Mercoledì 8 aprile 2026 ore 20:00

Notizie

Dopo quattro anni di guerra, è tempo di “ucrainizzare” l’Europa

Martedì 24 febbraio 2026 ore 14:06 Fonte: Valigia Blu

Il testo che segue è un riassunto generato dall'IA dell'articolo "Dopo quattro anni di guerra, è tempo di “ucrainizzare” l’Europa" . L'IA può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

Dopo quattro anni di guerra, è tempo di “ucrainizzare” l’Europa, il 24 febbraio 2026 segna il quarto anniversario dell’invasione russa su vasta scala e in questi quattro anni la percezione dell’Ucraina è passata da quella di una vittima designata a quella di un partner strategico e un elemento centrale nella costruzione di un’Europa più forte e unita.
Dopo quattro anni di guerra, è tempo di “ucrainizzare” l’Europa
Valigia Blu

di Andriy Lyubka – poeta, traduttore e saggista ucraino Articolo originale pubblicato sul sito Kyiv Independent e tradotto per gentile concessione della testata. Per sostenere il Kyiv Independent è possibile donare e diventare membro della loro community tramite questa pagina.

Un mese fa ho deciso di sospendere il mio lavoro di scrittore e volontario per arruolarmi nell’esercito ucraino. Non appena partito per il servizio militare, alcuni miei conoscenti mi hanno salutato come se fossi già morto.

Eppure, il mio ragionamento era esattamente l’opposto: se vuoi sopravvivere, difendere la tua famiglia, la tua casa e il tuo paese, devi essere ben addestrato e preparato a proteggerti. Non esiste scuola migliore per questo delle forze armate ucraine nel nostro continente.

Così, quando ho indossato l’uniforme militare, mi è sembrato di indossare un’armatura protettiva, aumentando le mie possibilità di sopravvivenza rispetto ai civili intorno a me. Questa consapevolezza mi ha riempito di fiducia e ottimismo.

Leggendo queste parole, potreste benissimo darvi un colpetto sulla tempia increduli. Ma non sono solo.

Se Dio avesse senso dell’umorismo, scoppierebbe a ridere al pensiero che, tra tutte le nazioni europee oggi, gli ucraini siano i più grandi ottimisti. Secondo un sondaggio paneuropeo condotto alla fine dello scorso anno dal Consiglio europeo per le relazioni estere, il 41% degli ucraini esprime ottimismo sul futuro del mondo.

Al contrario, solo il 7% degli italiani condivide questa visione, insieme all’8% dei francesi e al 12% dei danesi. Sarebbe logico supporre che gli ucraini siano ingenui o sciocchi, considerato che non ci sono molti motivi per essere ottimisti nel mondo di oggi.

Eppure, la spiegazione reale è molto più drammatica: entrando nel quinto anno di guerra su vasta scala, le persone sono così esauste al punto da pensare che le cose semplicemente non possano andare peggio. E se non possono peggiorare, allora devono esserci giorni migliori all’orizzonte.

In definitiva, l’ottimismo, la fede e la speranza potrebbero essere le ultime fonti di resilienza su cui nessuna anima oscura può imporre restrizioni. Tra noi ci sono ottimisti “matematici” che credono che le cose miglioreranno semplicemente perché una lunga serie di sfortune deve prima o poi lasciare il posto alla buona sorte.

Ci sono ottimisti “analitici” che sostengono la loro speranza con ragionamenti rigorosi: la Russia si sta indebolendo e sta scivolando nel declino economico, e i nostri partner si sono finalmente risvegliati e sono pronti a investire nella difesa. E ci sono ottimisti “fatalisti”, in attesa di un “cigno nero” sotto forma di qualche cataclisma globale, la morte improvvisa di un dittatore o un altro miracolo improbabile, come la resurrezione delle Nazioni Unite.

Ricordo come, diversi anni fa, trascorsi un mese in Slovenia, un paradiso sulle rive del Mare Adriatico. Tutti quelli che incontravo si lamentavano amaramente del proprio paese e si scusavano per ogni cosa.

Solo più tardi ho imparato che, nel folclore balcanico, gli sloveni sono considerati il popolo più pessimista e perennemente insoddisfatto. Fu allora che mi venne in mente una battuta che, col tempo, ha perso gran parte del suo spirito.

Proposi di lanciare in Ucraina corsi di patriottismo della durata di un mese per le altre nazioni: passate qualche settimane vivendo come noi e le vostre lamentele sul vostro paese svaniranno rapidamente. Tornereste in Slovenia (o in qualsiasi altro posto da cui veniate) come ardenti patrioti del vostro paese.

E oggi, ciò che un tempo suonava quasi come una battuta è confermato da ricerche sociologiche: se gli europei hanno bisogno di più fiducia in se stessi e nel domani, dovrebbero guardare all’Ucraina. Il nostro paese non è solo una ferita aperta, ma anche una fonte di forza: una testimonianza del fatto che, anche in un mondo moderno cinico e turbolento, non si devono abbandonare i propri principi per sopravvivere.

