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Cultura

Tra strappi e ricuciture: divenire lungo i bordi

Venerdì 26 dicembre 2025 ore 13:28 Fonte: La ricerca
Tra strappi e ricuciture: divenire lungo i bordi
La ricerca

Il laboratorio qui presentato nasce all’interno di Immagini dal futuro, percorso di orientamento promosso dall’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli nell’ambito delle misure previste dal PNRR – Missione 4 “Istruzione e Ricerca”, Componente 1, Investimento 1.6 “Orientamento attivo nella transizione scuola-università”. L’obiettivo generale del percorso è accompagnare studenti e studentesse della scuola secondaria di secondo grado nello sviluppo di competenze riflessive, narrative e relazionali, favorendo una maggiore consapevolezza rispetto al proprio processo formativo e ai futuri possibili.

Avviato a partire dall’a.a. 2022/2023 e tuttora attivo, il percorso si articola – come previsto dalle linee guida ministeriali – in una durata complessiva di 15 ore, suddivise in cinque incontri. La progettazione si ispira al metodo dell’orientamento narrativo, collocato in un paradigma formativo centrato sulla narrazione come strumento di consapevolezza, e riletto alla luce dell’approccio transazionale deweyano (per un approfondimento di tale approccio, si veda il nostro contributo “Transagire l’orientamento narrativo?

Verso un possibile ripensamento epistemologico a partire dalle pratiche). La metafora del bordo All’interno della suddetta cornice è stato progettato un laboratorio ispirato alla serie animata Strappare lungo i bordi di Zerocalcare, che si è rivelato un potente dispositivo narrativo per affrontare temi come l’identità, le scelte e i limiti attraverso la metafora del “bordo” e del tracciato da seguire (o meno).

Al centro dell’esperienza proposta vi è un gesto semplice e al tempo stesso carico di significato: ritagliare, utilizzando solo le mani, una silhouette che rappresenti se stessi/e. Struttura del laboratorio – L’accoglienza e la presentazione.

L’incontro si apre con attività di conoscenza reciproca. A ciascun/a partecipante viene consegnata una scheda con una silhouette vuota, da personalizzare con colori, disegni, parole.

È una prima “scrittura” creativa e narrativa del sé, accessibile a tutti/e anche a chi incontra difficoltà nell’espressione verbale. – La proiezione. Vengono proiettati brevi estratti dalla serie Strappare lungo i bordi, in cui i/le protagonisti/e – Zero, Secco, Sarah e Alice – danno voce a vissuti, dubbi e tensioni tipiche di chi attraversa momenti di cambiamento e disorientamento. – Il gesto dello “strappo”.

Ogni partecipante è invitato/a a ritagliare la propria silhouette utilizzando solo le mani, cercando di separarla dallo sfondo. Il gesto, apparentemente semplice, genera esitazioni e difficoltà: la resistenza che il foglio di carta oppone e la paura di non tagliare in maniera perfetta a causa di rotture non preventivate evocano vissuti di imperfezione, rottura, possibilità di errore.

Proprio queste difficoltà diventano materiale per la riflessione collettiva. – Discussione e restituzione. Dal gesto si passa alla parola: il gruppo viene sollecitato a condividere riflessioni sul significato dei bordi, delle scelte e delle definizioni di sé.

Seguendo una prospettiva deweyana, il laboratorio mette in luce la natura transazionale dell’esperienza: i bordi sono al tempo stesso gabbie e risorse; la capacità di costruirsi è insieme aperta e limitata; le scelte sono sia agite sia subite; la formazione si delinea come un processo che tende alla differenza e che tuttavia rischia l’omologazione. La difficoltà insita nel gesto materiale – lo “strappo” – si trasforma così in racconto dando vita a una discussione in cui i confini tra sé e il mondo circostante vengono interrogati, decostruiti e, in parte, ri-definiti.

Voci “lungo i bordi”. Consapevolezze emergenti Durante l’attività svolta in questo triennio di progetto, gli/le studenti hanno riconosciuto nella serie una “biografia generazionale”, capace di dare voce – attraverso parole e immagini – a vissuti spesso silenziati e/o trascurati.

Alcune testimonianze raccolte attraverso i questionari di valutazione ex post evidenziano l’impatto emotivo e riflessivo del laboratorio: “Mi sono resa conto che non devo sempre seguire una linea precisa.

Anche i miei sbagli parlano di me”; “Non è stato facile tagliare, ma nemmeno definirmi.

Però ho iniziato”; “Zero, Secco… sembrano miei amici.

Ma forse sono io”. Brevi restituzioni che confermano che il cantiere narrativo può rappresentare per i/le partecipanti uno strumento concreto di narrazione del sé.

Conclusioni Il cantiere narrativo “Tra strappi e ricuciture: divenire lungo i bordi” mostra come la narrazione possa diventare strumento potente di orientamento. Il gesto dello “strappo” mette in scena la tensione tra vincoli e libertà, restituendo ai/alle partecipanti la possibilità di raccontarsi in forme nuove, non lineari e aperte al possibile.

L’auspicio è che questo dispositivo, anche nella sua forma essenziale, possa essere ampliato e integrato in percorsi più strutturati, capaci di valorizzare la narrazione come processo di trasformazione e di empowerment. Il contributo è pubblicato in F. Batini, S. Giusti (Eds) (2025), Le storie siamo noi.

L’orientamento narrativo. Quaderno di lavoro del X convegno biennale, Pensa MultiMedia, Lecce, pp. 164-165.

Bibliografia essenziale Batini F., Zaccaria R. (Eds.) (2000), Per un orientamento narrativo, FrancoAngeli, Milano Dewey J., Bentley A. F. (1974), Conoscenza e transazione, La Nuova Italia, Firenze Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (2021), www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf Zerocalcare (2021), Strappare lungo i bordi. Netflix. www.netflix.com/title/81304528 L'articolo Tra strappi e ricuciture: divenire lungo i bordi proviene da La ricerca.

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