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Cultura

"L'angelo del focolare" di Emma Dante

Martedì 2 dicembre 2025 ore 23:54 Fonte: ReWriters
"L'angelo del focolare" di Emma Dante
ReWriters

Quante volte può morire una donna all'interno delle mura domestiche prima che il mondo se ne accorga? E soprattutto, è possibile che la morte stessa non rappresenti una via di fuga, ma solo l'ennesimo ingranaggio di una routine di sottomissione?

Partiamo da questo interrogativo brutale per analizzare l'ultimo lavoro di Emma Dante, L'angelo del focolare, che dopo aver scosso il pubblico milanese del Piccolo Teatro Grassi arriva a Napoli. Non è un caso che queste domande risuonino ora, alle porte di dicembre, un mese tradizionalmente dedicato alla sacralità della famiglia.

Dal 4 al 14 dicembre 2025, il Teatro San Ferdinando di Napoli diventa lo scenario di una liturgia laica e terribile, ospitando uno spettacolo che smonta pezzo per pezzo la retorica del "nido" familiare. Emma Dante torna a Napoli, città che l'anno scorso aveva già accolto il suo grottesco e viscerale Re Chicchinella, per portarci questa volta in un territorio dove il fiabesco lascia il posto alla cronaca nera trasfigurata in mito.

Il paradosso dell'Angelo, da Coventry Patmore a Virginia Woolf © Masiar Pasquali Per comprendere la portata dell'operazione culturale messa in atto dalla regista siciliana, bisogna risalire alle origini di quel titolo apparentemente rassicurante. "L'angelo del focolare" non è una definizione neutra.

È un'etichetta che pesa come una condanna, coniata a metà Ottocento dal poeta vittoriano Coventry Patmore nel poema The Angel in the House, dedicato alla moglie, in cui la donna ideale veniva descritta come una creatura priva di desideri propri, devota esclusivamente al piacere e al conforto dell'uomo. Se Virginia Woolf, nel 1931, sosteneva che per una donna fosse necessario "uccidere l'Angelo del Focolare" per poter scrivere e vivere liberamente , Emma Dante capovolge questa prospettiva con una ferocia inaudita.

Nel suo spettacolo, non è la donna a uccidere l'Angelo per liberarsi. È il marito a uccidere la donna affinché ella resti Angelo per sempre.

Il femminicidio qui non è la fine della relazione, ma la sua forma più perfetta e mostruosa: una donna morta non protesta, non invecchia, non cambia. Resta lì, eternamente a disposizione.

"L'angelo del focolare", la trama. Un loop di ferro e sangue © Masiar Pasquali La scena si apre su un interno borghese, o forse su un limbo.

I protagonisti sono archetipi di una famiglia disfunzionale: la Moglie (Leonarda Saffi), il Marito (Ivano Picciallo), il Figlio (David Leone) e la Suocera (Giuditta Perriera). L'evento traumatico è già avvenuto o avviene continuamente: il marito uccide la moglie colpendola alla testa con un ferro da stiro.

La scelta dell'arma non è casuale. Il ferro da stiro, strumento pesante destinato a togliere le pieghe e a "mettere in ordine" i panni, diventa lo strumento che mette in ordine la donna, schiacciandola definitivamente.

Tuttavia, la vera crudeltà della drammaturgia risiede nel fatto che la donna non ha il permesso di riposare. Ogni mattina, nonostante il massacro della sera precedente, il suo corpo si rianima.

Deve alzarsi, preparare la colazione, svitare una moka che il marito ha chiuso troppo stretta – dettaglio di un realismo agghiacciante che simboleggia le piccole prevaricazioni quotidiane – e riprendere a servire la famiglia che l'ha uccisa e che continua a ignorare il suo dolore. La suocera, custode cieca del patriarcato, non condanna il figlio assassino ma lo "compatisce", mentre il figlio, inerte e depresso, osserva senza agire.

Da Re Chicchinella all'Angelo: la continuità del grottesco © Masiar Pasquali Chi ha seguito la stagione teatrale precedente ricorderà Re Chicchinella, presentato proprio al San Ferdinando. Lì, Emma Dante lavorava sulla fiaba barocca di Giambattista Basile, mettendo in scena un re che, per avidità e solitudine, viveva in simbiosi con una gallina nel suo intestino.

Sebbene i registri siano diversi – lì il grottesco scatologico, qui il realismo allucinato – il filo conduttore è la solitudine del corpo. In entrambi i casi, il corpo umano è ridotto a pura funzione: il re produceva uova d'oro, la donna produce servizi domestici.

Emma Dante prosegue così la sua indagine impietosa sulle relazioni familiari, dove l'amore è spesso sostituito dal possesso e dalla convenienza. Un appuntamento necessario Lo spettacolo, una coproduzione tra il Teatro di Napoli, il Piccolo Teatro di Milano e la Compagnia Sud Costa Occidentale , arriva a Napoli in un momento storico in cui la narrazione sulla violenza di genere rischia spesso di scivolare nella retorica.

Emma Dante evita questo rischio costringendo lo spettatore a guardare non l'evento eccezionale del delitto, ma la sua normalizzazione. La donna prova a volare, ci dicono le note di regia, ma le è concessa solo "l'intenzione del volo".

Resta ancorata a terra dalla gravità di una casa che è diventata la sua tomba a cielo aperto. Per chi cerca "buone idee per la mente", questo spettacolo offre uno spunto di riflessione radicale: riconoscere che la violenza non è solo nel colpo che uccide, ma nel silenzio che segue, e nell'aspettativa che tutto torni "normale" il mattino dopo.

Un'occasione per interrogarsi su quanti "angeli" silenziosi popolano ancora le nostre case. Ljdia Musso Scheda Sintetica:

Titolo: L'angelo del focolare Regia e Testo:

Emma Dante Luogo: Teatro San Ferdinando, Napoli Date: 4 - 14 Dicembre 2025 Cast:

Leonarda Saffi, Ivano Picciallo, David Leone, Giuditta Perriera The post "L'angelo del focolare" di Emma Dante appeared first on ReWriters.

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