Cultura
Una Milano metafisica a Palazzo Reale
Allestimento della mostra (foto Lorenzo Palmieri). Ci sono mostre che espongono belle opere d’arte, tra le quali veri e propri capolavori, ma che per il visitatore si limitano (si fa per dire…) a essere una gioia per gli occhi.
Ce ne sono altre, invece, che associano l’esposizione a una profonda ricerca di senso e si rivelano pertanto molto più che carrellate di dipinti o statue: da queste il visitatore esce non solo appagato, ma anche profondamente arricchito di spunti critici e desideroso di approfondire ancora quello che ha potuto osservare. A questa seconda categoria appartiene senza dubbio quella in corso al Palazzo Reale di Milano dal titolo Metafisica/Metafisiche, Modernità e Malinconia, a cura di Vincenzo Trione, che si completa con alcune “espansioni” al Museo del Novecento, alle Gallerie d’Italia e a Palazzo Citterio.
Ma è solo della prima che parlerò in questa sede, perché non ho (ancora) avuto la possibilità di vedere le altre. Il percorso di un quasi-movimento Allestimento della mostra (foto Lorenzo Palmieri).
Chi scrive già ha parlato, su queste colonne, del maggior esponente di questo “quasi-movimento” (la definizione è proprio di Vincenzo Trione), cioè il pictor optimus Giorgio de Chirico: è avvenuto in occasione di due passate esposizioni, una a Monza nel 2014 e un’altra a Milano nel 2019. I lettori delle mie recensioni sanno dunque del grande fascino che la sua misteriosa pittura ha sempre suscitato su di me, e credo di essere in buona e assai vasta compagnia!
Questa volta l’arte di de Chirico è proposta come l’inizio di un lungo e articolato percorso che da lui prende le mosse e coinvolge non solo gli altri “storici” metafisici (il fratello Alberto Savinio, Filippo de Pisis, Carlo Carrà, Giorgio Morandi etc.), ma anche artisti che hanno più fugacemente attraversato questa esperienza, o che a essa si sono ispirati in epoche successive, da Mario Sironi a Felice Casorati, da René Magritte a Max Ernst, da Salvador Dalí a Andy Warhol: e potrei andare avanti ancora. Non mancano, poi, interessantissime sezioni che indagano l’influsso che l’esperienza metafisica ha avuto sull’architettura, la fotografia, il cinema, il teatro, il design e la moda, nonché ambiti più pop come la musica e i graphic novel.
Le origini ferraresi del 1917 Giorgio de Chirico, Enigma della partenza, anni trenta Olio su tela, 38,3 x 41 cm, Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo (Parma) © Giorgio de Chirico, by SIAE 2026 Dobbiamo ricordare (e la mostra ce lo ricorda…) che la pittura metafisica nasce a Ferrara nel 1917 in un contesto molto particolare: durante la Prima guerra mondiale, alcuni artisti italiani – che svolgevano il servizio militare – si trovavano lì. Giorgio de Chirico (per certi versi già “metafisico” da qualche anno) e Carlo Carrà, ricoverati presso il locale ospedale psichiatrico Villa del Seminario (in tempo di guerra i nervi saltano spesso…), instaurarono infatti un fecondo sodalizio – se così possiamo dire, per figure così poco inclini ad essere inserite in un gruppo… – con Alberto Savinio e Filippo de Pisis.
Alberto Savinio, Nascita di Venere, 1950, Tempera su masonite, 70 x 58 cm, Collezione privata Courtesy Tornabuoni Arte In un’epoca di avanguardie – scrive il curatore Vincenzo Trione – questi giovani vollero «portarsi al di là dei miti progressisti. Tornare a interrogare memorie lontane, senza nostalgie.
Riaffermare il rilievo della tradizione, della storia dell’arte, dei valori plastici». Non fu però un ritorno al passato rassicurante, ma gli echi dell’inquietudine che derivavano dalla filosofia di Schopenhauer e Nietzsche, amplificati dalla paura della guerra, li spinsero piuttosto alla ricerca di un’arte senza tempo, espressione di una dimensione mentale, enigmatica e quasi onirica.
Allestimento della mostra (foto Lorenzo Palmieri). Da qui le piazze vuote e silenziose, le statue e i manichini in apparenza senza vita, gli oggetti accostati in modo insolitamente evocativo, come il pane ferrarese e il biscotto krumiro presenti in un notissimo dipinto dechirichiano (Il saluto dell’amico lontano).
Capolavori in mostra: non solo de Chirico Carlo Carrà, Madre e figlio (Natura morta con manichini), 1917 Olio su tela 90 x 59,5 cm, Grande Brera – Palazzo Citterio, Milano ©Pinacoteca di Brera, Milano – MiC © Carlo Carrà, by SIAE 2026 Sono davvero tanti i capolavori dei maestri metafisici in mostra a Milano, a principiare dalle Muse inquietanti o l’Enigma della partenza del pictor optimus, che denotano la persistenza nel tempo dei temi metafisici nella sua arte (per questo non ne ricordo qui la datazione), cosa che lo accomuna al fratello Alberto Savinio (del quale ammiriamo una splendida Nascita di Venere). Tra l’altro, come ben sappiamo, fu lo stesso de Chirico talora a “barare” sulla data di esecuzione delle sue opere, con l’intento appunto di strapparle alla contingenza della storia, ma fors’anche di burlarsi di critici e collezionisti.