Vivere, lottare, resistere: la sinistra ucraina e la guerra Pertanto, il 24 febbraio 2026 segna non solo il quarto anniversario dell’inizio del massiccio crimine di guerra della Russia, ma anche la prova eloquente che la legge neandertaliana della forza bruta non è riuscita a prevalere. Mentre inizia il quinto anno di aggressione su vasta scala, l’orso rabbioso deve ancora raggiungere persino i suoi obiettivi iniziali: l’occupazione totale del Donbas, per non parlare della cancellazione totale dell’Ucraina.

In quest’ora buia per l'Europa – intimidita dalla Russia e tradita dagli Stati Uniti – l’Ucraina è diventata una sorta di faro, un esempio vivente del fatto che anche nella tempesta più violenta è possibile mantenere la rotta e lottare per la sopravvivenza. Lo ripeto perché è davvero importante: non lottare per la sopravvivenza tradendo la propria rotta, ma lottare per la sopravvivenza mantenendo saldamente i propri valori.

Se l’Ucraina ci è riuscita, perché l’Europa non dovrebbe essere in grado di farlo? Quattro anni di invasione russa dell’Ucraina: cosa abbiamo imparato dalla guerra Viste sotto questa luce, le parole di Wolfgang Ischinger, presidente della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, non suonano più così sconvolgenti.

In un’intervista al Tagesspiegel, ha affermato che “finché l'Ucraina combatte, il pericolo per l’Europa rimane limitato”. La sua osservazione può essere letta cinicamente, come se l’Europa non avesse alcun interesse reale nella pace per l’Ucraina.

Ma è molto più illuminante interpretarla attraverso la lente della realpolitik: Ischinger stava effettivamente riconoscendo che la resistenza dell’Ucraina è oggi il fondamento della sicurezza europea.

Permettetemi di ripeterlo: non la NATO, ma l’Ucraina è diventata la pietra angolare della sicurezza dell’UE nel 2026. Come l’Ucraina organizza la resistenza nei territori occupati dalla Russia In questo modo piuttosto bizzarro, la vera integrazione europea dell’Ucraina sta già avvenendo.

I documenti devono ancora essere firmati, ma in pratica siamo integrati nell’Unione Europea a molti livelli. E se l’UE desidera sopravvivere e rafforzarsi come attore geopolitico, deve integrare l’Ucraina.

Per essere più precisi, deve integrarsi reciprocamente con l’Ucraina. I giorni in cui le relazioni tra l’UE e l’Ucraina somigliavano a quelle tra insegnante e studente sono ormai lontani.

Attraverso anni di prove e di guerra, l’Ucraina ha acquisito un’esperienza inestimabile nella resilienza, ha imparato vere e proprie lezioni di sopravvivenza sul campo di battaglia e, nel momento più difficile, ha compiuto un salto tecnologico applicando in modo creativo l’innovazione nella sua industria della difesa. Oggi, anche noi abbiamo molto da condividere con i nostri partner.

Potevo solo sognare una realtà simile 22 anni fa, quando partecipai al mio primo comizio politico durante la Rivoluzione Arancione del 2004. Allora, da ingenua matricola, credevo che l’adesione dell’Ucraina all’UE avrebbe risolto immediatamente tutti i nostri problemi.

Per me, lo sviluppo significava adottare silenziosamente e senza discussioni ogni norma e pratica di Bruxelles: cosa avremmo mai potuto offrire noi, i parenti poveri e arretrati, dopotutto? Da allora sono passati due decenni: la Rivoluzione della Dignità, la guerra ibrida del 2014 e poi l’invasione su vasta scala del 2022.

Sono stati anni di sforzi costanti e di movimento determinato verso l’Europa, un percorso che vedevamo come un ritorno a casa storico e culturale. Questi 22 anni racchiudono tutta la mia vita cosciente, guidata dal sogno generazionale di rendere l’Ucraina europea.

Oggi siamo sulla soglia del compimento di quel sogno. L’Ucraina oggi si trova al centro della vita europea; il destino del nostro paese sta plasmando il futuro del continente.

Vorrei far notare, con una certa ironia, che in questo caso il proverbio ucraino “se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi piani” si è rivelato del tutto vero. Abbiamo trascorso così tanto tempo a sognare l’europeizzazione dell’Ucraina che ora vediamo che è giunto il momento di ucrainizzare l’Europa: per insegnare la resilienza, la fedeltà ai principi e, per quanto improbabile possa sembrare, l’ottimismo.

E così il quarto anniversario dell’invasione criminale della Russia è un’occasione appropriata per dire che sono orgoglioso di essere ucraino. E per aggiungere: l’Europa è profondamente fortunata ad avere l’Ucraina.

Immagine in anteprima: Leonhard Lenz, CC0, via Wikimedia Commons

Articoli simili