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Pensare il teatro. Storie di note
Il teatro che faccio nasce dalle note. Il teatro che faccio nasce dai suoni, dagli 88 tasti di un pianoforte, dalla musica.
È sempre questo il mio ostinato punto di partenza, e da qui mi intreccio al palcoscenico e alle sue quinte, al suo sipario, alle sue parole. E poi sconfino.
Eh si, perché è questo che succede nella bellezza dell’arte, l’esperienza di sconfinare lontano, ovunque si possa immaginare, allontanandosi da tutto ciò che si può fraintendere, da tutto ciò che è complicato, da tutto ciò che tiene fermi e inerti. Perché di questo tempo immobile che abbiamo forzatamente vissuto ciò che ora conta di più è il “mòvere”.
Alessandro Bellucco: ritratto di Roberta Di Mario. Grafite su carta, 2022.
La musica, così come il teatro, certo deve educare, delectàre, ma sopratutto deve mòvere. Deve disturbare, consolare, deve curare, esaltare, disarmare.
Deve essere arte che muove, che scuote dall’interno l’animo. Suonare e scrivere musica è il mio mestiere, quello che mi piace tremendamente e l’unica cosa che so fare davvero.
È un vizio, un’abitudine, ma anche piacere, nutrimento. E una necessità.
Inseguire la fisica del suono e sopra ogni cosa la sua metafisica, e poi amarlo, godere del timbro, il poter dare forma alle idee, trasformare il desiderio intimo verso una melodia in qualcosa di concreto e tangibile tra le dita e poi renderlo condivisibile, è molto arricchente e prezioso, così come un po’ misterioso, quasi magico. Condividere un po’ di quel mistero e di quella magia, proteggere la bellezza e la meraviglia della musica, caricarla non solo di pura emozione, ma anche di valore e significato sono il mio compito, sono ciò che portano a riempire di senso la mia coscienza e la mia esistenza.
E le mie note. E quando succede dentro un teatro, oggi finalmente libero, oggi 100%, quando accade quel “qualcosa” che solo la condivisione della musica sa fare, fermare il tempo tra l’armonia delle sfere, regalare un attimo di eternità, ecco, io in qualche modo mi sento migliore, mi sento finalmente io.
D’altro canto così come la felicità non è trattenere vita, ma donarla, così è sempre e per sempre la musica. Roberta Di Mario Questo contributo è uscito precedentemente sul blog del settimanale L’Espresso, Viaggi in carrozzina di Gianfranco Falcone The post Pensare il teatro.
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