Cultura
Le famiglie dei film di natale
Una scena daLa vita è meravigliosa (Titolo originale: It’s a Wonderful Life), di Frank Capra, 1946.
Da qualche anno dal 1 al 24 dicembre guardo quasi esclusivamente film di Natale. In ognuno di questi (Da La vita è meravigliosa a Love, Actually, da Parenti serpenti al film del pomeriggio di TV8 dove la bionda in carriera torna alla cittadina di origine e si innamora del falegname) la protagonista assoluta è sempre la famiglia.
Dall’esperienza acquisita dalla visione continua del genere ho potuto estrapolare un po’ di casistiche a cui ricondurre ogni pellicola in cui ci siano della neve, dei bastoncini di zucchero, delle canzoni e, inevitabilmente, dei conflitti. Caso 1:
Disagi sotto l’albero, che però finiscono bene (esempio: La vita è meravigliosa di Frank Capra) Il/la protagonista (che nel film di Capra del 1946 è il padre, ma che in molte delle commedie di Tv8 può essere la figlia femmina) si sente sopraffatto dalle responsabilità e dalle aspettative.
La famiglia è in difficoltà (bisogna pagare la rata per non perdere la pasticceria aperta dalla nonna o la locanda per cui il nonno amatissimo aveva lavorato tutta la vita; una grossa multinazionale vuole comprare il terreno dove sorge il mulino di famiglia, un cattivissimo vuole rubare la ricetta segreta dei biscotti della zia eccentrica passata ai più, ma vuole usare prodotti scadenti invece che di qualità); la protagonista si sente impotente, combina un sacco di guai, dice continuamente la cosa sbagliata, litiga con amici parenti e possibili amori, ma poi grazie alla magia del Natale, o a un angelo spesso chiamato Clarence o a Babbo Natale tutto finisce per il meglio: la locanda viene salvata; gli amici fanno la raccolta fondi per non far fallire la famiglia; la multinazionale, nella persona del suo amministratore delegato, rinuncia al terreno. La protagonista ha meriti?
Non tantissimi, ha fatto un sacco di disastri, ma è una persona buona e altruista. Quando guardiamo questo tipo di film speriamo che il nostro personale Clarence (o un Babbo Natale in incognito) ci faccia a portare a termine la nostra missione di Natale che va dal non litigare con il parente problematico che vuole parlare di femminismo, al trovare gli agnolotti perfetti o il regalo introvabile (come in Una promessa con Arnold Schwarzenegger).
Questi film servono a sollecitare (e contemporaneamente a calmare) le nostre ansie relative alle aspettative e a farci sperare che le cose si mettano a posto senza troppo impegno da parte nostra (spoiler: non succede). Caso 2:
Famiglie che si rompono e che si ricompongono (esempio: Nemiche amiche di Chris Columbus ma soprattutto con Julia Roberts e Susan Sarandon) Nemiche amiche non è canonicamente un film di Natale (non finisce bene, ci sono vestiti estivi, forse non nevica nemmeno), ma la scena più importante è proprio ambientata a Natale quando Jackie (Susan Sarandon) accetta Isabel (Julia Roberts) e il fatto che sarà lei a doversi occupare dei suoi figli visto che lei è malata e non può guarire; in opere meno raffinate c’è sempre un padre vedovo con una figlioletta simpatica che cerca in autonomia una figura materna; tutte le ultime commedie natalizie di Linsday Lohan di Netfilx seguono questo plot.
Il punto di partenza è la perdita di un affetto grande, lo scopo dei protagonisti è quello di sopravvivere alle tempeste e ricostruire intorno al vuoto. Alla fine di questi film si crea sempre una famiglia patchwork (ovvero una famiglia composta da una coppia e dalla somma dei figli di matrimoni o relazioni precedenti – in seguito a divorzio o a decesso del codice precedente – si veda la definizione di “Famiglia patchwork” nel Dizionario di Genere di Marzia Camarda, Settenove 2025, p.
215) Inserire link alla pagina LOE sulla parità di genere. Caso 3:
Entrare in contatto con una nuova famiglia (esempio: La neve nel cuore di Thomas Bezucha, con Diane Keaton, Clare Danes e Sarah Jessica Parker) Quando in un film di Natale un giovane uomo porta la fidanzata a conoscere i genitori noi sappiamo che ogni cosa che può andare male lo farà, e di solito le madri sono sempre un po’ gelose delle fidanzate; in questo caso, secondo me Diane Keaton non voleva passare per arpia, quindi lei rifiuta la fidanzata, ma la rifiuterà anche il figlio, che infatti si innamora della sorella di lei.
Ogni volta che in un film di Natale c’è uno incontro sappiamo che sarà uno scontro, ma che poi tutto andrà a finire bene. Negli film di Natale degli ultimi anni, purtroppo, le suocere non hanno più il coraggio di essere stronze, per esempio l’anno scorso su Prime ho visto Il Natale perfetto di Carol (prodotto in Canada con attori e regista sconosciuti) dove c’era una suocera che veniva raccontata come cattiva, ma non faceva niente di cattivo e poi si scopriva pure buona (noiosissimo); per avere della cattiveria vera bisogna andare in Abruzzo per il più cattivo e divertente dei film di Natale, cioè Parenti Serpenti (di Mario Monicelli).
In Parenti Serpenti la famiglia mostra il suo lato peggiore: commenti inappropriati sul corpo, rivalità, ipocrisie, cattiverie, ma è anche così ferocemente allegro che pulisce da scorie di pranzi faticosi e fa ridere in maniera scomposta e sincera. Caso 4:
Le aspettative dei genitori Negli ultimi anni ci sono tutta una serie di film di Natale che hanno come tema la famiglia di Babbo Natale e l’eredità di un lavoro difficile. Su Disney+ c’è Noelle, in cui a raccontare l’eredità del Babbo (Natale) morto è la figlia, perché il figlio maschio vuole fare l’insegnante di yoga, mentre ne La famiglia Claus al centro della scena si trova un adolescente che deve fare pace con la morte del padre, con la rabbia e con il dover fare un lavoro che non si vorrebbe assolutamente fare.
Guardando questi film apparentemente leggeri si vede riconosciuto il senso di inadeguatezza e il contrasto interiore tra voler del tutto compiacere i genitori e a spinta a seguire la propria strada. Insomma: quelli che sembrano dei film leggeri e svuotacervello possono essere un validissimo aiuto per superare con un piantino liberatorio o con una risata (anche di superiorità) quel periodo dell’anno che non è proprio sempre il most wonderful (come sostiene invece la canzone di Andy Williams).
L'articolo Le famiglie dei film di natale proviene da La ricerca.