializzato lo spettro di un nuovo genocidio. Come entra tutto questo nel Giorno della Memoria?
E prima di tutto: c’entra? Io credo che c’entri, ma credo anche che molte delle “attualizzazioni” proposte del Giorno della Memoria, per collegarne il senso ad altre tragedie in corso, sappiano soprattutto di manipolazione e strumentalizzazione.
Il 27 gennaio ricorda la liberazione del campo di sterminio nazista di Auschwitz, ricorda lo sterminio nazista di 6 milioni di ebrei e con loro di centinaia di migliaia di rom, omosessuali, disabili, oppositori politici. Ricorda anche tutte le complicità che hanno reso possibile la Shoah, a cominciare dall’attiva partecipazione alla sua messa in opera dei fascismi europei e in prima fila del fascismo italiano.
Resta, la Shoah, una “strage di innocenti” unica per dimensioni, per caratteristiche, ma non è un evento che non si possa e debba fare dialogare con la storia e con il presente; e del resto il valore attribuito al Giorno ella Memoria è nel “mai più”, nell’obiettivo di rendere la Shoah misura estrema, ma misura, di un male assoluto che può tornare. Foto di hansmarechal da Pixabay Tutti i miserabili tentativi di inquinamento politico Il dibattito pubblico, in Italia e non solo, è invece ricco di impropri, talvolta miserabili tentativi di usare il 27 gennaio come pretesto per la peggiore politica del presente.
È del tutto improprio pretendere di bollare come antisemitismo, è quanto prevede una serie di disegni di legge di partiti di destra e dell’area cosiddetta riformista del Pd, ogni critica radicale verso Israele. È miserabile chiedere, lo ha fatto il quotidiano filo-Netanyahu “Il Riformista”, che l’attacco terrorista di Hamas del 7 ottobre – un evento tragico ma che con la Shoah non ha nulla a che fare – diventi parte della memoria celebrata il 27 gennaio.
È miserabile, è un insulto alla memoria dei milioni di “sommersi” dalla furia razzista del nazismo, intestare a questa giornata, lo ha fatto il governo israeliano, una conferenza a Gerusalemme con ospiti d’onore esponenti dell’estrema destra razzista europea, dal Rassemblement national di Marine Lepen, a Vox, ai partiti sovranisti di Orban e di Kaczynski; organizzatore dell’incontro è stato il ministro israeliano per gli affari della diaspora: si chiama Amichai Chikli, è un esponente della destra interna del partito di Netanyahu (sembra incredibile, ma nel partito di Netanyahu esiste anche qualcuno più a destra di Netanyahu…) e nei mesi scorsi ha stretto rapporti di amicizia politica tra gli altri con il neofascista inglese Tommy Robinson, più volte arrestato e condannato per aggressioni varie e istigazioni alla violenza, e con la cospirazionista americana Laura Loomer, eroina dell’estremismo “maga” che ha rivendicato per sé l’etichetta di «islamofoba orgogliosa». Restano e si diffondono molti pregiudizi antiebraici Manipolazioni del significato del Giorno della Memoria se ne trovano, però, anche nel movimento pro-pal, che pure difende una causa sacrosanta com’è la difesa dei diritti del popolo palestinese calpestati da Israele.
Si tratta, soprattutto, di suggestioni che nel nome dell’avversione per le politiche criminali di Israele richiamano più o meno esplicitamente quell’antica, quasi eterna insofferenza antiebraica che è una lunga storia tipicamente europea: una storia nutrita dell’antisemitismo cristiano contro gli ebrei “deicidi”, poi dell’antisemitismo razzista e nazionalista contro gli ebrei di sangue impuro e corpi estranei alla nazione, infine – non va dimenticato – dell’antisemitismo sociale che ha abitato fino dall’Ottocento settori della sinistra contro gli ebrei quintessenza dello spirito rapace del capitalismo. La sinistra da più di un secolo si è largamente liberata di questa macchia, che però ha continuato ad abitare sue propaggini estreme e che oggi alimenta una indiscutibile recrudescenza di pregiudizi antiebraici, talvolta di atti di intimidazione e in più di una caso di vera violenza, che sotto il pretesto di un condanna irrevocabile di Israele danno voce a una sorta di fastidio nei confronti dell’ebraismo tout-court.
Appartiene tipicamente a questa categoria l’idea, coltivata da voci anche autorevoli del mondo filo-palestinese, che le “vittime” di ieri, le vittime di Auschwitz, si siano fatte “carnefici” a Gaza. Ecco, questa è una bestemmia, meglio ancora è puro razzismo: considera gli ebrei di ieri, di oggi, di sempre, tutti gli ebrei della storia, come un soggetto unico, esattamente allo stesso modo in cui tutti i razzisti considerano i popoli, le nazioni, come identità indistinte e assolute.
E’ falsa l’equazione tra lo stato criminale di Israele e tutti gli ebrei Israele è diventato – con Netanyahu, con l’Idf che stermina i civili a Gaza, con la polizia israeliana che spalleggia le squadracce di coloni in Cisgordania – uno Stato criminale, ma la sua degenerazione colonialista, nazionalista, razzista è cominciata assai prima di Netanyahu, è cominciata almeno con la guerra dei sei giorni di sessant’anni fa e con l’occupazione illegale che dura da allora di territori su cui vivono milioni di palestinesi. Questa parabola segna anche la degenerazione della stessa idea sionista che in origine conteneva motivi molteplici, primo fra tutti l’ansia di emancipare gli ebrei d’Europa da secoli di persecuzioni.
Sono false equazioni sia l’identificazione degli ebrei con Israele sia l’uso ormai corrente della parola sionista come un insulto. Ecco, c’è da augurarsi che quanti credono nel Giorno della Memoria e nel “mai più” che lo ha ispirato, questa sì sarebbe un’utile attualizzazione, si ribellino a due generi opposti ma entrambi velenosi di manipolazione: di chi lo utilizza per annacquare le colpe terribili dell’odierno Israele, di chi ne fa occasione per scaraventare sui 6 milioni di morti ammazzati nei campi una specie di chiamata di correo per i morti ammazzati di Gaza.
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