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Cultura

Pop, Rock, Punk: Babilonia Teatri

Lunedì 5 gennaio 2026 ore 03:09 Fonte: ReWriters
Pop, Rock, Punk: Babilonia Teatri
ReWriters

Enrico Castellani e Valeria Raimondi sono i BABILONIA TEATRI, si definiscono di una natura artistica, "Per un teatro Pop, per un teatro Rock, per un Teatro Punk" Le loro drammaturgie (irriverenti, dirette, senza sconti e senza paure) sono un tutt’uno con il loro modo di comunicare: con una specie di preghiere laiche/invocazioni/esortazioni che svelano le miserie e gli stereotipi attraverso le quali ci esprimiamo e loro ci raccontano; una modalità che con il tempo si è evoluta in silenzi e grandi spazi vuoti, che ne hanno tracciato una potenza drammatica molto riconoscibile, capace di colpire al cuore di chi assiste ai loro progetti artistici. Babilonia Teatri, il Pergine Festival Sono autori, attori, registi, reduci da pochi mesi dell’assegnazione del Premio Riccione all’innovazione drammaturgica 2025, dirigono da tre anni il Pergine Festival.

La prima volta che li ho conosciuti, sono sato loro spettatore, a Milano, all’Elfo Puccini, ero andato a vedere un loro spettacolo del quale rimasi colpito per la forma e il contenuto, forte e irriverente, quasi uno schiaffo ricevuto in una sera di Teatro che poteva essere una delle tante, ma non lo fu. Ci incontrammo nel foyer dopo lo spettacolo e ricordo che mi dissi che mi era piaciuto molto e loro mi abbracciarono affettuosamente.

Erano molto diversi da come li avevo immaginati: il classico caso in cui vedi degli artisti in modo e poi li trovi in un altro. Mi chiesero se pure io facevo l’attore e pensando che se avessi detto che lo ero non avrebbero apprezzato i miei complimenti (che eran sinceri), dissi che non ero uno del mondo del teatro.

Ci abbracciammo e mi invitarono a vedere il loro spettacolo successivo a quello che debuttava l’anno successivo. Fu un bell’incontro!

Chi l’avrebbe detto che anni dopo li avrei intervistati L'intervista Se dovessi raccontare di te in terza persona, come ti racconteresti? Enrico:

È riservato, pacato, discreto, un pò timido forse, costante, spesso non si capisce cosa pensa realmente, non lo lascia trasparire. Valeria:

È l'opposto di Enrico: esuberante, inquieta, indiscreta, estroversa, scostante e le leggi subito in faccia cosa pensa. Che significa, per te, essere un regista/autore/attore di sé stesso?

Enrico: Mi dà la possibilità di aderire sempre completamente agli spettacoli che porto in scena.

Mi riguardano, mi appartengono. Significa trovare il modo per osservare quello che accade sulla scena mentre lo agisco, non sempre è semplice, a volte folle, altre impossibile e solo nella relazione e nello scambio con Valeria diventa possibile.

Valeria: Mi permette di non annoiarmi mai di quello che faccio.

Cosa ti spaventa, di più, del mondo del Teatro? Enrico. mi spaventa che esista un mondo del teatro che troppo spesso è separato dal resto del mondo.

Valeria: l'intromissione della politica. Direzione di Pergine Festival: il nostro pensiero è...

Enrico e Valeria: Dare vita un festival è come creare uno spettacolo.

Come attrici e attori hai degli spettacoli e dei progetti, come palco un paese e territorio, come pubblico una platea che è tutta da inventare, da creare, da coinvolgere. Cosa ti fa "perdere la testa" (in positivo e anche negativamente)?

Enrico: Mi fa perdere la testa chi esercita potere, prima di ogni pensiero, di ogni idea, di ogni fine, esercita potere.

Valeria: Il patriarcato.

Quali difficoltà trovi, se ne hai, nella direzione degli attori/trici? In genere non incontriamo difficoltà, cerchiamo sempre di instaurare relazioni di fiducia che ci permettano di affrontare il lavoro con serenità.

Quali è la parte più bella del tuo lavoro? Enrico:

Gli incontri, le persone, la possibilità di stare con persone che di solito non frequento, che hanno altre esperienze, altre morali, altre logiche. Valeria:

La creazione degli spettacoli in teatro. La platea vuota e il palcoscenico pieno di idee che devo prendere forma.

Che tipo di spettatore sei, quando vai a teatro? Enrico:

Mi piace andare a teatro, sedermi in fondo e guardare, farmi prendere per mano e godere lo spettacolo. Se qualcosa mi infastidisce però inizio a muovermi sulla sedia, faccio fatica a dissimulare e non riesco a stare fermo.

Valeria: Sono una spettatrice calorosa ma non mi devi far annoiare.

Cosa ti diverte di più del racconto che fanno di te gli amici/che...oppure le persone che non conosci ma delle quali percepisci cosa pensano di te? Enrico e Valeria:

Mi diverte chi vorrebbe far coincidere quello che sono in scena e come mi pongo nella vita e vedere che spesso i conti non tornano. Politica = Teatro oppure Teatro è Politica?

Enrico e Valeria: Il teatro sarebbe ancora politico se esistesse ancora la polis.

Cosa abbiamo (fortunatamente) lasciato nel Teatro del passato? Enrico e Valeria:

I titoli messi in scena no. Le gerarchie tra attori no.

I teatri che contano e quelli che contano meno no. Non mi risulta che abbiamo lasciato nulla del teatro del passato.

Cosa stiamo abbiamo (purtroppo) perso del Teatro del passato? Enrico:

Carmelo Bene e Leo de Berardinis. Valeria: le lunghissime tournée.

Sei diventato ciò che sognavi di diventare da bambino? Enrico:

Volevo fare il pubblico ministero, ma ho cambiato rotta. Valeria:

Si, ho sempre sentito che questa era la mia strada. Cosa pensi del "Pubblico" (spettatori/trici)?

Enrico e Valeria: Pensiamo che sia più intelligente e preparato di quanto a volte lo consideriamo.

Chi è il tuo punto di riferimento, oggi (cinema teatro musica arte vita privata...)? Enrico:

Yuval Noah Harari Valeria: Le rondini.

Cos'è che ti fa scoraggiare? Enrico:

Quando mi sento impotente. quando avverto passività. il senso di ingiustizia. Valeria:

I miei capelli bianchi. L'ultima volta che ti sei commosso per un'opera d'arte (cinema teatro musica musei)?

Enrico: Mi commuovo facilmente, l'ultima volte forse è stato con Il grande vuoto di Fabiana Iacozzilli.

Valeria: Leggendo in questi giorni "L'arte della gioia" di Goliarda Sapienza.

In cosa credi? Enrico e Valeria:

Crediamo nei giovani, faranno meglio di noi. The post Pop, Rock, Punk:

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