Martedì 17 febbraio 2026 ore 18:01

Politica

Troppo silenzio a sinistra (e nessuna manifestazione) sulla rivolta iraniana

Lunedì 12 gennaio 2026 ore 14:15 Fonte: Strisciarossa

Il testo che segue è un riassunto dell'articolo Troppo silenzio a sinistra (e nessuna manifestazione) sulla rivolta iraniana generato dall'AI. L'AI può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

la sinistra in italia non ha reagito pubblicamente alla rivolta iraniana probabilmente per diversi motivi tra cui la mancanza di un movimento organizzato e coordinato in favore dei diritti umani e della libertà politica nel paese e l'assenza di un'azione concreta da parte di gruppi politici e organizzazioni che normalmente si occupano di questioni internazionali e di giustizia sociale quindi la mancanza di una risposta significativa da parte della sinistra potrebbe essere attribuita a una combinazione di fattori come la scarsa visibilità delle questioni iraniane nel dibattito pubblico e la mancanza di un'azione concreta da parte di organizzazioni e gruppi che normalmente si occupano di questioni internazionali e di giustizia sociale
Troppo silenzio a sinistra (e nessuna manifestazione) sulla rivolta iraniana
Strisciarossa

Siamo talmente spaventati da Trump da non riuscire a vedere il mondo. Il regime teocratico degli ayatollah sta massacrando il popolo iraniano.

I più ottimisti parlano di 450 morti, i più pessimisti (ma quando si parla di Teheran di solito i pessimisti ci vedono meglio) di migliaia di corpi rinchiusi nei sacchi neri. È in corso una protesta che assume le dimensioni di una rivolta a cui il regime reagisce con sempre maggiore violenza.

Si spara sulla folla, si ammazzano le ragazze senza velo. Lo hanno sempre fatto, ma ora le dimensioni di questa repressione hanno varcato ogni senso.

Le protesta a Teheran E se Trump ordinasse di fare prigioniero Khamenei? Davanti a questo non vedo neppure una manifestazione nelle piazze italiane, europee e neanche negli Stati Uniti.

Gli organi di informazione che guardano a sinistra (che so il Guardian in Inghilterra o Jacobin o Dissent) non ne parlano. È come se la presenza di Trump, le sue azioni imperiali, la violenza dei comportamenti e il riemergere di una visione “imperiale” impedisca di guardare davvero a quello che succede in Iran.

Mi faccio una domanda: se davanti a questa montagna di morti le squadre della Delta Force arrivassero a Teheran e prendessero prigioniero Khamenei cosa penseremmo? La domanda non è peregrina e neppure astratta.

Non dico che Trump sarebbe legittimato a farlo, ma chi non ha fatto nulla sarebbe legittimato a condannare quello che dovesse esser avvenuto (e non so bene se questo periodo ipotetico a quale tipo appartenga)? Non vorrei trovarmi a discutere se Trump abbia agito per il petrolio, per il controllo geopolitico del Medio Oriente o per puro interesse personale.

Sarebbe certamente tutto vero ma non ci assolverebbe dall’essere rimasti a guardare. L’Iran ha una storia tormentata e complessa, una storia di nazionalismo modernizzatore (ma non certamente di sinistra in senso tradizionale e non filosovietico visto che parliamo degli anni della divisione del mondo in blocchi) con l’esperienza di Mossadeq stroncata dal convergere di una reazione fomentata dalle Sette Sorelle (le grandi compagnie petrolifere europee e americane che controllavano l’estrazione nel paese e che erano state messe fuori gioco dalla nazionalizzazione) e da una parte del clero.

Quel colpo di stato che fece cadere Mossadeq riportò al potere la dinastia Pahlavi e la figura dello Scià Reza. Ci vollero più di venti anni per abbattere quel regime e a riuscirci fu l’unico capace di unificare l’opposizione allo Scià, Khomeini.

La svolta sedusse anche un pezzo della sinistra italiana (ricordo gli articoli dell’inviato dell’Unità Siegmund Ginzberg che non può esser certo accusato di simpatie estremiste) e ci volle un anno perché il nuovo Iran diventasse una complessa teocrazia, col potere diviso tra una “macchina religiosa” sempre più opprimente e aggressiva e una macchina statale sempre più burocratica e debole. In questa ineguale diarchia l’estremismo sciita, la presenza dei guardiani della Rivoluzione, le milizie estremiste, della “polizia morale” e l’incapacità dell’opposizione di darsi una struttura hanno prodotto un regime che si avvia verso una durata cinquantennale.

La rivolta di questi giorni sembra aver spezzato le sicurezze del regime. E lo sta facendo in modi che contribuiscono a “disorientare” la sinistra: le cronache parlano di folle che inneggiato ai Pahlavi, oppure del fatto che gli Usa sembrano usare per indebolire il regime gli oppositori più estremi quei “mujaheddin del popolo” che le amministrazioni americane hanno alternativamente (e talvolta contemporaneamente) giudicato dei terroristi e insieme finanziato e addestrato.

Ma qualunque siano questi modi, come possiamo non guardare con ammirazione le donne e gli uomini di Teheran che rischiano e perdono la vita sulle barricate? Cortei contro il regime iraniano   Perché la sinistra non sostiene la rivolta popolare?

Vorrei sbagliarmi ma mi ha molto colpito la riflessione di un politologo tedesco-americano che ha fondato una rivista on line chiamata Persuasion. Yoska Mounk – questo il suo nome e so bene che ha posizioni distanti dalla tradizione della sinistra italiana ma che certo non può esser definito di destra – scrive:

“Nell’ultima settimana non è stato difficile trovare esponenti della sinistra particolarmente scervellati che seguono questa logica fino in fondo: quelli che diffamano i manifestanti iraniani come sventurati agenti dell’imperialismo, o che, peraltro, non sono disposti ad ammettere che Nicolás Maduro fosse un dittatore terribile. Ma la maggior parte è un po’ più sottile di così.

Non si spingono fino in fondo a celebrare Khamenei o Maduro; ma non riescono nemmeno a sperare nella caduta dei regimi che hanno costruito. Da quando ho iniziato ad avere una coscienza politica, sono sempre stato un uomo di sinistra.

Mi sono iscritto al Partito Socialdemocratico Tedesco all’età di 13 anni e credo ancora in molti degli stessi ideali di allora: nella solidarietà internazionale; nella necessità di uno stato sociale generoso; nel male supremo dell’odio razziale, della pulizia etnica e della guerra. Mi piacerebbe sentirmi di nuovo parte di un movimento di massa che difende questi valori con principi.

Ma con una sinistra che si ritrova incapace di applaudire le donne e gli uomini coraggiosi che ora scendono in piazza a Teheran e in tante altre città iraniane, ho poco in comune”. Se devo riportare queste parole a una polemica dei giorni scorsi devo dire che Pietro Spataro dalle colonne di Strisciarossa (qui l’articolo) ha molte ragioni a difendere la storia della sinistra.

Ma anche Luigi Manconi, magari in modo sbagliato, non ha tutti i torti a rimproverare la sinistra. Perché, per dirla con Munk la sinistra italiana non è così “scervellata” da applaudire Maduro o Khamenei.

Ma non riesce a sperare fino in fondo nella caduta dei regimi che questi tiranni hanno costruito. L'articolo Troppo silenzio a sinistra (e nessuna manifestazione) sulla rivolta iraniana proviene da Strisciarossa.

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