Cultura
Un calice di discriminazioni
Quando si pensa alla violenza e alle discriminazioni di genere, difficilmente il pensiero va al mondo del vino. L’immaginario che lo circonda è fatto di paesaggi armoniosi, vendemmie al tramonto, bollicine che frizzano nei calici: un universo rassicurante, capace di raccontare bellezza e cultura.
Raramente un luogo di conflitti e disuguaglianze. Eppure il vino è prima di tutto un settore produttivo, fatto di lavoro stagionale, relazioni di potere, ruoli.
E dove ci sono relazioni di potere, possono emergere dinamiche discriminatorie. Succede in tanti ambiti, succede anche nel vino.
Quello che manca, molte volte, è la parola per descriverle. L’idea alla base di Grapes of Change, primo progetto europeo che si occupa di questo tema, nasce da qui, dall’incontro tra esperienza personale, narrazione, presa di parola e movimenti collettivi che hanno dimostrato quanto sia importante rompere il silenzio.
Il MeToo del vino Negli Stati Uniti, sui binari del movimento #MeToo che nel 2017 portò alla luce gli abusi di potere nel cinema e in molti altri settori, si consumò un terremoto anche nella comunità di sommelier americani. La Court of Master Sommeliers, l’organizzazione internazionale che certifica i sommelier più esperti e rispettati, fu travolta da un’inchiesta del New York Times in cui almeno 21 donne raccontarono di molestie sessuali, coercizione e abusi da parte di membri maschi dell’associazione, alcuni dei quali molto influenti nella scena del vino statunitense.
Dopo la pubblicazione delle accuse, sette membri furono sospesi e, in seguito alle indagini, sei di loro furono espulsi dalla Corte per cattiva condotta sessuale e contatti non consensuali verso candidate donne. Alla guida dell’organizzazione si insediò Emily Wines, una master sommelier con l’obiettivo di riformare l’istituzione e aumentarne trasparenza e inclusività.
Quella vicenda mise in luce un problema strutturale: nel mondo del vino, come in altri mondi apparentemente “elitari” o tradizionali, l’accesso alle posizioni di prestigio e potere può essere accompagnato da dinamiche problematiche, difficili da contestare in assenza di norme e strumenti condivisi. Raccontare questi fatti con precisione e contesto è importante, perché dimostra che la violenza di genere non è confinata a determinati settori, ma attraversa gli spazi di lavoro dove le relazioni di potere restano in gran parte non governate.
Parallelamente a queste vicende internazionali, in Europa molte donne nel mondo del vino cominciavano a raccontare le proprie esperienze di discriminazione, esclusione, difficoltà di carriera e, in alcuni casi, molestie. Il libro Intrepide (Laura Donadoni, Slow Food Editore, 2023), nato dall’ascolto di queste storie, ha contribuito a evidenziare come la presenza femminile nel settore non si traduca automaticamente in parità di condizioni e opportunità.
Grapes of Change nasce dall’incrocio di queste esperienze: dall’idea che le disuguaglianze di genere nel lavoro non vanno negate o minimizzate, che i casi individuali meritano di essere ascoltati ma devono anche essere letti in prospettiva più ampia, e che senza dati solidi, strumenti concreti e responsabilità condivise il problema rimane confinato alle storie isolate. Il primo progetto europeo anti discriminazione nel mondo vino Il progetto, ideato in Italia, è finanziato dall’Unione Europea e coinvolge otto Paesi attraverso una rete di partner che comprendono università, associazioni femminili, enti di formazione e organizzazioni di rappresentanza del mondo agricolo.
Grapes of Change è costruito come una rete intenzionalmente eterogenea, perché l’idea alla base del progetto è che la violenza e la discriminazione di genere non possano essere affrontate da un solo punto di vista. Il coordinamento generale è affidato a SFC - Sistemi Formativi Confindustria, ente italiano specializzato nella progettazione e gestione di programmi formativi complessi, con una lunga esperienza nel dialogo tra imprese, istituzioni e mondo della formazione.
Accanto a SFC opera Confindustria Toscana Servizi, la società di servizi di Confindustria che lavora a stretto contatto con le imprese del territorio, fondamentale per portare il progetto dentro il tessuto produttivo. Il mondo agricolo e vitivinicolo è rappresentato da Confederazione Nazionale Coldiretti, la principale organizzazione di rappresentanza dell’agricoltura italiana, il cui coinvolgimento consente di raggiungere aziende, cooperative e consorzi, e di dialogare con un settore spesso poco abituato a confrontarsi apertamente su questi temi.
In Francia, il collegamento con il comparto vitivinicolo è garantito da Interprofessionnelle Rhône Alpes, organismo che rappresenta i diversi attori della filiera del vino a livello regionale. Un ruolo centrale è svolto dalle organizzazioni femminili e femministe, che portano nel progetto competenze specifiche sul contrasto alla violenza di genere e sull’ascolto delle vittime.
