Venerdì 9 gennaio 2026 ore 07:51

Notizie

La tenda dopo le macerie. Simbolo di una casa e di una terra distrutte

Venerdì 19 dicembre 2025 ore 16:28 Fonte: Lettera22

Il testo che segue è un riassunto dell'articolo La tenda dopo le macerie. Simbolo di una casa e di una terra distrutte generato dall'AI. L'AI può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

La tenda dopo le macerie rappresenta un simbolo di una casa e di una terra distrutte, essendo al tempo stesso maceria e sudario, come l’ennesimo sudario che nasconde e rende esplicito lo sterminio in corso a Gaza, a bassa intensità, invisibile, amplificato da una tempesta e non dagli esseri umani, mentre si sente l’impatto di una violenza che non si vede ma si percepisce attraverso il vento e la nebbia.
La tenda dopo le macerie. Simbolo di una casa e di una terra distrutte
Lettera22

La tenda non ha porta. Né chiave.

La tenda non ha neanche pavimento, né pareti. È un riparo, ed è soprattutto il simbolo di una casa che c’era, per i palestinesi, e di una terra.

Distrutte le case, rubata la terra. È maceria, la tenda.

Ed è sudario la tenda, come dice la mia amica @anan.nadotti. L’ennesimo sudario che nasconde e rende esplicito lo sterminio in corso: a bassa intensità, invisibile, amplificato da una tempesta e non dagli esseri umani.

Peccato che sono umani i responsabili del genocidio, e dei due milioni di palestinesi sfollati nelle tende, perché non possono vivere nelle macerie delle loro case. E se i sudari sono il simbolo di questo genocidio, del genocidio in corso, la tenda è il perdurare.

È il genocidio che continua, da decenni, e che si compie sulla stessa terra. La tenda del rifugio e della nakba del 1948 mette di nuovo assieme oggi, anche nel nostro immaginario, tutti i frammenti della Palestina.

Rompe la discontinuità tra Gaza e Cisgiordania, soprattutto in questo tempo in cui la Cisgiordania è persino più nascosta di Gaza. Succede quando la terza alluvione in meno di un mese colpisce Gaza, e la tempesta di vento spazza le tende come fuscelli.

L’acqua copre i tappeti di fortuna usati come pavimento, nelle tende. L’acqua piena di liquami, perché le fogne non ci sono più, così come non c’è quel mondo composito che è una città, fatto non solo di case, ma di cavi e di fogne e di asfalto.

Noi guardiamo, e chissà se riusciamo almeno a provare qualcosa che avvicini noi ai brividi, all’ipotermia, alla disperazione, all’umiliazione. Alla stanchezza ormai infinita, come se sui palestinesi dovesse riversarsi tutto il male (continuato e assoluto) del mondo.

Chissà se riusciamo a immaginarle, le loro vite piegate come sotto una frusta che incide senza pietà sulla carne. Neanche una resa è chiesta loro.

L’unico obiettivo è distruggerli. L'articolo La tenda dopo le macerie.

Simbolo di una casa e di una terra distrutte proviene da Lettera22.

Articoli simili