Giorgio Morandi, Natura morta, 1920, Olio su tavola, 30,5 x 44,5 cm, Museo Morandi, Settore Musei Civici Bologna © Giorgio Morandi, by SIAE 2026 Appartengono invece alla fase più antica dell’esperienza metafisica alcuni importanti lavori di Filippo de Pisis (ad esempio: Natura morta occidentale) e Carlo Carrà (tra tutti:
Madre e figlio, Natura morta con manichini); abbondantissima, inoltre, è la selezione di opere di Giorgio Morandi, le cui bottiglie – senza dubbio – entrano nel novero di quegli oggetti evocativi di cui si parlava. Continuità metafisiche: qualche esempio Ho già accennato prima alla “continuità” di questi temi in artisti di epoche successive, come pure in diversi ambiti espressivi.
Sono tali e tante le suggestioni proposte che posso solo accennarne qualcuna, sulla base – lo anticipo – di criteri meramente soggettivi. Allestimento della mostra (foto Lorenzo Palmieri).
Interessantissime, a mio avviso, due “serializzazioni” del 1982 operate da Andy Warhol di opere di de Chirico (Una piazza italiana con Arianna e Il poeta e la sua musa). Sapevo che Warhol amasse de Chirico e soprattutto ne apprezzasse (ovviamente!) la ripetitività di temi, che egli considerava indizio di coerenza e non indulgenza al mercato: queste bellissime opere (acrilico e inchiostro serigrafico su lino) però non le avevo mai viste.
Allestimento della mostra (foto Lorenzo Palmieri). Non saprei davvero, invece, scegliere gli esempi più meritevoli di nota tra le aperture alle altre arti, perché ognuna di queste sezioni spalanca un mondo a sé, pur se correlato a quello della pittura.
Saranno dunque i lettori – cui calorosamente raccomando la visita alla mostra milanese – a scegliere se soffermarsi più sulle influenze sull’architettura (esempi illustri, tra gli altri: Aldo Rossi, Paolo Portoghesi, Massimiliano Fuksas…), sul design (straordinari alcuni oggetti di Alessandro Mendini o Giò Ponti), sulla fotografia (de Chirico è diventato egli stesso un “soggetto” fotografico), sulla moda (documentate da maison come Etro, Louis Vitton o Lancetti) o sul teatro, al quale lo stesso de Chirico e Savinio parteciparono come autori di bozzetti di scenografie.
Gli influssi sul cinema d’autore Chi scrive ha indugiato a lungo a guardare una serie di spezzoni cinematografici allusivi all’arte metafisica: registi come Michelangelo Antonioni, Federico Fellini e, più tardi, Wim Wenders o Paolo Sorrentino ne hanno infatti assimilato atmosfere, composizioni e temi. Spesso immagini di città deserte o architetture imponenti, oppure la presenza di figure umane isolate o incapaci di comunicare vanno al di là della loro funzione narrativa: diventano messaggi evocativi di una malinconia, di un’inquietudine che caratterizzano l’uomo – per così dire – “moderno”.
O, forse, che caratterizzano l’uomo in sé, senza aggettivi che ne determinino la cronologia o la collocazione geografica: d’altronde, etimologicamente, metafisica indica qualcosa che va “oltre” la fisica (cioè lo studio dell’essere in quanto tale) e allude dunque a un contesto al di fuori del tempo e dello spazio. Ed è, credo, proprio questo che pensavano di esprimere con le loro opere i giovani pittori “ferraresi” dai quali abbiamo iniziato la nostra riflessione, desiderosi – diversamente dai “rivoluzionari” Futuristi che avevano redatto il loro manifesto qualche anno prima – di condividere la propria dubbiosa condizione esistenziale con una lunga tradizione, che si originava addirittura dal mito greco.
Credo però che non pensassero – perlomeno all’ospedale di Villa del Seminario… – che sarebbero diventati così importante punto di riferimento per l’arte, la cultura e più in generale per il pensiero di quel “secolo breve” che stava allora muovendo i suoi primi passi. INFORMAZIONE PRATICA La mostra a Palazzo Reale (28 gennaio-21 giugno 2026) e i tre “capitoli espositivi” in tre grandi Musei milanesi rappresentano un programma multidisciplinare di iniziative per la città:
Metafisica/Metafisiche è il progetto a cura di Vincenzo Trione, che mette in dialogo i maestri della Metafisica con gli “eredi” internazionali e con gli “allievi” del XX e XXI secolo. Il progetto, promosso dal Ministero della Cultura e dal Comune di Milano, è prodotto da Palazzo Reale, Museo del Novecento, Grande Brera-Palazzo Citterio e Gallerie d’Italia, con la casa editrice Electa (che ha pubblicato il catalogo) e rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026.
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