Cultura
"La Terrazza" di Ettore Scola. Un dispositivo di analisi sociale
In La terrazza (1980) Ettore Scola costruisce uno spazio che è al tempo stesso fisico, sociale e ideologico. La terrazza romana, luogo sopraelevato e separato, diventa il dispositivo attraverso cui osservare una borghesia intellettuale giunta a un punto di esaurimento storico.
Sceneggiatori, giornalisti, politici e intellettuali si incontrano in un ambiente che continua a legittimarli simbolicamente, pur avendo perso ogni reale capacità di incidere sulla società. In termini bourdieusiani, siamo di fronte a un campo che si auto-riproduce grazie al capitale culturale e relazionale, anche quando la sua funzione sociale si è svuotata.
La distanza dal “basso” non è solo economica, ma anche emotiva e politica: la terrazza consente di osservare il mondo senza più attraversarlo, trasformando il privilegio in isolamento. "La Terrazza" tra successo, risate e deterioramento sociale All’interno di questo microcosmo emerge con forza la questione della continua richiesta di prodotti “che facciano ridere”, esplicitata dalla figura del produttore.
La risata diventa una necessità economica, una strategia di sopravvivenza dell’industria culturale, più che una scelta espressiva. Scola mostra come questa esigenza nasconda un deterioramento sociale profondo: mentre il cinema cerca leggerezza, la società si polarizza sempre più, con una maggioranza che fatica ad arrivare a fine mese e una minoranza che concentra capitali e potere.
La comicità rischia così di funzionare come anestetico. Come osserva Zygmunt Bauman, l’insicurezza strutturale della modernità avanzata produce un consumo rapido delle emozioni, non una loro elaborazione.
In La terrazza, la risata non risolve la crisi, ma la segnala: è intermittente, amara. Continuità tematica: da La Terrazza a La grande bellezza A oltre trent’anni di distanza, La grande bellezza di Paolo Sorrentino riprende quasi specularmente lo stesso impianto: stessa città, stessa classe sociale, stessa terrazza come punto di osservazione privilegiato.
Cambia lo stile — dal realismo disincantato di Scola all’estetismo di Sorrentino — ma restano invariati forma e contenuto. Jep Gambardella è l’erede diretto dei personaggi de La terrazza: colto, riconosciuto, brillante, ma paralizzato.
Seguendo Guy Debord, si potrebbe dire che la società dello spettacolo ha perfezionato i propri dispositivi: se in Scola l’autoreferenzialità è verbale e relazionale, in Sorrentino è visiva, performativa, estetizzata. L’alta borghesia continua a essere il luogo privilegiato del racconto della crisi, come se solo il privilegio consentisse di rendere visibile il vuoto esistenziale e la perdita di senso.
Ridere di sé o ridere per non vedere: da Fantozzi a Zalone, l’ideologia della risata Il confronto tra Fantozzi e la comicità di massa contemporanea, incarnata dal successo di Checco Zalone, rende evidente la trasformazione della funzione sociale della risata nel cinema italiano. Fantozzi nasce da una condizione materiale precisa: quella della classe media impiegatizia, schiacciata da un sistema lavorativo gerarchico, umiliante e disumanizzante.
La risata scaturisce dal riconoscimento e dall’identificazione; è una risata dolorosa, che espone il meccanismo dell’oppressione quotidiana e lo trasforma in diagnosi collettiva. La deformazione grottesca non allontana dalla realtà, ma la rende finalmente dicibile.
La comicità di Zalone, pur intercettando temi contemporanei e parlando a un pubblico vastissimo, opera invece una parziale neutralizzazione del conflitto. Le disuguaglianze e le contraddizioni sociali vengono tradotte in caricatura e paradosso, più che in esperienza condivisa.
Come osserva Slavoj Žižek, l’ideologia contemporanea funziona incorporando la consapevolezza del fallimento: sappiamo come stanno le cose, ma continuiamo a riderci sopra. La risata diventa così un dispositivo che permette di prendere distanza senza mettere realmente in discussione le strutture del reale.
In La terrazza e in Fantozzi, al contrario, il riso non libera ma inquieta: serve a continuare a mostrare l’impotenza di una classe e di un sistema. È in questa differenza che si misura la perdita, oggi, della funzione critica della comicità.
Infine, vi invito a prendere visione del film La Terrazza di Ettore Scola, un’opera che mostra come i problemi socioculturali del nostro paese rimangano sostanzialmente gli stessi, mentre ciò che evolve è soltanto la forma della loro rappresentazione. Ci si può allora chiedere: la comicità contemporanea di massa ci fa ancora riflettere sulla realtà in cui viviamo?" The post "La Terrazza" di Ettore Scola.
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