Cultura
Radicali e ingenui per cambiare il mondo
Oggi vi parlo del libro di Paolo Di Paolo Un mondo nuovo tutti i giorni (Solferino, pp 160, euro 16,50). Lo vediamo noi oggi il mondo degli adulti, quelli “per bene” quelli “arrivati”, “ben pensanti” e ben protetti nei loro piccoli circoli, nei loro ”piccoli orticelli“ - direbbe papa Leone - guardare i giovani che li circondano.
Accusarli di non accontentarsi dei loro (miseri) stipendi, di non avere più ideali, di fare inutili manifestazioni come quelle affollatissime e sentitissime per Gaza e contro il genocidio del popolo palestinese, descritte e vissute dai media con una supponenza e un cinismo assai irritante, come se fosse un’attività “inutile”. Li vediamo i giovani che sono tutta un’altra cosa da quello che ci vogliono far credere anche se la polizia chiude i loro luoghi di aggregazione, impedisce loro anche di vivere le più elementari manifestazioni affettive.
"Radicali e ingenui". Il giovanissimo Piero Gobetti Li vediamo e proviamo a pensare al giovanissimo “vecchio” Piero Gobetti nato a Torino nel 1901 e morto a Parigi nel 1926, a soli 25 anni, dopo aver fondato tre riviste – Energie Nove, La Rivoluzione Liberale, Il Baretti – una casa editrice dove, per primo, pubblicherà, nel 1925, Ossi di seppia di Eugenio Montale.
Eccolo qua “il giovane” per come ce lo consegna Paolo Di Paolo accanto alla sua amatissima compagna Ada impegnata anche lei nella Resistenza dopo la di lui scomparsa, nel nuovo libro Un mondo nuovo tutti i giorni, in cui riprende a misurarsi con un personaggio della cultura, della storia e della politica italiana che lo aveva già affascinato nel 2013 quando pubblicò, Mandami tanta vita, che fu finalista al Premio Strega. Quel “giovane” Gobetti ci insegna e ci spiega tante cose.
Non solo perché era un intellettuale raffinato e un finissimo politico: fu lui a coniare la frase illuminante, che solo dopo siamo stati in grado di capire fino in fondo, che affermava il fascismo come “l’autobiografia di una nazione”. Il mito della giovinezza Già, perché al mito della giovinezza tipico del fascismo storico e di quello contemporaneo, Paolo Di Paolo, attraverso Gobetti lancia una sfida non solo politica ma anche morale: la gioventù come impegno civile e responsabilità contro il cinismo e l’individualismo: la costruzione del futuro contro l’eterna giovinezza in uno sforzo continuo di rinnovamento perché l’uomo non è vittima del suo destino ma lo determina.
Il 2016 segna il centesimo anniversario dalla morte di Piero Gobetti, per capirne la statura morale e politica potrebbero bastare le quattro pagine in corsivo che introducono alla lettura del libro, chiaro, agile, né romanzo né saggio, ma molto avvincente. Nelle pagine di Paolo Di Paolo ci troveremmo anche molti giovani “invisibili” del nostro presente, per la loro energia, per l’afflato morale come desiderio di cambiare il mondo in meglio.
Gobetti era senz’altro un genio, ma Di Paolo non ci parla tanto di questo aspetto che pure valorizza, quanto piuttosto di quanto possa valere una forza d’animo vigorosa e ben orientata con l’aiuto di una curiosità forte sostenuta da molti studi, ampiamente rappresentati da una bibliografia in fondo al libro che ha il grande pregio di allargare lo sguardo sulle tematiche “gobettiane” e sulla temperatura culturale e politica che hanno accompagnato e immediatamente seguito le sue riflessioni, Il risultato? Un invito, come ha scritto qualcuno, a essere “radicali e ingenui” come la gran parte dei giovani che invece, oggi, vengono sistematicamente calpestati dal potere costituito.
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