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Nubi su una pace difficile tra Cambogia e Thailandia
L’incontro ieri a Kuala Lumpur tra Cambogia e Thailandia per decidere un cessate il fuoco dopo che il 7 dicembre scorso è ricominciato il conflitto tra i due Paesi si è risolto in un rinvio. Le parti si riuniranno il 24 ma le posizioni restano distanti e la guerra procede ormai ininterrottamente da due settimane.
Mercoledi si proverà a valutare la possibilità di un cessate il fuoco nell’ambito del Comitato generale per le frontiere (GBC), organismo bilaterale creato nel 2000. Difficile essere troppo ottimisti.
Anche ieri infatti il confine tra i due regni asiatici ha registrato nuovi incidenti. Phnom Penh accusa Bangkok di aver schierato caccia F-16 con raid nella provincia di Banteay Meanchay e aver sparato “gas tossico” nella zona di Prey Chan mentre filmati pubblicati online mostravano civili che si riparano dai bombardamenti.
La Cambogia riferisce poi di bombardamenti di artiglieria in diverse zone della provincia di Battambang. Dal canto suo la Thailandia riferisce di sparatorie con armi pesanti cambogiane nella provincia di Sa Kaeo nelle prime ore di lunedì, alla vigilia dell’incontro di Kuala Lumpur, mediato dal premier malaysiano Anwar Ibrahim in qualità di presidente dell’Asean, l’associazione del Sudest asiatico con 11 membri tra cui i due regni.
Il conflitto, che attanaglia la regione dalla scorsa primavera, ha causato la morte di almeno 40 persone e lo sfollamento di quasi un milione nei due Paesi. Una mediazione in luglio, che sortì una tregua, e un “accordo di pace” firmato in ottobre sotto egida americana, non sono serviti.
L’ultimo in particolare, che per Trump era uno degli otto accordi di pace di cui si vantava, sembrava per altro – come lo ha definito l’editoriale di un giornale dell’area – “già cenere appena dopo essere stato firmato”. Ora si sta muovendo con più forza Pechino che ha reso noto che la Cina sta intervenendo e che renderà noti i dettagli “a tempo debito”.
Il ministro degli Esteri thai Sihasak Phuangketkeow (che tra l’altro ieri ha detto: “…avevamo fretta perché gli Usa volevano la firma prima della visita di Trump”), ieri a Kuala Lumpur ha tenuto il punto con tre precondizioni per il 24: la Cambogia deve essere la prima a dichiarare un cessate il fuoco che sia autentico e duraturo, con verifica da parte dei militari sulle condizioni effettive sul campo; infine la Cambogia deve dimostrare sincerità nel cooperare con Bangkok per lo sminamento. Posizioni muscolari assai più dure di quelle espresse dai cambogiani che in realtà preferirebbero da sempre internazionalizzare il contenzioso e in difficoltà per il fatto che Bangkok ha gli F-16 mentre Phnom Penh può contare solo su artiglieria con missili a lunga gittata.
Le posizioni muscolari di Bangkok riflettono le difficoltà politiche del regno thai mentre l’uso dell’aviazione riflette la portata reale dello scontro. Vediamo perché.
Elezioni difficili a Bangkok e raid sui casinò A Bangkok il governo ad interim del premier Anutin è dimissionario. Il primo ministro è basso nei sondaggi e spera che il conflitto rafforzi la sua posizione in vista delle elezioni fissate per l’8 febbraio.
Elezioni dove il Partito popolare, partito che ha raccolto l’eredità di formazioni progressiste sciolte dalla Corte costituzionale, rischia di diventare il primo partito come già accaduto in passato. I giochi però non saranno facili perché per formare un governo bisognerà coalizzarsi e Anutin sta cercando il suo parterre di alleanze così come i popolari.
Rafforzare i militari ora gli fa gioco ma poi bisognerà fare i conti con loro. il partito al governo Bhumjaithai ha proposto il premier in carica Anutin Charnvirakul, mentre il partito all’opposizione Pheu Thai ha scelto il nipote dell’ex leader Thaksin Shinawatra. Il Partito Popolare ha nominato il suo leader Natthaphong Ruengpanyawut.
Quanto ai raid tailandesi, hanno preso di mira diversi casinò, due solo ieri pomeriggio. Rivelando che la posta in gioco riguarda anche il controllo sui centri dell’azzardo e della truffa diffusi in territorio cambogiano.
Accusati di essere centri militari con cecchini e stazioni di controllo droni, i casinò sono tra gli obiettivi più gettonati e con loro gli edifici-prigione dove agiscono le gang sinocambogiane delle truffe online. Per Phnom Penh perderli significa rinunciare a una grossa fetta di profitti.
Per Bangkok bombardarli significa liberarsi di un grosso problema. I colloqui per il cessate il fuoco con la Cambogia dovrebbero iniziare mercoledì e concludersi con un incontro dei ministri della difesa dei due Paesi sabato.
I colloqui inizieranno alle 16:00 nella provincia di Chanthaburi, al confine con la Cambogia. Questo articolo è uscito anche su ilmanifesto.
In copertina: Kuana Lumpur Foto tratta da wikipedia L'articolo Nubi su una pace difficile tra Cambogia e Thailandia proviene da Lettera22.