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Politica

Germania, se il dissenso è terrorismo

Venerdì 3 aprile 2026 ore 07:35 Fonte: MicroMega
Germania, se il dissenso è terrorismo
MicroMega

Stoccarda – Non è solo Est contro Ovest, establishment e forze democratiche contro l’AfD. La Germania di oggi, per chi la vive, è un paese attraversato da faglie e spaccature sempre più marcate.

Nel giro di un trentennio, si è passati dal muro che fino al 1989 ha attraversato Berlino a divisioni meno visibili, ma non meno profonde. Dal Mauer fra la Germania comunista e capitalista al Brandmauer fra l’estrema destra e i democratici, così, il passo è più breve di quanto sembri e, in entrambi i casi, l’impossibilità – anche fisica – di riconoscersi nell’altro, rende il paese facile preda per operazioni di influenze e destabilizzazione che colpiscono non solo la Germania ma, con essa, il cuore dell’Europa.

In tutto questo, lo spazio pubblico appare sempre più tossico, dalle violenze contro i migranti all’odio su Internet, dall’antisemitismo in crescita all’estremismo di destra, dagli attacchi contro i giornalisti a quelli verso i politici, che hanno portato anche all’assassinio di Walter Lübcke nel 2019. Sensibile è anche la restrizione dello spazio della protesta, come divenuto palese per le tante contraddizioni, repressioni e censure emerse nei confronti della causa palestinese.

Un clima pessimo, che ha portato in molti, anche in ambito accademico, ad autocensurarsi nella loro solidarietà a Gaza nel timore di veder compromessa la loro carriera. “Un’empatia selettiva”, come l’ha definita Francesca Melandri, scrittrice italiana di base a Berlino, che ha nel discorso pronunciato lo scorso anno alla consegna del premio Bruno Kreisky si è detta “sconcertata di fronte alle vere e proprie contorsioni verbali della maggior parte dei politici tedeschi quando devono parlare di Gaza”.

Ma il problema, purtroppo, ha contorni ancor più vasti e preoccupanti. Di pochi giorni fa è la notizia che la procura di Monaco ha presentato un atto di accusa ai sensi del paragrafo 129 del codice penale contro le due cofondatrici del movimento ambientalista Letzte Generation, corrispettivo tedesco di Ultima Generazione:

Melanie Guttmann, project manager IT di formazione, e Lea Bonasera, ricercatrice sui movimenti di protesta all’Università di Oxford. Come ha commentato al settimanale Die Zeit la stessa Bonasera:

“Il paragrafo era stato originariamente redatto per contrastare il terrorismo e i crimini legati alla droga, ma ora viene usato in modo improprio per limitare la resistenza pacifica. Rischiamo fino a cinque anni di carcere.” Fra le associazioni che hanno denunciato l’accaduto anche Amnesty International, che ha spiegato come ciò possa fungere da apripista a misure investigative di ampia portata che possono ledere i diritti dei cittadini.

Il rischio, come si legge nel loro comunicato, è che il suo utilizzo venga esteso a “altri movimenti per la giustizia climatica come i Fridays for Future, ma anche a giornalisti, avvocati, Ong e persino fornitori di servizi”. Paula Zimmermann, esperta di libertà di espressione e di riunione di Amnesty, si è detta molto “preoccupata per questa evoluzione”, invitando “la giustizia penale a rispettare la libertà di espressione e di riunione nelle proprie deliberazioni”.

D’altra parte nessuno, inclusi i membri di Letzte Generation, che nel frattempo ha abbandonato la sigla dividendosi in due gruppi, Neue Generation e Widerstands-Kollektiv, dubita dell’illegalità dei loro atti. Riconducibili all’alveo della disobbedienza civile, a cui il compianto Goffredo Fofi aveva dedicato un bellissimo “elogio”, questi avevano destato grande clamore mediatico qui in Germania (e non solo).

Basti pensare ai loro celebri i blocchi stradali in molte città, durante i quali gli attivisti si sono incollati all’asfalto, venendo per questo ribattezzati Klimakleber (gli “incollatori del clima”). A causa di azioni come queste, l’attivista per il clima Jörg Alt, un sacerdote, ha trascorso 25 giorni in prigione essendosi rifiutato, per protesta, di pagare la multa che gli era stata inflitta.

Oltre alle strade, molti aeroporti erano stati bloccati con la medesima modalità di azione, e non meno controverse sono state le azioni che hanno riguardato i musei. Così, neI 2022, due attivisti del gruppo si sono incollati alla cornice di un capolavoro di Raffaello, la Madonna Sistina, alla  Gemäldegalerie di Dresda, per attirare l’attenzione sulle conseguenze devastanti riscaldamento globale.

O ancora, sempre nello stesso anno, era avvenuto il lancio di purè di patate contro il vetro di protezione di un dipinto di Claude Monet al Museo Barberini di Potsdam. Eppure, al di là dei singoli atti, come dichiarato da Mary Lawlor, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani, “il problema è la proporzionalità delle indagini ai sensi del paragrafo 129 del codice penale,” ma anche delle conseguenze che ne sono seguite.

Questa accusa, infatti, ha permesso alle autorità di monitorare i membri del gruppo, incluso il tracciamento Gps e il controllo dei telefoni. Ci sono state irruzioni nelle abitazioni degli attivisti e il sito del gruppo è stato confiscato mentre era in corso una raccolta fondi.

Ha concluso Lawlor: “Questo è inaccettabile e dovrebbe essere sanzionato.” Grande scalpore in Germania, in questi giorni, ha destato un altro caso: quella di un diciottenne che, in una protesta studentesca a Berlino, ha esibito un cartello con un insulto contro il cancelliere tedesco:

MERZ LECK EIER. La polizia ha confiscato il manifesto e avviato indagini per una presunta “diffamazione e calunnia nei confronti di personalità della vita politica”, come dichiarato da un portavoce della polizia.

A prescindere da come la si pensi su azioni programmaticamente divisive come quelle di Letzte Generation o sull’opportunità o meno di uno slogan volgare da parte di un adolescente, sarebbe opportuno convenire su un punto: reprimere non salverà la democrazia. Al contrario, è facile immaginare – anche guardando alla Russia e agli Usa – come l’utilizzo contro la protesta di meccanismi giuridici pensati per il crimine organizzato e il terrorismo sia la garanzia di una deriva autoritaria e liberticida.

CREDITI FOTO: August 3, 2024, Augsburg, Bavaria, Germany:

Police officer Hechl obstructs the press by putting his body directly in front of the camera. Last Generation disobedient assembly on August 3, 2024 in Augsburg, Germany.

They protest under the motto ” Oil Kills ” like the international campaign of the A22 network which currently blocks airports demanding a Fossil Fuel Non-Proliferation Treaty. Alexander Pohl/Alto Press via ZUMA Press L'articolo Germania, se il dissenso è terrorismo proviene da MicroMega.

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