In Spagna è coinvolta Asaja Mujeres, che rappresenta le donne impegnate nel settore agricolo; in Francia Solidarité Femmes Beaujolais, storica organizzazione che lavora sul supporto alle donne vittime di violenza; sempre in Francia è attiva anche Paye Ton Pinard, collettivo femminista nato proprio per denunciare sessismo e abusi nel mondo del vino. In Ungheria il progetto coinvolge Magyar Női Unió Egyesület, una delle principali associazioni per i diritti delle donne nel Paese.
Accanto a queste realtà operano soggetti che lavorano sull’innovazione sociale e sull’impatto, come Impact Hub SRL, Impact Hub GmbH e Impact Hub Labs, che fanno parte della rete internazionale Impact Hub e contribuiscono a tradurre i risultati del progetto in modelli replicabili e scalabili. Dalla Polonia arriva Fundacja Digital Creators, una fondazione che lavora sui linguaggi digitali e sulla comunicazione, con un ruolo chiave nella disseminazione verso pubblici non tradizionali.
La dimensione scientifica del progetto è garantita dall’Università degli Studi di Siena, responsabile della costruzione dell’Osservatorio e dell’impianto metodologico, mentre dalla Germania partecipa Wizemann Space GmbH, uno spazio culturale e creativo che lavora sull’intersezione tra cultura, lavoro e innovazione sociale. Questa pluralità di soggetti non è un dettaglio organizzativo, ma una scelta politica.
Grapes of Change nasce dall’idea che solo mettendo insieme ricerca, imprese, associazioni femminili, innovazione sociale e cultura sia possibile affrontare la violenza di genere come un fenomeno strutturale, radicato nei contesti di lavoro e non riducibile a una questione individuale. La prima sfida di Grapes of Change è mettere in piedi un Osservatorio europeo sulla violenza e la discriminazione di genere nel settore vitivinicolo, uno spazio di raccolta e analisi di dati qualitativi che partono dalle attività già esistenti nel progetto, come corsi di formazione, incontri e workshop.
Questo approccio non si limita a raccontare episodi, ma mira a trasformare le esperienze in evidenze sistematiche, in modo da identificare pattern, criticità strutturali e pratiche virtuose. L’obiettivo è fare emergere ciò che spesso resta sommerso, con la consapevolezza che si può prevenire solo ciò che si conosce e si è capaci di descrivere.
Partire dal vino per ispirare gli altri settori Un altro elemento centrale riguarda il lavoro con le aziende. Il progetto riconosce che molte piccole e medie imprese, pur volendo affrontare questi temi, non hanno né strumenti né linguaggio adeguati.
Grapes of Change propone quindi strumenti pratici, formazione mirata e percorsi di accompagnamento che aiutino le imprese a tradurre consapevolezza in azioni concrete, promuovendo procedure proporzionate al loro contesto organizzativo. Ma l’ambizione di Grapes of Change non si ferma al settore vitivinicolo.
Il progetto vuole essere un modello replicabile, un laboratorio di metodi e pratiche che altri settori possano adottare. Se è possibile affrontare questi temi in un settore tradizionalmente chiuso come quello del vino, allora è possibile farlo altrove.
Questo passaggio dal particolare al generale è una delle chiavi politiche più importanti dell’iniziativa: non si tratta di isolare un fenomeno, ma di contribuire a una trasformazione culturale più ampia nei luoghi di lavoro. Raccontare Grapes of Change significa ricordare che nessun settore è neutro rispetto alle disuguaglianze di genere.
Anche quelli che raccontiamo come belli, identitari o d’eccellenza. Portare il tema della violenza di genere dentro il mondo del vino non lo rende meno affascinante.
Lo rende più vero. E forse, finalmente, più giusto.
Per approfondire Per comprendere come il movimento #MeToo abbia attraversato anche il mondo del vino negli Stati Uniti, un riferimento centrale è l’inchiesta del New York Times che nel 2020 ha portato alla luce accuse diffuse di molestie e abusi di potere all’interno della Court of Master Sommeliers, una delle istituzioni più influenti del settore. L’articolo ricostruisce le testimonianze di numerose donne, le conseguenze per l’organizzazione e il tentativo di riforma successivo allo scandalo.
Per uno sguardo sul contesto italiano ed europeo, a partire dalle storie delle donne che lavorano nel settore vitivinicolo, si può leggere Intrepide, un libro che raccoglie voci, esperienze e percorsi femminili nel mondo del vino, mettendo in luce non solo il talento, ma anche gli ostacoli strutturali che molte hanno dovuto affrontare. Per seguire il progetto, conoscere i partner coinvolti, l’Osservatorio e gli sviluppi futuri di Grapes of Change, è possibile consultare il sito ufficiale del progetto The post Un calice di discriminazioni appeared first on ReWriters.