Cultura
“L’illusione intelligente”: quando le macchine crescono e noi rischiamo di rimpicciolirci
C’è un momento, nella giornata di ognuno di noi, in cui deleghiamo qualcosa a un algoritmo: la scelta di un percorso, l’acquisto di un oggetto, una traduzione, una diagnosi. Gesti ormai quotidiani e quasi invisibili.
Eppure è proprio in queste piccole azioni, che senza accorgercene, stiamo ridisegnando il nostro futuro. Da questa soglia silenziosa parte l’ultimo libro di Luca Tommassini L’illusione intelligente, edito da FiordiRisorse (pp. 256, euro 25) e in uscita il prossimo 15 gennaio.
Un saggio avvincente che prova, riuscendoci, a raccontare con un taglio socio-politico-filosofico, cosa sta diventando il mondo mentre noi siamo occupati a farci aiutare dalle macchine. "L'illusione intelligente" di Tomassini Tommassini, imprenditore e accademico, evita nella sua narrazione tanto l’apocalisse quanto l’ingenuità.
Lo fa ripercorrendo l’evoluzione tecnologica del Novecento per arrivare al punto più delicato: la tenuta della democrazia. Perché, scrive l’autore:
“Nessun ambito è stato scosso quanto il dibattito pubblico, riscritto dai social e dalla disintermediazione politica”. Il risultato?
Una vera e propria “crisi della verità”, amplificata oggi dall’intelligenza artificiale. Ma non è solo la possibilità di trovarsi alle prese notizie false o una questione di disinformazione.
È il lavoro a cambiare pelle. L’ansia della sostituzione non riguarda più soltanto l’operaio, ma anche chi lavora con la testa.
L’insicurezza diventa pertanto una condizione permanente, mentre la tecnologia riflette interessi geopolitici, dataset imperfetti, pregiudizi e lascia dietro di sé persino un’impronta ambientale. Il "principio umano-centrico" Contro questa corsa cieca, Tommassini si fa promotore del “principio umano-centrico”: la misura del progresso non è la potenza degli algoritmi, ma la dignità delle persone.
Una visione che richiede precise scelte politiche, un diritto permanente alla formazione, un nuovo patto sociale che accompagni lavoratori e lavoratrici lungo tutta la vita. Il vero rischio, avverte l’autore, non è tuttavia che l’IA diventi troppo potente.
Ma che siamo noi a diventare troppo deboli. E che, incantati dall’efficienza e dalla performance, ci dimentichiamo di essere umani.
Un’illusione, appunto, che vale la pena smascherare da subito prima che diventi irreversibile. Perché laddove si perde di umanità si perde d’identità e dignità.
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